Perché abbiate pace in me

Convegno GPIC

At 19,1-8; Sal 67(68); Gv 16,29-33

1.    Carissimi fratelli riuniti per il Consiglio Internazionale di Giustizia e Pace e Integrità del Creato, carissimi fratelli e sorelle il Signore vi dia Pace!

Siamo nella settimana che ci porta verso la Pentecoste, cioè verso il compimento della Pasqua attraverso il dono dello Spirito Santo, festa particolarmente cara alla tradizione del nostro Ordine, che ama collocare in questo tempo i suoi momenti più alti di fraternità e di discernimento. Vi auguro di cuore di poter vivere questa settimana nella docilità allo Spirito Santo. Come ci ricordava il brano degli Atti degli Apostoli, non è sufficiente aver ricevuto il battesimo di Giovanni, analogamente potremmo dire che non è sufficiente portare in sé l’anelito alla Giustizia che Giovanni portava, e che talvolta assumeva modalità che oggi potremmo definire anche integraliste e violente.
È necessario ricevere il dono dello Spirito per entrare nella prospettiva nuova del Regno di Dio, per entrare nella comprensione e nella pratica della giustizia del Regno, che non è frutto di puro sforzo umano, ma è frutto della docilità allo Spirito, come ci insegnerà san Paolo in Gal 5,22: “Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé”.

2.    Il vangelo di oggi poi è tratto dal lungo discorso di Gesù ai discepoli durante l’ultima cena, si colloca appena prima della grande preghiera di Gesù al Padre del capitolo 17 e ci consegna una parola di Gesù che sembra il miglior prologo al vostro convegno e alla riflessione che svilupperete durante la settimana: “Vi ho dette queste cose perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo” (Gv 16,33).
Per avere pace vera occorre aver accolto Gesù, tutto quello che Lui ci ha detto, e il dono pasquale dello Spirito al quale Gesù ha fatto più volte riferimento durante questo lungo discorso. La pace vera ha una dimensione teologale, che è ben più profonda di quella puramente umana: politica e storica, sociologica e psicologica.
Anche il nostro lodevole e necessario impegno per la pace è condannato ad essere sterile ed inefficace se non c’è questo fondamento teologale che è l’avere pace in Gesù. Quando san Francesco ci descrive che cosa è la vera letizia, ci sta descrivendo l’esperienza profondamente personale che lui ha fatto, dell’avere pace in Gesù, in mezzo a tutte le tribolazioni che stava soffrendo, perfino da parte dei frati del nostro Ordine.
Ed è consolante la parola di Gesù: “Abbiate coraggio, io ho vinto il mondo”. Gesù utilizza una forma verbale che è il perfetto, è la forma verbale che indica un’azione che ha un inizio ma i cui effetti permangono. È come se Gesù ci dicesse: “Non abbiate paura, io ho già vinto e continuo a vincere il mondo; continuo a vincere tutto ciò che si oppone alla Giustizia ed alla Pace che io sono venuto a portare con la mia incarnazione e che realizzo nella mia passione, morte e risurrezione e nel dono dello Spirito Santo”.

5. È questa esperienza del dono dello Spirito, del Cristo che ha vinto il mondo e ci dona la sua pace, ad aver sostenuto i santi Carlo Lwanga e compagni, protomartiri dell’Africa moderna, il cui sangue è stato veramente seme di nuovi cristiani per questo grande continente.
Che il dono dello Spirito e l’intercessione dei martiri sostenga e guidi anche la vostra riflessione e il vostro discernimento durante questa settimana e che possiate fare esperienza di cosa significa avere pace in Gesù, per poter svolgere poi il vostro servizio di animazione nelle Province e nella fraternità dell’Ordine.