Signore, non sono degno che tu entri in casa mia - Señor no soy digno que tu entres en mi casa

1Tm 2,1-8; Sal 27; Lc 7,1-10

1. Cari fratelli, il Signore vi dia pace.

Vorrei iniziare questa riflessione chiedendo al Signore Gesù Cristo il dono della stessa pace che ha dato ai suoi discepoli nel Santo Cenacolo, a Gerusalemme, la sera della sua risurrezione. Credo che mai come oggi abbiamo bisogno che questo saluto e desiderio di pace si realizzino. E credo anche che non solo in Medio Oriente sia necessario che si realizzi questo dono e questo sogno di Dio, che è la pace, ma in tutto il mondo. Desideriamo il dono della pace del Signore per questa bellissima nazione colombiana, per le sue famiglie, i suoi giovani e per questa città di Bogotà.

2. Per me, è un'esperienza importante celebrare l'Eucaristia in terra colombiana, proprio in quest'anno, nel quale celebriamo gli 800 anni del pellegrinaggio di pace che San Francesco fece in Egitto nel 1219, insegnandoci che il dialogo è sempre possibile e che attraverso il dialogo si può ottenere molto più di quello che si ottiene con la spada e la violenza. Mettiamo questa visita sotto l'intercessione materna della Vergine Maria, Regina della pace perché madre di nostro Signore Gesù Cristo, il Principe della pace. È lei che ci rivela il volto materno di Dio e della Chiesa e tutta la tenerezza che Dio vuole manifestarci quando diventiamo consapevoli della nostra piccolezza e povertà. Il suo messaggio è ancora valido nel mondo di oggi, è attuale per la nostra realtà di conflitti in Terra Santa e anche per questa bellissima nazione colombiana.

3. La Parola di Dio che ci raggiunge provvidenzialmente in questo giorno, ci aiuta a riflettere sulla centralità di nostro Signore Gesù Cristo nel piano di salvezza e nella nostra esperienza di vita personale. Nella “Prima lettera a Timoteo” abbiamo ascoltato il principio generale: "Dio è uno e uno solo è il mediatore tra Dio e gli uomini, l'uomo Cristo Gesù, che si è consegnato in riscatto per tutti" (1 Tm 2,5-6).
Nel Vangelo secondo San Luca troviamo l'esemplificazione di questo principio generale: c’è un centurione romano che chiede a Gesù la salvezza del suo servitore, e la sua fede è così grande che prega il Signore con le parole che usiamo anche prima di ricevere l'Eucaristia: "Signore, non sono degno che tu entri in casa mia, ma basterà una tua parola per guarirmi".
Tutto ciò che il Signore ci chiede è questa capacità di confidare in Lui, di esprimere la nostra fede in Lui, di consegnargli tutta la nostra persona, situazione, fragilità, sofferenza.
In questo modo il principio generale della nostra fede, che Gesù Cristo è il nostro Salvatore e la nostra salvezza diventa un'esperienza personale di misericordia e salvezza.

Oggi più che mai abbiamo bisogno di uomini e donne pieni di fede autentica in Gesù Cristo e impegnati personalmente con Gesù Cristo e il suo Vangelo. E abbiamo bisogno di frati che annuncino questa verità e offrano una testimonianza personale che Gesù Cristo è la nostra salvezza e il nostro salvatore. Questa è la fonte di una nuova evangelizzazione non solo per l'America Latina, ma per l'intera Chiesa.

4. Il nostro serafico padre San Francisco, inviando i frati alla nostra missione in Terra Santa, ci ha lasciato questo atteggiamento di essere testimoni semplici, umili e minori. San Francesco ci ricorda che siamo chiamati ad evangelizzare in due modi: il primo di non fare liti o dispute ed essere soggetti a ogni essere umano per amore di Dio e confessare che siamo cristiani. Questa prima forma è, quindi, la testimonianza della vita che offriamo, evitando tutte le forme di aggressività e polemica, mettendoci al servizio degli altri per l'amore di Dio e avendo un'identità cristiana molto chiara. Nel secondo modo, San Francesco aggiunge: "Quando vedranno che piacerà al Signore", allora i frati possono fare un annuncio esplicito del mistero di Cristo e amministrare i sacramenti che incorporano alla Chiesa. Infine, è necessario considerare la possibilità di essere respinti, perseguitati e persino uccisi, ma questo fa già parte della professione religiosa, con la quale la nostra stessa vita è totalmente consegnata nelle mani di Dio.

5. Questa visita in Colombia rimane significativa dopo la celebrazione degli 800 anni della presenza francescana in Terra Santa e il pellegrinaggio di pace che lo stesso San Francesco fece nel 1219, incontrando il Sultano d'Egitto.

Oggi la nostra presenza francescana e missionaria continua in Terra Santa e nei vari paesi del Medio Oriente, con tante sfide e potenzialità che continuano a renderla una perenne testimonianza di amore e fedeltà a nostro Signore Gesù Cristo e al suo Vangelo.

6. Vorrei concludere chiedendo a tutti voi, fratelli, di pregare per la nostra missione in Terra Santa in modo che il Signore possa risvegliare vocazioni per la vita missionaria lì, nella sua terra. Preghiamo la Vergine Madre, di intercedere per ognuno di noi affinché possiamo essere fedeli annunciatori del Vangelo di suo Figlio, missionari di pace e bene.

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16 septiembre 2019 - Bogotá Seminario de la Provincia OFM Santa Fe

Señor no soy digno que tu entres en mi casa
1Tm 2,1-8; Sal 27; Lc 7,1-10

1. Queridos hermanos, el Señor les dé su paz.

Quisiera comenzar esta reflexión pidiendo al Señor Jesucristo el don de la misma paz que dio a sus discípulos en el Santo Cenáculo, en Jerusalén, en la tarde de su resurrección. Creo que, nunca como hoy necesitamos que este saludo y deseo de paz se cumplan. Y también creo que no sólo en la tierra del Medio Oriente es necesario realizar este don y sueño de Dios, que es la paz, sino en todo el mundo. Queremos la paz del Señor para esta hermosa nación colombiana, para sus familias, sus jóvenes y para esta ciudad de Bogotà.

2. Para mí, es una experiencia importante celebrar la Eucaristía en tierras de Colombia, precisamente este año, que celebramos los 800 años de la peregrinación de paz que san Francisco hizo a Egipto en el 1219, enseñándonos que el diálogo siempre es posible y que a través del diálogo se puede alcanzar mucho más que a través de la espada y de la violencia. Ponemos esta visita bajo la materna intercesión de la Virgen Maria, reina de la paz porque es Madre de nuestro Señor Jesucristo, príncipe de la paz. Ella nos revela el rostro materno de Dios y de la Iglesia, y toda la ternura que Dios nos quiere manifestar, cuando nosotros tomamos conciencia de nuestra pequeñez y pobreza. Su mensaje sigue vigente en el mundo de hoy, es actual para nuestra realidad de conflictos en Tierra Santa, y también para esta hermosa nación colombiana.

3. La Palabra de Dios que llega a nosotros providencialmente en este día, nos ayuda a reflexionar sobre la centralidad de nuestro Señor Jesucristo en el plan de la salvación y en nuestra personal experiencia de vida. En la Primera carta a Timoteo hemos escuchado el principio general: «Dios es uno, y uno solo es el mediator entre Dios y los hombres, el hombre Cristo Jesùs, que se entregó en rescate por todos» (1 Tm 2,5-6). 
En el Evangelio según san Lucas buscamos la ejemplificación de este principio general: hay un centurión romano que pide a Jesús la sanación de su criado, y su fe es tan grande que ruega al Señor con las palabras que nosotros también utilizamos antes de recibir la Eucaristía: “Señor, no soy digno que entres en mi casa, pero una palabra tuya bastará para sanarme”. 
Todo lo que el Señor nos pide a nosotros es esta capacidad de confiar en Él, de expresar nuestra fe en Él, de entregarle toda nuestra persona, situación, fragilidad, sufrimiento. 
De esta manera el principio general de nuestra fe, que Cristo Jesús es nuestro Salvador y nuestra salvación se convierte en experiencia personal de misericordia y salvación.

Hoy día más que nunca necesitamos hombres y mujeres llenos de auténtica fe en Jesucristo y personalmente comprometidos con Jusucristo y su Evangelio. Y necesitamos frailes que anuncien esta verdad y ofrezcan el testimonio personal que Jesucristo es nuestra salvación y nuestro salvador. Esta es la fuente de una nueva evangelización no sólo para América Latina, sino para toda la Iglesia. 

4. Nuestro seráfico Padre San Francisco, al enviar a los hermanos a nuestra misión en Tierra Santa, nos ha dejado como testamento esta actitud de ser testigos sencillos, humildes y menores. San Francisco nos recuerda que estamos llamados a evangelizar de dos maneras: la primera consiste en no hacer peleas o disputas y estar sujetos a cada ser humano por el amor de Dios y confesar que somos cristianos. Esta primera forma es, por tanto, el testimonio de vida que ofrecemos, evitando toda forma de agresión y controversia, poniéndonos al servicio de los demás por amor de Dios y teniendo una identidad cristiana muy clara. En la segunda, San Francisco añade: "Cuando vean que complace al Señor", entonces los hermanos pueden hacer una proclamación explícita del misterio de Cristo y administrar los sacramentos que incorporan a la Iglesia. Finalmente, es necesario considerar la posibilidad de ser rechazado, perseguido e incluso asesinado, pero esto ya es parte de la profesión religiosa, con la cual nuestra vida misma está totalmente en manos de Dios.

5. Esta visita a Colombia sigue siendo significativa después de la celebración de los 800 años de la presencia franciscana en Tierra Santa y de la peregrinación de paz que el mismo san Francisco hizo en 1219, encontrándose con el Sultán de Egipto.

Hoy, nuestra presencia franciscana y misionera continúa en Tierra Santa y en los diversos Países del Medio Oriente, con tantos desafíos y logros, que siguen haciendo de ella un perenne testimonio de amor y fidelidad a nuestro Señor Jesucristo y a su Evangelio. 

6. Quisiera concluir pidiéndoles a todos ustedes, hermanos, que oren por nuestra misión en Tierra Santa para que el Señor pueda despertar vocaciones para la vida misionera allí, en su tierra. ¡Roguemos a la Virgen Madre, que interceda por cada uno de nosotros para que podamos ser fieles proclamadores del Evangelio de su Hijo, misioneros de la paz y el bien!