Solennità di San Pietro - Solemnity of St. Peter

In cammino sulle orme di Gesù - Walking in the footsteps of Jesus

In cammino sulle orme di Gesù

Letture: At 10,1-23; Sal 33; (2Tm 4,6-8.17-18) 1Pt 5,1-4; Mt 16,13-19

  1. Carissime sorelle, carissimi fratelli,

il Signore vi dia pace!

Una delle definizioni più belle di cosa significa essere cristiani ce l’ha data l’apostolo Pietro nella sua Prima Lettera, quando ci dice “Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme” (1Pt 2,18). Essere cristiani, essere discepoli di Gesù significa seguire le sue orme, mettersi in cammino dietro di lui. ci chiediamo allora: qual è il cammino che Pietro ha fatto, sulle orme di Gesù? E qual è il nostro cammino, quello che noi siamo chiamati a fare, seguendo le orme di Gesù?

  1. La prima tappa del cammino di Pietro è stata quella della fiducia. Ha accolto con fiducia Gesù sulla sua barca, lungo la riva del Lago di Galilea. Ha ascoltato con fiducia quello che Gesù diceva mentre predicava il Regno di Dio. Con fiducia ha gettato di nuovo la rete dopo aver faticato inutilmente per una notte intera. Con fiducia ha lasciato il proprio lavoro e la propria famiglia per seguire Gesù e diventare pescatore di uomini. Possiamo scorrere tutto il Vangelo e scopriremo come Pietro cresce piano piano e progressivamente nella sua capacità di fidarsi di Gesù e di seguirlo. E questa fiducia, illuminata dalla rivelazione del Padre, lo porta a riconoscere e confessare che Gesù è “il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (Mt 16,16).
  1. La fede di Pietro però non è sempre così limpida e brillante e la sua capacità di seguire Gesù si affievolisce e viene meno di fronte al mistero della sofferenza e della croce. Pietro deve passare attraverso l’esperienza della tentazione e della prova, e del prendere coscienza della propria fragilità.

Quando Gesù comincia ad annunciare che sta per andare a Gerusalemme e che lì dovrà essere rifiutato, condannato, ucciso e poi risorgere, in quel momento Pietro non vuol più seguire Gesù, ma gli si mette di traverso e diventa un suo avversario. Nell’ora della passione, quando Gesù viene processato, Pietro non avrà il coraggio neanche di dischiararsi suo discepolo e arriverà a negare perfino di conoscerlo. Nel momento in cui Gesù viene crocifisso Pietro non sta sotto la croce, come Giovanni, come la Madre, come le altre donne. Probabilmente guarda la scena da lontano. E anche dopo la risurrezione, fino al giorno di Pentecoste, Pietro rimane prigioniero delle proprie paure.

Seguire Gesù, per Pietro, ma anche per noi, si scontra sempre con il mistero della croce, con la difficoltà ad accettare che il cammino di Pasqua sia un cammino che riesce a riconciliare in sé la sofferenza e la fiducia, la persecuzione e l’amore che perdona, la morte e la vita. Seguire Gesù, per Pietro, ma anche per ognuno di noi, si scontra sempre con l’esperienza della tentazione, della prova e del riconoscimento della nostra fragilità

  1. Il cammino di Pietro però continua. Le lacrime che ha versato dopo aver rinnegato Gesù sono veramente un bagno purificatore. E lo sguardo di Gesù non è uno sguardo che lo condanna, ma che lo rimette in piedi e lo invita a fare il passo decisivo, che è il passaggio dal fidarsi all’amare. È questa la domanda decisiva che Gesù risorto rivolge a Pietro, non qui a Giaffa, ma ancora una volta sulla riva del Lago di Galilea: “Mi ami? Mi ami? Mi vuoi bene?” (cfr. Gv 21,15-17). Il cammino di Pietro, il cammino del discepolo, il cammino di ognuno di noi, non è completo quando sappiamo tutto su Gesù! Potremmo anche imparare tutta la Bibbia a memoria e conoscere a memoria il Catechismo della Chiesa Cattolica e avere il dottorato in sacra teologia, ma se non viviamo una autentica relazione di amore con Gesù non siamo suoi discepoli.

Facciamo bene attenzione, una relazione autentica è quella in cui sappiamo che come è fragile la nostra fede, così è fragile anche la nostra capacità di amare. E come abbiamo continuamente bisogno che il Padre ci illumini con la sua rivelazione per sostenere la nostra debole fede, così abbiamo bisogno che continuamente ci riscaldi con il fuoco del suo Spirito Santo per sostenere la nostra fragile capacità di amare.

  1. Il passo ulteriore che Pietro compie e che anche noi siamo chiamati a compiere insieme con lui è quello dell’assumerci una qualche forma di responsabilità per i nostri fratelli. È Gesù stesso ad affidare a Pietro una missione, un compito, quello descritto dallo stesso Pietro nel brano che abbiamo ascoltato come seconda lettura: il compito di sostenere la fede dei propri fratelli, di prendersi cura gratuitamente e generosamente del gregge di Dio, dell’insegnare con l’esempio più che con le parole. Qualsiasi compito il Signore Gesù ci affidi, questo è sempre frutto dell’averlo seguito, dell’essere cresciuti nella relazione con Lui, dell’essere passati anche attraverso il riconoscimento della nostra fragilità, dell’aver imparato che dall’amore di Gesù per noi deriva la nostra capacità di seguirlo e che l’amore per Gesù si manifesta nell’amore per i nostri fratelli e sorelle, fino al dono della propria vita, fino a condividere personalmente il mistero della Pasqua di Gesù.
  1. Qui a Giaffa infine scopriamo che seguire Gesù vuol dire aprire il proprio cuore perché diventi capace di accogliere l’umanità intera, senza distinzione di razza, di lingua, di cultura. Qui a Giaffa scopriamo che seguendo Gesù insieme a Pietro la nostra fede e il nostro amore si dilatano fino ai confini della terra. Anche in questo dobbiamo superare le nostre resistenze interiori, proprio come ha dovuto fare Pietro qui nella casa di Simone il conciatore. Però quanto è bello, quanto è grande, quanto riempie il cuore, sentire che facciamo parte di una famiglia grande come l’umanità intera.

In un mondo come il nostro, segnato da chiusure del cuore che sono ben più dure del lockdown imposto dalla pandemia, il passaggio che siamo chiamati a fare qui a Giaffa, assieme all’apostolo Pietro, è proprio l’opposto, è quello del lasciarci aprire e dilatare il cuore. Ebrei, Arabi, gente dell’Asia, dell’Africa, dell’America e dell’Europa, qui, grazie all’apertura provocata in Pietro da Gesù risorto, diventiamo un’unica famiglia, una sola famiglia.

  1. Chiediamo con fede che possa veramente realizzarsi in ciascuno di noi e per tutti noi assieme ciò che si è realizzato nella vita dell’apostolo Pietro. Chiediamo di diventare capaci di seguire le orme di Gesù, che ci vuole donare il suo Spirito, per fare di noi, dell’umanità intera, un’unica famiglia e fare in modo che ci ritroviamo tutti insieme nella casa del Padre. Amen.

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St. Peter-Jaffa-27th June 27, 2020

Walking in the footsteps of Jesus”

Acts 10.1-23; Ps 33; (2Tm 4,6-8.17-18) 1Pt 5,1-4; Mt 16.13-19

  1. Dear Brothers and Sisters,

May the Lord give you peace!

One of the most beautiful definitions of what it means to be Christian was given to us by the apostle Peter in his First Letter, when he tells us “Christ suffered for you, leaving you an example, so that you may follow in His footsteps” (1Pt 2,18). Being a Christian, being a disciple of Jesus means following in His footsteps, setting out behind him. So we ask ourselves: what is the path that Peter has followed, in the footsteps of Jesus? And what is our path, what we are called to do, following in the footsteps of Jesus?

  1. The first stage of Peter's journey was that of trust. He confidently welcomed Jesus on his boat, along the shore of the Sea of Galilee. He listened confidently to what Jesus said as He preached the Kingdom of God. He confidently cast the net again after struggling unnecessarily for a whole night. With confidence he left his job and his family to follow Jesus and become a fisher of men. We can scroll through the whole Gospel and find out how Peter grows slowly and gradually in his ability to trust Jesus and follow Him. And this trust, illuminated by the revelation of the Father, leads him to recognize and confess that Jesus is “the Christ, the Son of the living God” (Mt 16:16).
  1. However, Peter's faith is not always so clear and brilliant and his ability to follow Jesus fades and fails in the face of the mystery of suffering and the Cross. Peter must go through the experience of temptation and trial, and of becoming aware of his own fragility.

When Jesus begins to announce that He is going to Jerusalem and that He will be rejected, condemned, killed and then resurrected, at that moment Peter no longer wants to follow Jesus, but stands aside and becomes his opponent. In the hour of His Passion, when Jesus is tried, Peter will not even have the courage to admit he is a disciple and in fact will even deny Him. When Jesus is crucified, Peter is not at the foot of the Cross, like John, like Mary Jesus’ Mother, like the other women. He probably watched the scene from afar. Even after the Resurrection, until the day of Pentecost, Peter remains a prisoner of his own fears.

Following Jesus, for Peter, but also for us, always clashes with the mystery of the Cross, with the difficulty in accepting that the Easter journey is a journey that manages to reconcile in itself suffering and trust, persecution and forgiving love, death and life. Following Jesus, for Peter, but also for each of us, yes indeed, always clashes with the experience of temptation, testing and recognition of our fragility

  1. However, Peter's journey continues; the tears he shed after denying Jesus are truly a cleansing bath. The gaze of Jesus is not a gaze that condemns him, but that puts him back on his feet and invites him to take the decisive step, which is the passage from trusting to loving. This is the decisive question that the Risen Jesus asks Peter, not here in Jaffa, but once again on the shore of the Sea of Galilee: “Do you love me? Do you love me? Do you love Me?” (cf. Jn 21: 15-17). The path of Peter, the path of the disciple, the path of each of us, is not complete when we know everything about Jesus! We could also learn the whole Bible by heart and know the Catechism of the Catholic Church by heart and have a Doctorate in Sacred Theology, but if we do not live an authentic love relationship with Jesus we are not His disciples.

We pay close attention, an authentic relationship is one in which we know that as our faith is fragile, so too is our ability to love. Indeed, just as we continually need the Father to enlighten us with His revelation to sustain our weak faith, so we need Him to continually warm us with the fire of His Holy Spirit to sustain our fragile ability to love.

  1. These further steps that Peter takes and that we too are called to take together with him is that of taking on some form of responsibility for our brothers. It is Jesus Himself who entrusts Peter with a mission, a task, that described by Peter himself in the passage that we listened to as a second reading: the task of sustaining the faith of his brothers, of taking care freely and generously of the flock of God, of teaching by example rather than words. Whatever task the Lord Jesus entrusts to us, this is always the fruit of following Him, of having grown up in a relationship with Him, of having also passed through the recognition of our fragility, of having learned that from the love of Jesus for us comes our ability to follow Him and that our love for Jesus is manifested in love for our brothers and sisters, up to the gift of our own life, up to personally sharing the mystery of Jesus' Easter.
  1. Here in Jaffa we finally discover that following Jesus means opening our hearts in order to become capable of welcoming all humanity, without distinction of race, language or culture. Here in Jaffa we discover that following Jesus together with Peter, our faith and our love expand to the ends of the earth. Here too we must overcome our inner resistance, just as Peter had to do here in the House of Simon the tanner. But how beautiful it is, how great it is, how much it fills the heart, to feel that we are part of a family as big as humanity.

In a world like ours, marked by closings of the heart that are much harder than the lockdown imposed by the pandemic, the passage we are called to take here in Jaffa, together with the apostle Peter, is just the opposite, it is to leave open and expand our hearts. Jews, Arabs, people from Asia, Africa, America and Europe, here, thanks to the opening caused by the Risen Jesus in Peter, we become one family, yes, one only family.

  1. We ask with faith that what has been achieved in the life of the Apostle Peter can truly be realized in each of us and for all of us. We ask to be able to follow in the footsteps of Jesus, who wants to give us His Spirit, to make us, of all humanity, a single family and to make sure that we all find ourselves together in the Father’s House. Amen.