Nozze speciali a Cana - A Special wedding at Cana

Cana, primo miracolo - The First Miracle at Cana of Galilee

Is 62,1-5; 1Cor 12,4-11; Gv 2,1-11

1. Carissimi fratelli, carissime sorelle,

Il Signore vi dia pace!

Siamo persone, uomini e donne, non bastiamo a noi stessi. Siamo fatti per entrare in relazione. Siamo fatti per amare. Siamo fatti per un amore grande e sconfinato. Nessun amore terreno ci basta. Desideriamo andare oltre ed incontrare un amore eterno, infinito, inesauribile. E in ogni relazione d'amore, perfino in quelle «sbagliate», è questo amore eterno che cerchiamo, che desideriamo, che mendichiamo: l’amore di Dio.

2. Questa domenica, qui a Cana di Galilea, siamo invitati a comprendere tutto il valore dell'amore umano, a partire dall’amore che Dio ha per il suo popolo e l’intera umanità, che è come l’amore dello sposo per la sposa. La Parola di Dio di questa domenica ci invita infatti a riflettere sull’amore di Dio per il suo Popolo e sull’amore di Cristo per la Chiesa sua sposa. È di questo mistero d’amore che diventa segno e strumento anche l’amore tra un uomo e una donna santificato nel sacramento del matrimonio. Questa domenica però ognuno e ognuna di noi è chiamato a scoprire che anche la propria relazione personale col Signore ha da essere una relazione d’amore, una relazione sponsale. 
Per questo vogliamo pregare oggi per la Chiesa e per le nostre comunità parrocchiali, perché prendano coscienza della bellezza di essere la Sposa di Cristo. In questo anno della famiglia vogliamo pregare in modo speciale per i fidanzati e per gli sposi di tutto il mondo. Vogliamo affidare a Gesù attraverso lo sguardo e l’intercessione di Maria sua Madre particolarmente le famiglie e i matrimoni in crisi, le situazioni in cui sta venendo meno il vino della gioia, dell’amore, del servizio reciproco. 
Vogliamo pregare per ciascuno di noi, per avere in dono la capacità autentica di amare e lasciarci amare.

3. Per tutto l'Antico Testamento il simbolo matrimoniale è uno dei più adatti ad esprimere il tipo di relazione che Dio vuole instaurare con il suo popolo, ma anche con ciascuno e ciascuna di noi. L'alleanza di Dio con il popolo non è di tipo economico-militare ma di tipo matrimoniale, così infatti si rivolge a Gerusalemme che si sente abbandonata, devastata e trascurata: «come gioisce lo sposo per la sposa, così per te gioirà il tuo Dio» (Is 62,5).

4. Riannodando i fili dell’Antico e del Nuovo Testamento l'evangelista Giovanni pone all'inizio del ministero di Gesù il brano evangelico delle nozze di Cana. Con questo episodio ci fa comprendere che il matrimonio tra Dio ed il suo popolo si realizza nella vita, nel ministero e nella Pasqua di Gesù. 
Il matrimonio di due giovani di cui non sappiamo niente, nemmeno i nomi, diventa per l’evangelista Giovanni il pretesto per farci capire che è Gesù lo Sposo venuto a realizzare l’amore di Dio per il suo popolo e per l’umanità intera, sotto lo sguardo attento, materno e pieno di cura di Maria sua madre.

5. Dalle letture di questa domenica comprendiamo anche come il Cristo-Sposo si prende cura della Chiesa-Sposa. Nel brano di Isaia, che abbiamo ascoltato come prima lettura, ciò appare attraverso una serie di parole che esprimono il compiacersi di Dio per Gerusalemme: “Nessuno ti chiamerà più Abbandonata, né la tua terra sarà più detta Devastata, ma sarai chiamata Mia Gioia e la tua terra Sposata, perché il Signore troverà in te la sua delizia e la tua terra avrà uno sposo” (Is 62,4). 
Nella seconda lettura ci vien detto che il Cristo-Sposo si prende cura della Chiesa-Sposa ricolmandola in modo sovrabbondante dei doni dello Spirito che si traducono poi in servizi che rendono viva la Chiesa e la rendono capace a sua volta di esprimere l’amore in forme concrete. 
Nel vangelo il Cristo, per l’intervento e l’intercessione di Maria sua madre, dona un vino nuovo, immagine ricchissima che riassume il dono dei beni messianici, dello Spirito Santo, dell’Eucaristia, della gioia piena che Gesù poi donerà sulla croce, ancora alla presenza della madre e del discepolo amato. 
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6. Parlando della nostra vita cristiana, lo stesso san Francesco, in una lettera che scrive otto secoli fa a tutti gli uomini e le donne del mondo la presenta come vita sponsale: “Siamo sposi [del Signore], quando nello Spirito Santo l'anima fedele si unisce a Gesù Cristo. Siamo suoi fratelli, quando facciamo la volontà del Padre suo, che è nel cielo. Siamo madri, quando lo portiamo nel nostro cuore e nel nostro corpo attraverso l'amore e la pura e sincera coscienza, e lo generiamo attraverso il santo operare, che deve risplendere in esempio per gli altri… Oh, come è santo, consolante, bello e ammirabile avere un tale Sposo” (2Lfed 51-55: FF 200-201).
Come dicevo all’inizio siamo fatti per un amore infinito. Siamo fatti per ricevere l’amore di Dio e ricambiarlo in una relazione così intensa e personale da poter trovare una similitudine solo nell’immagine del matrimonio.

7. Tutto questo, noi celebriamo qui a Cana, sotto lo sguardo premuroso di Maria. Come ci ha ricordato San Giovanni Paolo II nell’enciclica “Redemptoris Mater” (cfr. RM 21-22), da un lato Maria si accorge di ciò che viene a mancare e intercede come mediatrice presso il suo divin Figlio; dall’altro Maria sa che per poter agire Gesù ha bisogno di trovare libera disponibilità nel cuore degli uomini, perciò Maria chiede ai servi di fare quello che Gesù dice. 
Questa presenza premurosa di Maria non riguarda solo il racconto delle nozze di Cana, riguarda tutto il cammino della Chiesa nella storia, riguarda la vita concreta delle nostre famiglie, riguarda la vita di ognuno di noi. 
Maria continua a vedere quando sta per mancare l’amore, la gioia, la fedeltà; Maria continua ad intercedere per la Chiesa, per gli sposi, per ognuno di noi; Maria continua anche a ripeterci senza sosta: “Qualsiasi cosa mio figlio Gesù vi dirà di fare, fatela!”.

8. Mettiamo la Chiesa, le nostre parrocchie, le nostre famiglie e comunità religiose, le nostre povere persone sotto lo sguardo attento, premuroso e preveniente di Maria. Come ricorda il poeta Dante in una bellissima preghiera, la benignità di Maria nei nostri confronti non si limita a soccorrerci nelle nostre necessità quando noi le rivolgiamo una richiesta. 
La benignità di Maria precede le nostre richieste e presenta liberamente al suo divin Figlio ciò di cui abbiamo bisogno prima ancora che noi ce ne accorgiamo. 
Però il suo Figlio può intervenire solo a condizione che noi, come i servi del racconto evangelico, ci fidiamo dell’indicazione di Maria e facciamo tutto quello che Gesù ci chiederà.
Così sia.
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Is 62.1-5; 1 Cor 12: 4-11; Jn 2: 1-11

1. Dear brothers and sisters


May the Lord give you peace!


We are people, men and women; we are not enough in ourselves. We are made to enter into a relationship. We are made to love. We are made for a great and boundless love. No earthly love is enough for us. We want to go further and meet an eternal, infinite, inexhaustible love. In fact in every relationship of love, even in "wrong" ones, it is this eternal love that we seek, that we desire, that we beg for: the love of God.


2. This Sunday, here in Cana of Galilee, we are invited to understand the full value of human love, starting with the love that God has for His people and for all humanity, which is like the love of the bridegroom for his bride. In fact, the Word of God this Sunday invites us to reflect on God's love for His People and on Christ's love for His Church as His bride. It is of this mystery of love that the love between a man and a woman, sanctified in the sacrament of marriage, becomes a sign and instrument. This Sunday, however, each and every one of us is called to discover that one's personal relationship with the Lord must also be a relationship of love, a spousal relationship.
For this reason we need to pray to-day for the Church and for our parish communities, so that they become aware of the beauty of being the Bride of Christ. In this “Year of the Family” we need to pray in a special way for engaged couples and newlyweds from all over the world. We need to entrust to Jesus through the gaze and intercession of Mary Mother of Jesus particularly families and marriages in crisis, situations in which the wine of joy, love and mutual service is failing.
We need to pray for each of us, to have the authentic ability to love and let ourselves be loved as a gift.


3. Throughout the Old Testament the marriage symbol is one of the most suitable to express the type of relationship that God wants to establish with His people, but also with each and every one of us individually. God's covenant with the people is not of an economic-military type but of a matrimonial type, so in fact He turns to Jerusalem that feels abandoned, devastated and neglected: "as the bridegroom rejoices for the bride, so will your God "(Is 62, 5).


4. By re-tying the threads of the Old and New Testament, the Evangelist John places the Gospel passage of the wedding at Cana at the beginning of Jesus' ministry. With this episode he enables us to understand that the marriage between God and His people is realized in the life, ministry and Paschal mystery of Jesus.
The marriage of two young people we know nothing about, not even their names, becomes the pretext for the Evangelist John to make us understand that it is Jesus the Bridegroom who came to realize God's love for His people and for all humanity, under the attentive, maternal and full of care in the gaze of Mary His mother.


5. From this Sunday's readings we also understand how Christ the Bridegroom takes care of the Church-Bride. In the passage from Isaiah, which we heard as the first reading, this appears through a series of words that express God's delight in Jerusalem: “No one will call you forsaken anymore, nor will your land be called devastated, but you will be your land Married, because the Lord will find His delight in you and your land will have a husband” (Is 62, 4).
In the second reading we are told that the Christ-Bridegroom takes care of the Church-Bride, filling her in a superabundant way with the gifts of the Spirit which are then translated into services that make the Church alive and enable her in turn to express love in concrete forms.
In the Gospel, Christ, through the intervention and intercession of Mary His mother, gives a new wine, a very rich image that summarizes the gift of the messianic goods, of the Holy Spirit, of the Eucharist, of the full joy that Jesus will then give on the Cross , again in the presence of His mother and His beloved disciple.


6. Speaking of our Christian life, St. Francis himself, in a letter he wrote eight centuries ago to all the men and women of the world, presents it as a spousal life: “We are spouses [of the Lord], when in the Holy Spirit faithful soul unites with Jesus Christ. We are His brothers when we do the Will of His Father, who is in heaven. We are mothers, when we carry it in our heart and in our body through love and pure and sincere conscience, and we generate it through holy work, which must shine as an example for others ... Oh, how holy, consoling, beautiful it is admirable to have such a Spouse "(2Lfed 51-55: FF 200-201).
As I said at the beginning, we are made for an infinite love. We are made to receive God's love and return it in such an intense and personal relationship that we can find a similarity only in the image of marriage.


7. We celebrate all this here in Cana, under the attentive gaze of Mary. As Saint John Paul II reminded us in the encyclical "Redemptoris Mater" (cf. RM 21-22), on the one hand Mary realizes what is missing and intercedes as a mediatrix with her Divine Son; on the other hand, Mary knows that in order to act, Jesus needs to find free availability in the hearts of men and women, therefore she asks the servants to do whatsoever Jesus says.
This caring presence of Mary does not only concern the story of the wedding at Cana, it concerns the whole journey of the Church in history, it concerns the concrete life of our families, and it concerns the life of each of us.
Mary continues to see when love, joy, fidelity are about to fail; Mary continues to intercede for the Church, for the spouses, for each of us; Mary also continues to repeat to us relentlessly: "Whatsoever my Son Jesus tells you to do, do it!”


8. Let us place the Church, our parishes, our families and religious communities, our poor people under the attentive, thoughtful and anticipating gaze of Mary. As the poet Dante recalls in a beautiful prayer, “Mary's kindness towards us is not limited to helping us in our needs when we make a request to her”.
Mary's kindness precedes our requests and freely presents to her Divine Son what we need before we even realize it.
However, her Son can only intervene on condition that we, like the servants of the Gospel narrative, trust Mary's indication and do everything that Jesus asks of us.


Amen.