Poter diventare figli di Dio

Natale - Messa del giorno

Continua la collaborazione tra VITA TRENTINA  e fr. Francesco Patton, Custode di Terra Santa nella rubrica "In ascolto della Parola". 

E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. (Gv 1,14)

Is 52,7-10; Eb 1,1-6; Gv 1,1-18

Natale è la festa della gioia che sgorga dalla nascita di un bambino assolutamente normale e assolutamente speciale: il bambino Gesù, figlio eterno del Padre nato da donna nella pienezza dei tempi. L’intonazione gioiosa del Natale ben si coglie nelle parole del libro di Isaia: “Prorompete insieme in canti di gioia, rovine di Gerusalemme, perché il Signore ha consolato il suo popolo, ha riscattato Gerusalemme” (Is 52,9). La consolazione che Dio ci offre è la consolazione che deriva dalla nascita del Redentore: Gesù figlio di Maria. Egli è colui che porta a compimento il dialogo tra Dio e l’uomo: “Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha stabilito erede di tutte le cose e mediante il quale ha fatto anche il mondo” (Eb 1,1-2).

Le parole della lettera agli Ebrei e l’inizio del vangelo di Giovanni, ci fanno cogliere l’unità profonda di Creazione e Redenzione: il Verbo che si è fatto carne è lo stesso Verbo per mezzo del quale “tutto è stato fatto e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste” (Gv 1,3). Il mondo nel quale viviamo, l’universo che è la nostra casa, Dio l’ha creato per poter creare anche noi, e l’ha creato per poterci incontrare faccia a faccia, per poter dialogare con noi in amicizia.

Nemmeno il peccato ha potuto infrangere il sogno di Dio: piantare la sua tenda in mezzo a noi, esserci Padre accoglierci come suoi figli. Per realizzare il suo sogno Dio ha scelto la via più impegnativa e più umile: quella di farsi uno di noi, nascendo da una donna, come ognuno di noi.

Che cosa ci viene chiesto? Ancora una volta qualcosa di estremamente semplice ed al tempo stesso sommamente impegnativo: accogliere il Verbo che si è fatto carne, accoglierlo nella fede, perché “a quanti lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati” (Gv 1,12-13). Accoglierlo come l’ha accolto Maria nel concepirlo, nel generarlo, nel seguirlo. Accoglierlo come l’ha accolto Giuseppe, nel fidarsi di lui, nel fargli posto in casa, nell’introdurlo nella propria stirpe. Accoglierlo come Giovanni Battista nel preparargli la strada, nel rendergli testimonianza, nel donare la vita per Lui.

La gioia del Natale è gioia autentica e profonda se va oltre l’illusione emotiva data dalle luci colorate e apre gli occhi sulla “luce vera, quella che illumina ogni uomo” (Gv 1,9). La gioia del Natale è gioia autentica e profonda se accoglie il desiderio di Dio di abitare con noi, che purtroppo – spesso – abbiamo quasi timore della sua presenza e della sua luminosità.

Accogliere Gesù, celebrare il Natale, vuol dire aprirci all’incontro col Padre e al dono che ci fa nel suo Figlio divenuto bambino per noi: poter diventare anche noi figli di Dio.

di fr. Francesco Patton, ofm

Custode di Terra Santa