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Omelia d'apertura del Congresso dei Commissari di Terra Santa

Messa al Cenacolo in occasione della celebrazione Eucaristica d'apertura del Congresso "Ambasciatori di Pace"

2025-11-19


Messa di apertura
V Congresso Internazionale
dei Commissari di Terra Santa
Cenacolo, Gerusalemme - 19 novembre 2025

Cari fratelli,

pace a voi!

Ci ritroviamo nel Cenacolo, cuore pulsante del mistero cristiano, stanza di memoria e di promessa. Questo luogo è carico di memoria evangelica: la Cena del Signore, la lavanda dei piedi, la pace del Risorto e la famosa Pentecoste. In questo luogo santo la Chiesa è nata, e da qui sempre parte, rinnovata dallo Spirito e invitata a trasmettere la missione.

Cari fratelli Commissari, anche la nostra missione nasce spesso tra porte chiuse: le difficoltà di comunicazione tra noi, le incomprensioni, il pessimismo e il vittimismo, la fatica di tenere viva la passione per la Terra Santa, le paure che ci paralizzano nelle nuove attività. Questo luogo ci ricorda che non siamo soli. Il Risorto entra anche nelle nostre porte chiuse, nelle nostre paure, e ci dona la sua pace, quella pace che viene solo da chi ha vinto la morte.

  1. Le porte chiuse e la pace del Risorto

Il Vangelo ci riporta al primo giorno della settimana: “Le porte del luogo dove si trovavano i discepoli erano chiuse per paura”. Dietro quelle porte chiuse c’è il volto della nostra umanità fragile: la paura, il disorientamento, la tentazione di rinchiuderci per non soffrire. Ma è proprio lì, dove l’uomo si chiude, che il Risorto entra. Gesù non rimprovera, non forza le difese, non alza la voce. È si presente e dice soltanto: “Pace a voi!”.

Nel Cenacolo la paura diventa incontro, la chiusura si trasforma in missione. Cristo mostra le mani e il fianco, segni della passione e della fedeltà del suo amore. Le ferite restano, ma non come memoria di dolore: come feritoie di misericordia, attraverso cui la pace di Dio entra nel cuore dei discepoli.

Cari fratelli Commissari, anche la nostra missione nasce spesso tra porte chiuse: le difficoltà di comunicazione tra noi, le incomprensioni, il pessimismo e il vittimismo, la fatica di tenere viva la passione per la Terra Santa, le paure che ci paralizzano nelle nuove attività. Questo luogo ci ricorda che non siamo soli. Il Risorto entra anche nelle nostre porte chiuse, nelle nostre paure, e ci dona la sua pace, quella pace che viene solo da chi ha vinto la morte.

  1. Il soffio dello Spirito: il Cenacolo, grembo di nuova vita

"Ricevete lo Spirito Santo" - dice Gesù soffiano sui discepoli. Quel soffio ricrea l'uomo: come nel principio, quando Dio soffia nei suoi narici dall'uovo di carne.

Cari fratelli, questo luogo ci ricorda qual è la vera forza del cristiano: lo Spirito del Risorto, che ci spinge a gettarci in questo amore, ad essere discepoli imparati in apostolici coraggiosi. Nel Cenacolo è lo Spirito che dà forma alla nostra missione come ricorda San Paolo: "Noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo".

In un Congresso che riunisce Commissari di tutto il mondo, questo è il segno di comunione: la diversità che diventa comunione, le molte lingue che si comprendono nell'unico linguaggio dell'amore, come a Pentecoste. La Custodia e i suoi Commissari sono, per la Chiesa, una piccola Pentecoste permanente: un unico Spirito, inviati verso popoli e culture diverse, per portare tutti al profumo del Vangelo che nasce da questa Terra Santa.

  1. Il Cenacolo: luogo del mandato e della riconciliazione

Dopo aver donato la pace e lo Spirito, Gesù aggiunge: “Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi.” È il momento del mandato missionario, che nasce nel cuore della comunione e del perdono: "A chi rimetterete i peccati saranno rimessi."

La missione cristiana non nasce da strategie o da tecniche di persuasione, ma dal perdono; non da un'organizzazione, ma da un cuore riconciliato.

Il Cenacolo è, dunque, il luogo del perdono e della fraternità. Qui l’amore si china a lavare i piedi, qui il pane si fa Corpo spezzato, qui lo Spirito vince la paura, che nasce la missione della Chiesa.

Cari fratelli Commissari, anche noi insieme a voi siamo inviati da questo Cenacolo: inviati a portare la riconciliazione, inviati a costruire ponti fra la Terra Santa e le comunità cristiane sparse nel mondo, fra il dolore e la speranza, fra la voce di questa terra.

Il vostro servizio è triplice:

  • accompagnare la Terra Santa, cioè accogliere la sua voce nel cuore della Chiesa,
  • supportare la Custodia e le comunità locali, con la preghiera, la solidarietà e l’aiuto concreto fatto con competenza e trasparenza;
  • annunciare la Terra Santa, portando il suo messaggio di fede e di pace nelle vostre Chiese.

Siamo chiamati, cari fratelli, ad essere uomini del Cenacolo: esperti di comunione e fraternità, annunciatori di riconciliazione e di pace, custodi della memoria e servitori dell’unità.

  1. Ascoltare, supportare, annunciare: il cammino dello Spirito

"Ascoltare" è l'atteggiamento del cuore aperto. Come gli Apostoli nel Cenacolo, siamo chiamati prima di tutto ad accogliere lo Spirito che parla nel silenzio, nella Parola, nei poveri, nei pellegrini, nella voce di questa terra.

"Supportare" significa sostenere con amore e fedeltà la missione che chi continua da secoli: i santuari, le scuole, le parrocchie, le famiglie cristiane, le opere sociali e culturali, la vita e la missione della Custodia.

"Annunciare" è l’esito naturale di chi ha incontrato il Risorto: non si può tacere ciò che si è visto e toccato.

Essere Commissari di Terra Santa è dunque una vocazione di comunione e di evangelizzazione, non solo un incarico. È partecipare al soffio dello Spirito che dal Cenacolo spinge ancora oggi la Chiesa "fino agli estremi della terra".

Carissimi, da questo luogo santo - dove il Risorto ha soffirto lo Spirito e ha unito i cuori e dove la Chiesa è nata - si rinnova ogni giorno: "Pace a voi!" Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi.

Che lo Spirito del Cenacolo ci accompagni, ci rinnovi e ci unisca, perché il mondo possa riconoscere, attraverso di noi, che la Terra Santa è il cuore vivo del Vangelo e che la pace del Risorto è più forte di ogni paura.

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