Resi “cristiformi” come Francesco - Made “Christiform” like Francis

Festa Stimmate di S. Francesco - Feast of the Stigmata of St. Francis

Gal 6,14-18; Sal cfr Gal 2; Fil 1; Lc 9, 23-26

  1. Carissimi fratelli, il Signore vi dia Pace!

Celebrare la festa delle Stimmate, per noi francescani è qualcosa che sempre ci dà gioia, ci fa riflettere e ci provoca.

Anzitutto ci dà gioia perché ci fa vedere come la vita e la persona di san Francesco sia stata plasmata e trasformata dall’amore di Gesù e dall’amore per Gesù, amore che ha conformato Francesco a Gesù.

Come scrive frate Elia nella Lettera con la quale comunica ai frati la morte di san Francesco: “vi annuncio una grande gioia, un miracolo del tutto nuovo. Non si è mai udito al mondo un portento simile, fuorché nel Figlio di Dio, che è il Cristo Signore.

Non molto tempo prima della sua morte, il fratello e padre nostro apparve crocifisso, portando nel suo corpo le cinque piaghe, che sono veramente le stimmate di Cristo. Infatti, le mani e i piedi di lui recavano come delle punte di chiodi, confitte da entrambe le parti, che mantenevano delle cicatrici e mostravano il colore nerastro dei chiodi. Il suo fianco appariva colpito da una lancia, ed emetteva spesso gocce di sangue” (LfE 5: FF 309).

  1. È in risposta all’amore smisurato di Gesù percepito in termini personali che il giovane Francesco abbraccia i lebbrosi, lascia tutto per vivere il Vangelo e si mette a camminare sulle orme di Gesù come pellegrino e forestiero in questo mondo. È ancora la percezione di questo amore che lo ha spinto a riconoscere in ogni creatura un fratello o una sorella sgorgati e redenti dall’infinito amore di un Dio uno e trino, percepito come Padre e Figlio e Spirito, relazione di amore dalla quale tutto proviene, che tutto permea e alla quale tutto è chiamato a pervenire. Tutta la vita e la persona di Francesco si è lasciata interpellare, coinvolgere e plasmare da questo amore che trova la sua immagine perfetta nel Serafino Crocifisso, sul monte della Verna, all’approssimarsi della festa della esaltazione della Santa Croce del 1224. Ecco come può diventare ed è chiamata a diventare anche la nostra persona se prendiamo sul serio la nostra vocazione, che è risposta all’amore, è chiamata a seguire ed amare Gesù sull’esempio di Francesco.
  1. Proprio la narrazione di questa apparizione ci fa riflettere in modo profondo su cosa significa il dono delle stimmate e ci fa approfondire il senso che hanno avuto nella vita di san Francesco e che dovrebbero avere nella nostra vita le letture bibliche che abbiamo ascoltato durante questa celebrazione.

L’apparizione del Serafino Crocifisso ci dischiude lo sguardo sulla realtà bellissima del Figlio di Dio che si umilia, cioè si abbassa, fino a farsi uomo e a morire per noi. Ma ci fa anche intravedere che l’esito di tanta umiliazione è quello di trasformare la nostra umanità dotandola di una bellezza infinita, luminosa e fiammeggiante che è la bellezza del Cristo risorto.

  1. Nella “Vita Prima” Tommaso da Celano, che cita le testimonianze di frate Elia e di Fra Rufino, racconta: “due anni prima della sua morte, vide in una visione divina un uomo in forma di Serafino, con sei ali, librato sopra di lui, con le mani distese e i piedi uniti, confitto a una croce. Due ali si prolungavano sopra il capo, due si dispiegavano per volare e due coprivano tutto il corpo.

A quell’apparizione il beato servo dell’Altissimo si sentì ripieno di un’ammirazione infinita, ma non riusciva a capirne il significato. Era invaso anche da viva gioia e sovrabbondante letizia per lo sguardo bellissimo e dolce con il quale il Serafino lo guardava, di una bellezza inimmaginabile; ma era contemporaneamente atterrito nel vederlo confitto in croce nell’acerbo dolore della passione. Si alzò, per così dire, triste e lieto, poiché gaudio e amarezza si alternavano nel suo spirito. Cercava con ardore di scoprire il senso della visione, e per questo il suo spirito era tutto agitato.

Mentre non riusciva a capire nulla di preciso e la novità di quella visione si era impressa nell’animo, ecco che nelle sue mani e nei piedi cominciarono a comparire gli stessi segni dei chiodi che aveva appena visto in quell’uomo crocifisso” (1Cel 94: FF 484-485).

  1. L’apparizione del Serafino crocifisso fa riflettere anche noi, come Francesco, perché ci pone davanti al mistero dell’incarnazione del Figlio di Dio e davanti al mistero della sua passione morte e risurrezione. Guardando il Serafino e in lui il Crocifisso cogliamo il mistero della sua umiliazione, del suo abbassamento, del suo amore che si fa obbedienza al Padre ma anche condivisione di tutta la nostra esistenza, fino alla sofferenza e alla morte.

Guardando il Crocifisso e attraverso di lui il Serafino vediamo la nuova creazione, la bellezza infinita e luminosa nella quale il Figlio di Dio incarnato, morto e risorto per noi, introduce la nostra umanità, ciascuno di noi ed ogni creatura proprio attraverso la sua risurrezione.

Non è possibile separare il Serafino bellissimo dal Crocifisso sofferente e non è possibile separare il Crocifisso sofferente dal Serafino bellissimo.

Non lo è nella persona di Gesù, non lo è nella visione di Francesco, non lo è nemmeno nella nostra vita.

  1. Ecco allora, e concludo, la provocazione che dobbiamo accogliere in questa festa delle stimmate del Serafico Padre: è la provocazione a lasciarci coinvolgere e trasformare da tutto il mistero di Cristo. La nostra vocazione consiste in questo. Creando una parola nuova, il santo papa Giovanni Paolo II, nell’esortazione apostolica rivolta a noi religiosi ci ha detto che la nostra vita è chiamata a diventare “cristiforme” e che ciò “è possibile solo sulla base di una speciale vocazione e in forza di un peculiare dono dello Spirito” (VC 14).

E in un passaggio successivo il Santo Papa aggiunge: “È lo Spirito che suscita il desiderio di una risposta piena; è Lui che guida la crescita di tale desiderio, portando a maturazione la risposta positiva e sostenendone poi la fedele esecuzione; è Lui che forma e plasma l'animo dei chiamati, configurandoli a Cristo casto, povero e obbediente e spingendoli a far propria la sua missione. Lasciandosi guidare dallo Spirito in un incessante cammino di purificazione, essi diventano, giorno dopo giorno, persone cristiformi, prolungamento nella storia di una speciale presenza del Signore risorto” (VC 19).

  1. Sul monte della Verna, ancora oggi, ogni giorno, si commemora il mistero delle stimmate donate a san Francesco e si fa un’antica preghiera che tiene insieme le stimmate di Gesù, quelle donate a san Francesco e il nostro cammino penitenziale. Facciamo nostra questa preghiera che riassume il senso della nostra vita e consacrazione alla luce della festa che celebriamo:

“Signore Gesù Cristo, che quando il mondo si stava raffreddando, per infiammare i nostri cuori del tuo amore, hai rinnovato le sacre Stimmate della tua Passione nella carne del Beatissimo Padre nostro Francesco, concedici propizio, che per i suoi meriti e le sue preghiere, portiamo sempre la Croce e facciamo frutti degni di penitenza. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen”.

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Gal 6: 14-18; Ps see Gal 2; Fil 1; Lk 9, 23-26

 Dear brothers,

 May the Lord give you Peace!

 

For us Franciscans, celebrating the feast of the Stigmata is something that always gives us joy, makes us reflect and provokes us.

First of all it gives us joy because it shows us how the life and person of St. Francis was shaped and transformed by the love of Jesus and by the love for Jesus, a love that conformed Francis to Jesus.

As Brother Elias wrote in the Letter in which he communicates the death of St. Francis to the friars: “I announce to you a great joy, a completely new miracle. Never has such a portent been heard in the world, except in the Son of God, who is Christ the Lord.

Not long before his death, our brother and father appeared crucified, carrying the five wounds on his body, which are truly the stigmata of Christ. In fact, his hands and feet bore like the tips of nails, adhering on both sides, bearing scars and manifesting the blackish colour of nails. His side appeared as though it had been pierced by a lance, and the wound often emitted drops of blood” (LfE 5: FF 309).

  1. It is in response to the boundless love of Jesus perceived in personal terms that the young Francis embraced the lepers, he left everything to live the Gospel and set out to walk in the footsteps of Jesus as a pilgrim and stranger in this world. It is still the perception of this love that led him to recognize in every creature a brother or a sister gushed out and redeemed by the infinite love of a triune God, perceived as Father and Son and Spirit, a relationship of love from which everything comes, which permeates everything and to which everything is called to reach out to. The whole life and person of Francis allowed himself to be challenged, involved and molded by this love which finds its perfect image in the Crucified Seraphim, on Mont La Verna, as the Feast of the Exaltation of the Holy Cross of 1224 approaches. This is how it can become and is also called to become our person if we take our vocation seriously, which is a response to love, called to follow and love Jesus following the example of Francis.
  1. Precisely the narration of this apparition enables us to reflect profoundly on what the gift of the stigmata means and makes us deepen the meaning they had on the life of St. Francis and the meaning which should have in our life the biblical reading that we heard during this celebration.

The apparition of the Crucified Seraph opens our gaze to the beautiful reality of the Son of God who humbles Himself, that is, He humbles Himself, until He becomes man and dies for us. But it also enables us glimpse that the result of so much humiliation is to transform our humanity by endowing it with an infinite, luminous and flamboyant beauty which is the beauty of the risen Christ.

  1. In the “Vita Prima” Tommaso da Celano, who cites the testimonies of Brother Elias and Brother Rufino, says: “two years before his death, he saw in a divine vision a man in the form of a Seraph, with six wings hovering above him, with outstretched hands and feet together, nailed to a cross. Two wings extended above his head, two unfolded to fly and two covered his entire body.

At that apparition, the blessed servant of the Most High felt filled with infinite admiration, but he could not understand its meaning. He was also invaded by lively joy and a superabundance of delight for the beautiful and sweet gaze with which the Seraphim looked at him, of an unimaginable beauty; but he was at the same time terrified to see him nailed to the Cross in the bitter pain of Passion. He got up, so to speak, sad and happy, as joy and bitterness alternated in his spirit He was eager to discover the meaning of the vision, and for this reason his spirit was very agitated.

Whilst he could not understand anything specific and the novelty of that vision had impressed itself on his soul, the same marks of the nails he had just seen in that crucified man began to appear on his hands and feet” (1Cel 94: FF 484 -485).

  1. The apparition of the crucified Seraph makes us reflect too, like Francis, because it places us before the mystery of the Incarnation of the Son of God and before the mystery of his Passion, death and Resurrection. Looking at the Seraph and in him the Crucifix, we grasp the mystery of His humiliation, of His humbling Himself, of His love that becomes obedience to the Father but also sharing of our whole existence, up to suffering and death.

Looking at the Crucifix and through Him the Seraphim we see the new creation, the infinite and luminous beauty in which the incarnate Son of God, who died and rose for us, introduces our humanity, each one of us and each creature precisely through His resurrection.

It is not possible to separate the beautiful Seraph from the suffering Crucifix and it is not possible to separate the suffering Crucifix from the beautiful Seraph.

It is not possible in the person of Jesus, it is not possible in the vision of Francis, it is not possible even in our life.

  1. Therefore may I conclude that the provocation that we must welcome on this Feast of the Stigmata of the Seraphic Father: it is the provocation that allows us to be involved and transformed by the whole mystery of Christ. Our vocation consists in this. In creating a new word, Pope St. John Paul II, in the Apostolic Exhortation addressed to us religious, told us that in our life we are called to become “Christiform” and that “this is possible only on the basis of a special vocation and in virtue of a particular gift of the Spirit” (VC 14).

And in a subsequent passage this saint Pope adds: “It is the Spirit who awakens the desire to respond fully; it is he who guides the growth of this desire, helping it to mature into a positive response and sustaining it as it is faithfully translated into action; it is he who shapes and moulds the hearts of those who are called, configuring them to Christ, the chaste, poor and obedient One, and prompting them to make his mission their own. By allowing themselves to be guided by the Spirit on an endless journey of purification, they become, day after day, conformed to Christ (lat. homines Christiformes), the prolongation in history of a special presence of the Risen Lord” (VC 19).

  1. On Mount La Verna, even to-day and indeed, every day, the mystery of the stigmata given to St. Francis is commemorated and an ancient prayer is made that holds together the stigmata of Jesus, those given to St. Francis and our penitential journey. Let us make this prayer our own which summarizes the meaning of our life and consecration in the light of the feast we celebrate:

“O Lord Jesus Christ, when the world was growing cold, to inflame our hearts with Your love, You renewed the sacred Stigmata of Your Passion in the flesh of our Most Blessed Father Francis, grant us we implore you, that through his merits and prayers we may be ready to always carry His Cross and bear fruit worthy of penance. You who live and reign forever and ever. Amen”.