Vigilio: pastore instancabile e paziente nel dilatare la tenda della Chiesa

San Viglio Patrono di Trento

Continua la collaborazione tra VITA TRENTINA  e fr. Francesco Patton, Custode di Terra Santa nella rubrica "In ascolto della Parola". Al suo fianco le formichine di Fabio Vettori, interpreti della Parola, di domenica in domenica.

 

Ez 34,11-16; Ef 2,11-22; Gv 10,11-16

«Ora invece, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate lontani, siete diventati vicini, grazie al sangue di Cristo». Ef 2,13

 

Le letture che ci vengono proposte in occasione della solennità di san Vigilio (Roma 355 d.C. – Val Rendena 400 d.C.), patrono della Diocesi e della città di Trento, mettono a fuoco due aspetti molto importanti: il fatto che Gesù buon pastore continua la sua cura del gregge attraverso l’azione di coloro che sceglie come suoi collaboratori, e il fatto che il gregge del Signore ha un carattere universale anziché etnico.

Rileggendo le letture nel contesto della festa odierna, specialmente il brano di Ezechiele e quello del Vangelo di Giovanni, possiamo tranquillamente dire che il Vescovo Vigilio ben interpreta la figura del collaboratore del buon pastore, o, se preferiamo, possiamo dire che attraverso la persona e il servizio del Vescovo Vigilio Gesù continua a rendersi presente come buon pastore. Infatti nella sua persona vediamo il pastore autentico che va alla ricerca delle pecore disperse per le valli della nostra terra allora ancora pagana. In lui vediamo la figura del pastore che cerca di allargare il gregge attraverso un’azione missionaria ed evangelizzatrice che trova nella collaborazione dei martiri anauniesi Sisinio, Martirio e Alessandro (397 d.C.) la testimonianza più radicale. Infine, secondo la tradizione, Vigilio non scappa di fronte al pericolo e alla persecuzione, come farebbe il mercenario, ma sceglie di dare la vita per il gregge del Signore.

Il brano dalla Lettera agli Efesini mette in luce invece soprattutto il fatto che attraverso l’opera evangelizzatrice di Vigilio, vescovo e quindi successore degli Apostoli, anche i nostri antenati di più di sedici secoli fa hanno potuto sperimentare i benefici della morte di Gesù in croce, che è per la riconciliazione dell’umanità attraverso l’abbattimento del muro di inimicizia che separava il popolo eletto (Israele) dagli altri popoli (i pagani, ai quali noi pure appartenevamo). È grazie al dono che Gesù fa della propria persona e della propria vita (il suo “sacrificio”) che tutti i popoli possono essere ormai riconciliati in un solo popolo. È grazie a questo stesso dono e sacrificio che non siamo più stranieri né ospiti, ma [siamo diventati] concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra d’angolo lo stesso Cristo Gesù” (Ef 2,19-20).

Le parole del prefazio che sarà cantato nella solenne liturgia in Cattedrale ben sintetizzano la vita del nostro Santo Patrono ma anche il dono che è stato fatto a noi attraverso il suo servizio pastorale e per il quale da 1600 anni la Chiesa Tridentina rende lode a Dio“Quando il tuo nome nel Trentino era ancora forestiero, / tu hai mandato san Vigilio messaggero di salvezza. / Lo hai riempito di zelo per la fede, / rendendolo instancabile e paziente / nel dilatare la tenda della tua Chiesa, / tanto da consegnare un nuovo ovile all’eterno Pastore. / Sacerdote vigilante, rivelatore d’una verità più piena, / seppe leggere negli eventi il tuo mistero / e insegnò a riconoscervi la presenza della pietra angolare / Gesù Cristo Signore nostro”.

di fr. Francesco Patton, ofm

Custode di Terra Santa