Vergine, Figlia e Madre - Virgin, Daughter and Mother

Maria Figlia di Sion - Mary Daughter of Zion

Letture: Is 62,1-5; Sal 104; Ap 12,1-6; Gv 2,1-11

Carissime sorelle, carissimi fratelli, 
il Signore vi dia pace!

1. La colletta che abbiamo pregato prima delle letture è un testo di una densità straordinaria, perché riassume tutta la storia della salvezza e ce la presenta come la storia di una lunga promessa che si è realizzata passando per Maria vergine, Figlia di Sion e Madre del Salvatore. Nella stessa preghiera abbiamo ricordato che questa salvezza si attualizza quando noi seguiamo l’esempio di umiltà e di obbedienza di Maria. 
Nell’omelia di questa sera desidero fermarmi a riflettere con voi su queste tre caratteristiche bibliche con cui ci viene presentata Maria: Vergine, Figlia di Sion, Madre del Salvatore e su questi due suoi atteggiamenti che siamo chiamati a fare nostri perché la salvezza si attualizzi, cioè l’umiltà e l’obbedienza.

2. Anzitutto riconosciamo che Maria è la Vergine, che è la Figlia di Sion e che è la Madre del Salvatore.
Maria è la Vergine: non si tratta solo di riconoscere l’antico dogma mariano della concezione verginale di Gesù da Maria, per opera dello Spirito Santo, dogma fondato nelle profezie di Isaia e nei racconti evangelici di Luca e di Matteo e che è riconosciuto anche dai Musulmani e dai Bahai. Non si tratta neanche o solamente di affermare la verginità perpetua di Maria, insieme con la tradizione della Chiesa a partire dall’epoca patristica. Quando riconosciamo che Maria è la Vergine riconosciamo che Maria è la nuova Eva, che non si lascia suggestionare o sedurre dal Serpente. Riconosciamo che Maria è l’inizio di una storia nuova, la donna intesa nel suo desiderio sponsale compreso come pienezza della relazione. Riconosciamo che Maria è l’umanità aperta al dono e alla proposta di Dio, la persona umana che desidera accogliere in dono anziché rubare la pienezza dell’amore e della vita.

3. Maria è la Figlia di Sion: anche questa è un’espressione molto importante e significativa. Quando noi pensiamo a Maria, quando guardiamo a lei, non stiamo contemplando una figura mitologica, un qualche archetipo, ma stiamo contemplando una donna che appartiene a un popolo, il popolo d’Israele, e alla sua storia, che è storia di promessa e di salvezza. E i passi biblici che fanno riferimento alla Figlia di Sion, di cui è immagine la stessa città di Gerusalemme, ma molte altre volte tutto il popolo d’Israele, sono passi che richiamano sempre alla realizzazione e al compimento della gioia e dell’amore, alla relazione d’amore tra Dio e il suo popolo che finalmente va realizzandosi, come ci ha ricordato la prima lettura.

4. Maria è la Madre del Salvatore: proprio perché è la Vergine e proprio perché è la Figlia di Sion, Maria è anche la Madre del Salvatore. Il Salvatore è lo stesso Figlio di Dio, che per entrare nel mondo e nella nostra storia ha bisogno di qualcuno che lo accolga con cuore verginale, con disponibilità piena, con volontà libera. Al tempo stesso per entrare nel nostro mondo e nella nostra storia e portare salvezza, occorre che il Figlio di Dio appartenga Lui stesso a questo nostro mondo e a questa nostra storia, occorre che si incarni dentro la storia e la cultura di un popolo, dentro una genealogia e dentro una stirpe concreta: questa stirpe è la stirpe d’Israele come ci racconta la genealogia di Gesù secondo Matteo, ma questa stirpe è al tempo stesso l’intera umanità come ci ricorda la genealogia narrata da san Luca. Maria è la Madre del Salvatore, vero Dio e vero uomo: vero Dio capace di salvarci perché si è fatto vero uomo. Vero Dio entrato nella nostra storia grazie a una giovane, a una vergine, disponibile ad aprirsi alla proposta di Dio e appartenente a un popolo, a una storia di promesse e di salvezza, che anche grazie alla sua disponibilità si possono realizzare.

5. Ed ora, dopo aver contemplato in Maria la Vergine, la Figlia di Sion, la Madre del Salvatore fermiamoci brevemente anche su questi due suoi atteggiamenti che ci vengono suggeriti come atteggiamenti da imitare: l’umiltà e l’obbedienza.
L’umiltà di Maria non è una forma di autosvalutazione ma, proprio come suggerisce il vangelo delle nozze di Cana, un chinarsi sui bisogni degli altri. Maria è attenta a quanto succede alle persone che le stanno attorno e che le stanno accanto, e si accorge di ciò che c’è e anche di ciò che viene a mancare. E di conseguenza interviene facendo tutto quello che può: presenta la situazione a suo Figlio Gesù (è Lui che può cambiare le cose) e chiede un atto di fiducia e di obbedienza ai servi (saranno loro a riempire le giare d’acqua e poi a distribuire il vino nuovo). In tutta la scena Maria è attiva senza mettersi al centro, si prende cura delle persone senza che le persone neanche lo sappiano, è efficace perché fa incontrare la potenza del suo Figlio con la fiducia e l’azione dei servi. Questo tipo di umiltà possiamo viverla anche noi, nelle nostre comunità e in mezzo alla nostra gente.

6. L’altro atteggiamento che siamo chiamati a fare nostro è quello dell’obbedienza di Maria. Maria è obbediente perché lei per prima si è messa in ascolto della Parola e della proposta di Dio e si è fidata in modo pieno e totale. Se la prima Eva (assieme al primo Adamo) si era lasciata sedurre dal serpente, ciò era avvenuto proprio perché erano state fragili la sua fiducia nei confronti di Dio, la sua capacità di ascolto della Parola di Dio, e la sua volontà di fare propria la volontà di Dio.
Maria, la nuova Eva, si fida invece in modo pieno di Dio, permette alla Sua Parola di incarnarsi in lei, si sintonizza liberamente, volontariamente e con gioia sulla lunghezza d’onda della volontà di Dio. Ecco in cosa consiste l’obbedienza che anche noi siamo chiamati ad imitare.

7. Chiediamo allora con fede che si realizzi quanto abbiamo domandato prima di metterci in ascolto della Parola di Dio: “O Signore nostro Dio, per adempiere alle promesse fatte ai nostri padri, hai scelto la Vergine Maria, figlia di Sion, come Madre del nostro Salvatore; aiutaci a seguire il suo esempio di umiltà di cui ti sei compiaciuto e di obbedienza di cui condividiamo il beneficio”. Amen.

 

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Mary Daughter of Zion – Ain Karem 20/01/20
Virgin, Daughter and Mother

Readings: Is 62,1-5; Ps 104; Ap 12,1-6; Jn 2,1-11

Dear sisters, dear brothers, 
May the Lord give you peace!

1. The collect (Opening prayer) that we have prayed before the readings is a text that conveys an extraordinary density of meaning, because it summarizes the entire history of salvation, and presents it as the history of a promise made of old, which has been realised through the person of the Virgin Mary, the Daughter of Zion and the Mother of the Saviour. In the same prayer we have also recalled how this salvation is realised when we follow the example of the humility and obedience of Mary.
In this evening’s homily I would like to pause and reflect with you on these three biblical characteristics with which Mary is presented: namely as the Virgin, the Daughter of Zion, and the Mother of the Saviour. I would also like to dwell on the following two attitudes that we are called to make our own in order that our salvation becomes a reality, namely humility and obedience.

2. In the first place we recognise that Mary is the Virgin, that she is the Daughter of Zion and that she is the Mother of the Saviour.
Mary is the Virgin: it is not just a question of believing in an ancient Marian dogma regarding the virginal conception of Jesus from Mary, by the working of the Holy Spirit, a dogma which is based upon the prophecies of Isaiah and the Gospel narrations of Luke and Matthew. This is a dogma which is also believed by Muslims and Bahai. It is not even a question of affirming the perpetual virginity of Mary, together with the tradition of the Church dating from patristic times.
When we recognise that Mary is the Virgin, we are stating that she is the new Eve, who does not let herself be influenced or seduced by the Serpent. We recognise that Mary marks the beginning of a new history, that she is the woman who is to be understood in her desire to be espoused, which in turn is seen as a fullness of such a relationship. We recognise that Mary is humanity which is open to the gift and proposal of God, she is the human person who wishes to welcome as a gift, and not to steal for herself, the fullness of love and of life.

3. Mary is the Daughter of Zion: this is also a very important and significant expression. When we think of Mary, when we look at her, we are not contemplating a mythological figure, some archetype, but we are contemplating a woman who pertains to a people, the people of Israel, and to its history, which is a history of promises and of salvation. The biblical passages refer to the Daughter of Zion, of whom the same city of Jerusalem is an image, as often is the entire people of Israel. These are passages which always recall the realisation and the accomplishment of joy and love. They recall the relationship of love between God and His people, which is finally being realised, as we have recalled in the first reading. 

4. Mary is the Mother of the Saviour: it is precisely because she is a Virgin and also the Daughter of Zion, that Mary is also the Mother of the Saviour. The Saviour is the same Son of God, who in order to enter into this world and into our history needed somebody who could welcome him with a virginal heart, with full willingness of dedication, with a free will. At the same time, in order to enter into our world and into our history and to bring us salvation, it was necessary for the Son of God to be Himself part of this world of ours and of our history. It was necessary that He become incarnate in the history and in the culture of a people, within a genealogy and within a concrete human family: this is the offspring of Israel, as we see in the genealogy of Jesus according to Matthew. At the same time, however, this offspring is also the entire human race, as we see in the genealogy as narrated by Saint Luke. Mary is the Mother of the Saviour, true God and true man: He is true God since He is capable of saving us, since He has also become true man. He is the true God who entered into our history thanks to a young woman, to a virgin, who was willing to open herself to God’s proposal and who was belonging to a people, to a history of promises and of salvation, which have been realised also thanks to her open willingness. 

5. And now, after having contemplated in Mary the Virgin, the Daughter of Zion, and the Mother of the Saviour, let us therefore pause briefly also on these two attitudes attributed to her, both of which we are invited to imitate: namely that of humility and obedience.
The humility of Mary is not a way of underestimating her person or role, but precisely as the Gospel account of the wedding of Cana suggests, it is a way of bowing down to the needs of others. Mary is attentive to what is happening around her, and she notices all that is available and also those things which are missing. As a consequence, she intervenes by doing all she can in her power: she presents the situation to her Son Jesus (since it is He who can change things) and she asks for an act of trust and of obedience on the part of the servants (they are the ones who fill the jars with water in order to distribute the new wine). In the entire scenario Mary is active without placing herself at the centre of attention. She takes care of the persons without them being aware of it, and she is effective since she can make the power of her Son encounter the trust and the action of the servants. We also can live this kind of humility, in our communities and in the midst of our people.

6. The other attitude we are called to make our own is that of the obedience of Mary. Mary is obedient because she is the first one to listen to the Word and to the proposal of God, and who entrusts herself to Him in a full and complete way. If the first Eve (together with the first Adam) had let herself be seduced by the Serpent, this was the result of fragility in their trust in God, in their ability to listen to the Word of God, and in their will to make the will of God become part and parcel of their lives.
Instead, Mary, the new Eve, places her full trust in God, she permits His Word to become incarnate in her, and she tunes herself freely and voluntarily and with joy on the same wavelength of the will of God. This is what obedience consists of, and this is the kind of obedience which we are also called to imitate.  

7. Let us therefore pray with faith, that what we asked in the opening prayer as we prepared ourselves to listen to the Word of God, may be fulfilled in us: “O Lord our God, in order to realise the promises you made to our fathers, you have chosen the Virgin Mary, daughter of Zion, as Mother of our Saviour; help us to follow her example of humility with which you are pleased, and that of her obedience, of which we can share the benefits.” Amen.