Cari fratelli e care sorelle,
con questa celebrazione entriamo nel cuore del mistero cristiano, entriamo nel cuore della nostra vita. Entriamo nel culmine della gratuità di Dio, una gratuità che ha un nome preciso: Eucaristia.
Il Vangelo che abbiamo ascoltato è lo stesso che Francesco d’Assisi volle ascoltare poco prima di morire, mentre veniva deposto nudo sulla nuda terra. È come se quel Vangelo – la lavanda dei piedi – fosse la sintesi di tutta la sua vita. È come se Francesco ci dicesse: qui c’è tutto.
«Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine».
Noi veniamo continuamente generati da un amore che ci precede; viviamo continuamente sostenuti da un amore che arriva sino alla fine. Un amore che non nasce da noi, che non dipende da noi, ma che viene prima ancora della nostra stessa vita.
Gesù è a tavola con i suoi. È un contesto di familiarità, di amicizia, di intimità. E proprio dentro questo clima di intimità si insinua anche l’ombra del tradimento. Lo abbiamo sentito: il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda di tradirlo.
E proprio in questo contesto – di amicizia e di tradimento insieme – Gesù è pienamente consapevole della propria missione: sa che il Padre gli ha dato tutto nelle mani, sa da dove viene e dove ritorna.
Pienamente consapevole della propria identità e dell’opposizione del maligno, Gesù si alza da tavola, depone le vesti, prende un asciugamano, se lo cinge ai fianchi, versa dell’acqua e comincia a lavare i piedi dei discepoli.
Non dice parole, non fa un discorso, non dà spiegazioni. Compie un gesto. Un gesto che lascia tutti spiazzati. Un gesto paradossale.
Siamo di fronte al paradosso di Dio: colui che è il Signore si fa servo, colui che è il Maestro si china, colui che è il più grande si abbassa fino a toccare la polvere dei piedi dei suoi.
E nasce lo scandalo – che letteralmente significa “inciampo”.
Pietro non accetta. Non capisce. Si ribella: «Tu non mi laverai i piedi in eterno».
In un certo senso Pietro ha ragione: questo gesto non si capisce subito, non si può capire subito.
Ma subito segue una parola di Gesù che fa cambiare idea a Pietro: «Se non ti laverò, non avrai parte con me».
Ecco il punto: avere parte con Lui, entrare in comunione con Lui.
La comunione non è qualcosa che costruiamo noi, non è uno sforzo nostro. È lasciarsi prendere da Cristo, lasciarsi amare. È come se Gesù dicesse: con questo gesto io ti prendo in comunione con me, ti introduco nella mia stessa vita.
E allora Pietro, pur non capendo, si arrende. Perché intuisce che ciò che conta non è capire tutto, ma entrare in questa comunione.
Anche per noi è così. La comunione con Cristo nasce da un suo gesto libero di amore e chiede da parte nostra un gesto altrettanto libero: accogliere, lasciarci raggiungere, lasciarci lavare.
«Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo».
La comprensione viene dopo. Prima viene l’esperienza. Infatti, Gesù conclude dicendo: «Vi ho dato un esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi».
Solo vivendo come Lui, solo entrando in questo movimento di abbassamento, di dono, di servizio, cominciamo a capire davvero. Capiremo non solo il gesto di Gesù, ma anche che «chi perde la propria vita per causa sua, la troverà» (cf. Mt 16,25). Comprenderemo che «se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto» (cf. Gv 12,24).
Comprenderemo che da questo gesto nasce la comunione tra gli uomini, nasce il miracolo l’unità.
Cari fratelli e sorelle, questa sera lasciamoci lavare i piedi. Lasciamoci raggiungere da questo amore che ama fino alla fine. E impariamo da Lui.
Perché solo vivendo così, poco alla volta, anche noi diventeremo segno di un amore gratuito, capace di generare comunione, capace di generare unità.
E quanto ne abbiamo bisogno. Soprattutto qui, in questa terra segnata ancora una volta da divisioni e da inimicizie.
Questa sera portiamo nel cuore anche un’ulteriore fatica: quella di non poter compiere questo gesto nel Cenacolo, nel luogo dove tutto questo è avvenuto. Ma proprio per questo, forse, diventa ancora più vero.
Offriamo anche questo al Signore. Rimettiamoci alla sua volontà.
E in questa terra, dove Gesù ha dato tutto se stesso, chiediamo la grazia di poter imparare anche noi a dare la nostra vita, anche dentro le ombre e le tenebre che la attraversano.
