Capitolo zonale di Galilea

Una quarantina di frati provenienti dai conventi della Galilea (Nazareth, Cana, Tabor, Acri, Mujeidel, Tiberiade, Tabgha e Cafarnao), ma anche da Betlemme, Gerusalemme ed Ain Karem, si sono radunati il 9 dicembre presso il Santuario delle Beatitudini per il secondo Capitolo Zonale di quest’anno, coordinato dalla Segreteria Custodiale della Formazione Permanente. Terminata la preghiera liturgica di lode, il Rev.mo Custode di Terra Santa, fra Pierbattista PIZZABALLA ha introdotto il tema dell’incontro: La grazia delle nostre origini e la presenza francescana in Terra Santa.

In comunione di intenti con l’Ordine e il suo cammino di rifondazione, intrapreso per celebrare l’Ottavo Centenario dei Frati Minori, il Custode ha precisato il senso del raduno: “ripensare la nostra presenza e identità in Terra Santa”, “tracciarne il punto della situazione”, analizzandola “in vista di una più incisiva ed efficace risposta al carisma francescano”. In fedeltà alla volontà di San Francesco, secondo cui “la regola e la vita dei frati minori è osservare il santo Vangelo” (RB I,2), il Custode ha quindi richiamato l’attenzione dei convenuti sui due passi della sacra Scrittura (Lc 3,15-18 e Col 2,6-8; 3,1-3) che hanno dato il tono al suo discorso. Partendo dal primo ha sottolineato l’aspetto fondamentale delle “aspettative del popolo” nei riguardi del Battista, se fosse lui o no il Messia atteso.

Prima ancora di confrontarsi sui progetti, sulle strategie, sui programmi o sulle costruzioni in cantiere, è opportuno che ciascuno si ponga in confronto con la persona di Gesù, fondi il suo essere “su” e “intorno” alla persona di Gesù. Se l’Ordine e la Custodia appare talora in crisi – ha detto – è perché non ci si interroga abbastanza su “chi è per me Gesù”. Costituisce Lui “il punto di riferimento e il senso” dell’agire, “la base della fede operosa”? “Si avverte o meno nelle nostre case questo senso di attesa”? Centrandosi su Gesù Cristo, l’essenziale e il fondamento del nostro essere, gli inevitabili problemi possono essere ridimensionati perché osservati con giusta distanza e con speranza. Il metodo preferenziale e il senso delle nostre strategie, quando sono costruite su Cristo – ha continuato – divengono “perdono, riconciliazione, pazienza, ottimismo”.

Prendendo spunto dal secondo brano ha poi esortato a “camminare e rimanere saldi nella fede che è il Cristo”. Il Signore Gesù è al tempo stesso “il criterio, il modo e la strada”, è “l’orizzonte entro il quale il nostro parlare e il nostro agire deve muoversi”. In questa prospettiva di “fede, fiducia, abbandono” le strategie o dinamiche cambiano perché guardano con ottimismo alla meta ultima. L’obiettivo è costituito “dalle cose di lassù” non da “quelle della terra”.

Quindi il Custode è passato ad illustrare i quesiti di cinque temi concreti attorno ai quali, divisi in altrettanti gruppi di studio, i religiosi hanno poi discusso.

1) Le sfide contingenti: quali sono le nostre testimonianze o risposte a fronte della realtà difficile e mutevole in cui viviamo? Quanto, nonostante la sua plurisecolare presenza, la Custodia è realmente inculturata qui? Ebrei e Musulmani ci considerano “facenti parti del paesaggio” di questa terra? Come è possibile mantenere viva la peculiare “vocazione internazionale”, come si aspetta la Chiesa dalla Custodia? Come si deve improntare la nostra relazione con la Chiesa locale? L’internazionalità e universalità della nostra missione è incompatibile con l’inculturazione?

2) La crisi di personale: considerando la drastica riduzione del personale nell’ultimo cinquantennio e l’età media dei frati molto alta – che hanno già indotto la Custodia verso un processo di ridimensionamento delle presenze (Montevideo, Casalotti per l’estate del 2006, Tiro e Deir Mimas) –, in che misura la realtà del volontariato può risolvere queste gravi carenze in certi settori?

3) Strutture di assistenza: le complesse opere di assistenza della Custodia se, e in quale portata “soffocano” la libertà evangelica? È possibile passare dall’assistenza alla condivisione? Si è capaci di essere “con” i poveri e non soltanto “per” i poveri?

4) Le risorse: data la provenienza dei fondi amministrati (per cui sono stati pensati l’audit generale e il convegno dei Commissari a novembre del 2006), come migliorare la “macchina economica” della Custodia perché risulti trasparente e rispondente ad un budget sostenibile?

5) Temi concreti: quali proposte concrete per il Muski e San Giuseppe in Egitto? Cosa fare dell’orfanotrofio femminile di Gerusalemme? Quali prospettive per l’edificazione di una nuova scuola a Beit Hanina? Può essere integrativa dei due istituti maschili e femminili (da unificare) della città vecchia?
In un’ora di tempo i singoli gruppi di studio si sono interrogati vivacemente sulle piste offerte. Terminato il confronto, la sinassi eucaristica nel Santuario ha contribuito a rinsaldare i legami fraterni ed è stata nuovamente occasione di riflessione per l’omelia tenuta dal Custode, presidente della celebrazione. Stimolato dalla liturgia della Parola odierna, ha esortato a “camminare per le vie del Signore” dove “Egli ci guida” e “cammina con noi” (prima lettura). Ha invitato, quindi, a saper riconoscere le opere di Dio e di Gesù Cristo, Sapienza incarnata (Vangelo), ed ha incoraggiato a lavorare fiduciosi in questa strada perché è il Signore, quando siamo uniti a Lui, “che fa riuscire ogni nostra opera” (Salmo).

Dopo il pranzo comune, cinque portavoce hanno riferito sugli esiti dei gruppi di studio. Il Custode ha in seguito analizzato e commentato brevemente tutte le risposte significative, rispondendo anche alle richieste di chiarimenti emersi dalla partecipata assemblea. Con la preghiera del Vespro ed i saluti, il Capitolo è stato sciolto. Nelle espressioni di tutti, si leggeva la soddisfazione per quest’iniziativa che, augurandosi che non rimanga isolata, ha certamente contribuito a migliorare il senso della comune appartenenza dei frati alla Custodia.