
Mujeidel, nella località di Migdal HaEmek, è un luogo che racconta una presenza costante della famiglia francescana. Un convento piccolo, silenzioso, con un giardino fatto di rocce e piante. Un luogo che conserva i tratti di un eremo, e che il guardiano, fr. Fadi Shallufi, conserva con cura. Ed è qui, a pochi chilometri da Nazareth, che il Custode di Terra Santa, fr. Francesco Ielpo, ha voluto celebrare la festa dei Santi Arcangeli.
Il monastero dedicato a San Gabriele Arcangelo è apparso un luogo ideale per riunire i fedeli della comunità locale insieme ai frati della Galilea. E la festa degli Arcangeli si è così trasformata in un momento di festa, per accogliere il Custode, di preghiera, ma anche di gesti che indicano l’importanza di quell’eremo per tutta la Terra Santa. A fr. Ielpo, infatti, è stato chiesto di benedire il nuovo portone come simbolo di un lavoro continuo per rendere quel luogo sempre più accessibile alla comunità, ai pellegrini e agli ospiti che vogliono vivere alcuni momenti di raccoglimento. Ma per il Custode vi è stato anche un altro gesto concreto prima della liturgia, quello di piantare, nel giardino del santuario, una pianta di ulivo. Un momento condiviso anche da alcuni membri della comunità ebraica locale dal valore fortemente simbolico: quello di piantare non solo un albero che è il simbolo di questa terra, ma anche un simbolo di pace che affonda le sue radici in un luogo condiviso da diverse fedi e che si innalza come se guardasse verso il cielo.
Il cielo è stato anche uno degli elementi dell’omelia di Ielpo, che ha ricordato il brano del Vangelo di Giovanni: “Vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo”. Il Custode ha sottolineato che in un tempo come quello di oggi, il cielo può sembrare chiuso e lontano, ma la festa degli Arcangeli serve anche a far capire all’uomo che Dio non è distante dalla storia e da ognuno di noi. E nel sottolineare l’importanza di questa celebrazione, Ielpo ha anche evidenziato la particolare devozione di San Francesco nei confronti di San Michele Arcangelo. Fu proprio durante la Quaresima che seguiva tra le Festa dell’Assunta e quella degli Arcangeli che il Poverello d’Assisi ricevette le stimmate sul monte della Verna. E il padre Custode, durante la sua omelia, ha spiegato che “contemplare il cielo non significava fuggire dalla terra; significava conformarsi sempre più a Cristo Crocifisso, così da poter rimanere nella storia umana come fratello minore”.
Lorenzo Vita
