Cari fratelli e sorelle, il Signore vi doni la sua pace!
La liturgia di questa sera ci invita a contemplare il Cuore di Gesù. Non semplicemente un simbolo della devozione cristiana, ma il mistero stesso di Dio che si lascia conoscere attraverso l’amore.
Il Cuore di Cristo ci rivela un Dio che si commuove, un Dio che ama, un Dio che non rimane distante dalle vicende dell’uomo, ma che entra nella nostra storia fino a condividere la nostra fragilità e la nostra sofferenza.
In Gesù, Dio non soltanto ci ha detto di amarci. Ci ha mostrato che cosa significa amare. Si ama veramente soltanto quando si è disposti a donare la propria vita per l’altro. Per questo il Cuore trafitto di Cristo è la rivelazione più alta dell’amore di Dio: un amore che arriva fino alla Croce, fino al dono totale di sé. Potremmo dire che il Cuore di Gesù è il luogo nel quale comprendiamo che Dio ci ama “da morire”.
i conseguenza l’amore non è semplicemente una virtù tra le altre. L’amore è l’identità stessa del cristiano. «Chi ama è stato generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore» (1Gv 4,7). San Giovanni arriva addirittura a dirci che l’amore fraterno diventa il luogo concreto in cui Dio si rende visibile. «Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi».
L’amore reciproco è la prova della nostra fede. È la verifica della nostra preghiera. È il criterio della nostra appartenenza a Cristo.
Nei suoi Sermoni, S. Antonio parla spesso dell’amore di Dio. Nel sermone della V domenica dopo Pasqua, commentando la promessa di una terra dove scorre latte e miele, scrive che la terra simboleggia l’amore di Dio, perché è stabile e non viene meno. Mentre l’amore della carne passa e l’amore del mondo cambia continuamente, l’amore di Dio rimane per sempre. E aggiunge che in questa terra abbonda latte e miele.
Il latte nutre. Il miele addolcisce.
Così, dice Antonio, l’amore di Dio nutre l’anima e la fa crescere di virtù in virtù; allo stesso tempo addolcisce tutte le tribolazioni della vita come il miele.
Quando manca l’amore di Dio, anche la più piccola difficoltà diventa pesante e insopportabile. Quando invece il cuore è abitato dall’amore del Signore, persino le prove più dure possono essere attraversate con pace.
Il cristianesimo è l’esperienza di un amore ricevuto. Siamo i destinatari di un amore che ci precede.
E quando una persona scopre di essere amata così, allora cambia anche il suo modo di guardare gli altri e le vicende della vita. L’uomo diventa più misericordioso, più paziente, più disponibile, più capace di perdonare, più capace di servire.
Chiediamo allora al Sacratissimo Cuore di Gesù, per l’intercessione di sant’Antonio, patrono della nostra Custodia, di nutrirci con il latte della sua grazia e di addolcire con il miele del suo amore le fatiche del nostro cammino.
