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Omelia del Custode di Terra Santa, Fr. Francesco Ielpo, in occasione della Messa a Cana




Omelia – Nozze di Cana
18 gennaio 2025
Fra Francesco Ielpo

Fratelli e sorelle,
il Signore vi doni la sua Pace!

Il Vangelo delle nozze di Cana ci conduce dentro una scena di festa e di gioia. Gesù non
inaugura la sua vita pubblica nel tempio o in una piazza, ma a un banchetto nuziale,
condividendo la vita quotidiana delle persone. È lì, in un contesto normale, che avviene il
primo grande segno.

Durante il banchetto accade però un imprevisto: «Non hanno più vino». È Maria ad
accorgersene. È lei che vede il bisogno, che percepisce la mancanza, che intuisce il rischio di
una festa che si spegne. E porta il bisogno a Gesù con semplicità e fiducia.

La risposta di Gesù sembra sorprendente: «Che ho da fare con te, donna? Non è ancora giunta la
mia ora». Non è un rifiuto, ma un invito ad andare più in profondità. Nel Vangelo di
Giovanni, l’“ora” è l’ora della croce, l’ora della piena rivelazione dell’amore del Padre.
Maria non discute, non insiste, non spiega. Fa un gesto che rivela la sua fede limpida: «Fate
quello che vi dirà».

Qui troviamo una prima grande indicazione per la nostra vita. Fare tutto quello che Gesù
dice. È la fede concreta, quella che non cerca di capire tutto prima, ma si affida. È la fede dei
servitori che obbediscono fidandosi di Gesù.

Ed ecco il segno: sei grandi giare di pietra, colme d’acqua, vengono trasformate in vino
abbondante e di qualità straordinaria. Nella Bibbia, il banchetto nuziale è il grande simbolo
dell’era messianica. I profeti avevano annunciato un tempo in cui Dio stesso si sarebbe
comportato come uno sposo con il suo popolo: «Come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo
Dio gioirà per te».

Anche il vino, che «rallegra il cuore dell’uomo», è segno della salvezza attesa. La tradizione
ebraica arrivava a descrivere l’epoca del Messia come un tempo di sovrabbondanza senza
misura. Cana ci dice che quel tempo è arrivato. Cristo è il vino buono e ultimo, il dono
definitivo del Padre, capace di trasformare l’acqua della nostra povertà nella gioia piena.

Questo segno parla anche a noi. Ci sono momenti nella vita in cui “il vino finisce”: quando
viene meno la gioia, quando le relazioni si inaridiscono, quando la speranza si affievolisce,
quando la fede diventa stanca. Maria ci insegna cosa fare: portare tutto a Gesù; mettersi in
ascolto di Lui e con fiducia fare quello che Gesù ci dirà.

Cana ci ricorda che Dio non toglie la festa, ma la porta a compimento. Non umilia la nostra
umanità, ma la riempie di senso. E lo fa passando attraverso l’obbedienza fiduciosa,
attraverso la disponibilità a lasciarci guidare dalla sua Parola.
Chiediamo oggi la grazia di avere lo sguardo attento di Maria, capace di vedere i bisogni, e
il cuore disponibile dei servi, pronti a fare ciò che Gesù dice. Perché anche nella nostra vita
l’acqua possa diventare vino, e la fatica trasformarsi in gioia.

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