Carissime sorelle Carissimi fratelli, il Signore vi dia pace!
Quest’oggi, come ogni lunedì della Settimana Santa ci siamo ritrovati qui per celebrare quella che chiamiamo “l’unzione di Betania”.
È una celebrazione molto suggestiva e significativa. È una celebrazione che ha al centro il gesto dell’unzione profumata compiuto da Maria. Vorrei perciò fermarmi a riflettere semplicemente sul significato che ha l’unzione per Gesù, quale significato ha per Maria, quale significato dovrebbe avere per noi.
Il tema dell’unzione è già presente in sottofondo nella prima lettura. Nel primo canto del Servo del Signore, questo misterioso personaggio profetico nel quale intravediamo in filigrana il messia, è appunto il servo e l’eletto, colui che è consacrato dall’unzione dello Spirito Santo per una specifica missione: quella di portare a tutte le nazioni il diritto, la luce e l’alleanza. Il Servo del Signore è chiamato cioè a rivelare a tutte le nazioni della terra la volontà di Dio, attraverso la sua parola che illumina e dona speranza a tutta l’umanità; è chiamato inoltre a fare in modo che l’alleanza, cioè il patto di amicizia con Dio, non sia qualcosa di esclusivo che riguarderebbe un solo popolo a scapito degli altri popoli, ma qualcosa di inclusivo che riguarda l’umanità intera. Il Servo del Signore fa tutto questo con uno stile alternativo e originale: non grida in piazza, non spezza una canna incrinata, non spegne una lucerna che ha lo stoppino debole. Lo stile di Gesù non è violento né nel linguaggio né nelle azioni. Gesù non usa il linguaggio violento e arrogante al quale fanno ricorso – purtroppo in ogni epoca della storia – coloro che si credono potenti. Men che meno usa violenza verso chi è fragile come una canna piegata dalle vicende della vita e non si diverte a spegnere la debole speranza di una persona in difficoltà.
Questo è il Cristo, questo è Gesù di Nazaret che manifesta la sua amicizia a Lazzaro, Marta e Maria, qui a Betania. Questo è il Cristo che si è lasciato più volte toccare dai poveri, dagli ammalati e dai peccatori, questo è quello che i Padri della Chiesa chiamano “il filantropo”, cioè il vero amico dell’uomo, che ci rivela il piano di Dio di offrire la sua amicizia a ogni persona e all’umanità intera, in modo mite, in modo attento alla singolarità e alla fragilità di ognuno di noi, dedicandosi a noi fino in fondo, fino a donare la sua stessa vita per noi.
Nel vangelo che abbiamo ascoltato, di fronte a Gesù sta Maria di Betania, che con il suo gesto, sembra essere l’unica ad averlo compreso. Di fronte a Gesù, che incarna l’amore che si dona totalmente, lei ha il coraggio di compiere il gesto di versare una quantità esagerata di olio profumato sui piedi di lui. Al cospetto dei familiari e dei discepoli (che evidentemente ritengono inopportuno questo gesto), Maria ha il coraggio di asciugare i piedi di Gesù coi suoi capelli, sorprendendo e scandalizzando chi vorrebbe contabilizzare e razionalizzare anche l’amore. Con il suo gesto Maria esprime che l’amore è più forte non solo del conformismo sociale ma anche di quello religioso. Maria esprime che l’amore è più forte anche della morte e come il profumo del nardo preziosissimo può riempire di speranza una casa intera, così l’amore può riempire la vita di ognuno di noi, quella delle nostre comunità, la Chiesa e la storia dell’umanità.
Di fronte a Gesù oggi ci siamo noi. La Parola di Dio che abbiamo ascoltato parla a noi. Qualche volta forse anche noi siamo tra quelli che si scandalizzano per lo stile di Gesù e vorremmo che risolvesse i problemi gridando, colpendo e spegnendo. Non lo fa nella prefigurazione che di lui ci offre il profeta, non lo ha fatto durante la vita pubblica, non lo farà neanche nell’ora della passione, come sentiremo durante il resto della Settimana Santa.
Qualche volta anche in noi parla la voce di Giuda che non sa comprendere il valore della gratuità dell’amore e usa perfino la categoria dell’elemosina per coprire la propria ristrettezza di cuore.
Qualche volta riusciamo come Maria a sorprendere noi stessi e gli altri non nel dichiarare a parole l’amore per Gesù ma nel manifestarlo in modo sorprendente, in modo forse perfino scandaloso, in modo da rivelare che per noi niente e nessuno è più importante di Lui.
Alla fine della celebrazione verremo profumati con l’olio che tra poco benediremo. È lo stesso olio profumato che useremo il Venerdì Santo, al Sepolcro, per profumare il Crocifisso in quella suggestiva celebrazione che chiamiamo il funerale di Gesù. Quest’olio profumato è perciò un segno che ci unisce al Cristo che dona la sua vita per noi amandoci fino alla fine, amandoci in modo pieno fino a donare tutto se stesso. Quest’olio profumato dovrebbe ricordarci che nella vita non c’è niente di più prezioso dell’amore autentico, quello che Gesù ha manifestato durante gli anni del suo ministero e morendo per noi sulla croce. Quest’olio profumato dovrebbe aiutarci ad assumere seriamente l’impegno della nostra vita cristiana e della nostra consacrazione come un impegno di alleanza, come un impegno d’amore che porta anche noi a donare la vita per amore del Signore e dell’umanità intera.
Concludo con una preghiera di san John Henry Newman ispirata al vangelo che abbiamo ascoltato:
Gesù, aiutami a diffondere ovunque
il tuo profumo, ovunque io passi.
Inonda la mia anima del tuo Spirito
e della tua vita.
Invadimi completamente e
fatti maestro di tutto il mio essere
perché la mia vita
sia un’emanazione della tua.
Illumina servendoti di me
e prendi possesso di me a tal punto
che ogni persona che accosto
possa sentire la tua presenza in me.
Guardandomi, non sia io a essere visto,
ma tu in me.
Rimani in me.
Allora risplenderò del tuo splendore
e potrò fare da luce per gli altri.
Ma questa luce avrà la sua sorgente
unicamente in te, Gesù,
e non ne verrà da me
neppure il più piccolo raggio:
sarai tu a illuminare gli altri
servendoti di me.
Suggeriscimi la lode che più ti è gradita,
che illumini gli altri attorno a me:
io non predichi a parole
ma con l’esempio,
attraverso lo slancio delle mie azioni,
con lo sfolgorare visibile dell’amore
che il mio cuore riceve da te.
Amen.
