Veglia Dormizione e transito di Maria

Maria Assunta al Cielo

  1. Carissime sorelle, carissimi fratelli,

Il Signore vi dia pace!

Nella veglia che stiamo per concludere abbiamo percorso anzitutto il cammino della vita di Maria, attraverso brani evangelici e degli Atti degli Apostoli che ci hanno portato a Nazareth, a Betlemme, in Egitto e poi di nuovo a Nazareth e in Galilea infine qui a Gerusalemme. Poi nella seconda parte della veglia, attraverso brani presi dai vangeli apocrifi abbiamo contemplato la dormizione e il transito della beata Vergine presso il Cenacolo, la sua traslazione alla tomba e infine la sua sepoltura. Nella vigilia della solennità la nostra attenzione è rivolta alla vita e alla morte di Maria. Domani invece la nostra attenzione si sposterà sulla sua assunzione al Cielo in anima e corpo.

  1. Ripercorrere la vita di Maria è importante e ci porta a ripercorrere anche la nostra, lasciandoci guidare da una domanda: come Maria ha accolto e incarnato la volontà di Dio nelle varie situazioni in cui si è trovata? Nei brani letti nella veglia l’abbiamo vista sempre fiduciosa e disponibile a mettersi in gioco. L’abbiamo vista capace di lasciare le sicurezze di un progetto di vita proprio per abbandonarsi alle incertezze e anche ai pericoli dati dall’accogliere il progetto e la volontà di Dio. L’abbiamo vista farsi discepola e perfino vivere l’apparente incomprensione del suo figlio Gesù. L’abbiamo vista capace di stare in piedi sotto la croce, cioè di non farsi travolgere dalla prova più difficile che una madre possa subire, quella della perdita del proprio figlio. E l’abbiamo vista accompagnare la Chiesa nascente nel Cenacolo. Riflettendo su come Maria ha accolto e incarnato la volontà di Dio lungo tutta la sua vita occorre che anche noi ci facciamo questa domanda: come accolgo io la volontà di Dio, che passa attraverso le vicende concrete della vita? Come accolgo e vivo gli stravolgimenti dei miei progetti, che Dio opera attraverso gli eventi? Come accolgo e vivo le situazioni di incomprensione e di croce?
  1. La seconda parte della veglia ci ha portato a contemplare la morte di Maria e la sua sepoltura qui nella Valle del Cedron. Per parlare della morte di Maria abbiamo usato due parole particolarmente significative per la spiritualità cristiana: dormizione e transito. Non sono due parole scelte a caso. Sono due parole che indicano la prospettiva cristiana del morire inteso come un addormentarsi e come un passaggio da compiere.

La morte cristiana è un addormentarsi nel Signore, riconsegnando tutta la nostra vita nelle mani di Gesù come lui nell’ora della sua morte ha rimesso tutta la sua vita nelle mani del Padre. È una consegna di sé fatta nella speranza, perché sappiamo che addormentandoci nel Signore sarà il Signore stesso a risvegliarci per introdurci nella vita divina. Ogni sera, nella preghiera di compieta, ci alleniamo anche noi ad addormentarci nel Signore, sia ripetendo le parole: “Signore nelle tue mani affido il mio spirito”, sia con la breve benedizione finale che nel testo originale dice: “Il Signore ci doni una notte serena e una fine (cioè una morte) perfetta”.

  1. La morte di Maria è anche transito, cioè passaggio pasquale. In lei si compie quello stesso passaggio che è già avvenuto nel suo Figlio. In questa prospettiva il sepolcro è una collocazione provvisoria, perché la meta di questo passaggio è la piena partecipazione di tutta la persona alla vita stessa di Dio. A dire il vero tutta la vita è un transito o un pellegrinaggio, ed è bene che, accompagnati da Maria, ci prepariamo a varcare nel modo migliore anche l’ultima soglia. A questo scopo possiamo pregare anche noi con le parole di don Tonino Bello: “Santa Maria, donna dell’ultima ora, disponici al grande viaggio. Aiutaci ad allentare gli ormeggi senza paura. Sbriga tu stessa le pratiche del nostro passaporto. Se ci sarà il tuo visto, non avremo più nulla da temere sulla frontiera. Aiutaci a saldare, con i segni del pentimento e con la richiesta di perdono, le ultime pendenze nei confronti della giustizia di Dio. Procuraci tu stessa i benefici dell’amnistia, di cui egli largheggia con regale misericordia. Mettici in regola le carte, insomma, perché, giunti alla porta del paradiso, essa si spalanchi al nostro bussare” (T. Bello, Maria donna dei nostri giorni, San Paolo, 130/138). Amen.