Nelle mani del Padre

Domenica delle Palme e della Passione del Signore C

Continua la collaborazione tra VITA TRENTINA  e fr. Francesco Patton, Custode di Terra Santa nella rubrica "In ascolto della Parola". Al suo fianco le formichine di Fabio Vettori, interpreti della Parola, di domenica in domenica.

Is 50,4-7; Fil 2,6-11; Lc 22,14-23,56

«Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Lc 23,46

La celebrazione della domenica della Passione del Signore ci prepara direttamente alla Pasqua. È una celebrazione molto antica che risale ad una tradizione della Chiesa di Gerusalemme del IV secolo. È una celebrazione che ci richiede una partecipazione particolarmente attiva: in Terra Santa ripercorriamo cantando, pregando e con rami di palma in mano il cammino da Betfage fino a Gerusalemme, e in tutte le parrocchie del mondo si fa una processione iniziale che vuole riproporre l’ingresso solenne di Gesù nella Città Santa. È una celebrazione estremamente coinvolgente anche dal punto di vista emotivo: la narrazione della Passione di Gesù ha una forza tale da portare alla commozione, al silenzio, alla conversione.

Quest’anno è l’evangelista Luca a narrarci i fatti della passione-morte di Gesù e proporcene una rilettura teologica che ci aiuti a comprendere chi è il Cristo per noi. Lo fa, come tutti gli evangelisti, rischiarato dalla luce che, sulla passione, hanno proiettato la Risurrezione e il dono dello Spirito Santo.

Nel suo racconto della passione-morte di Gesù l’evangelista Luca presenta alcune caratteristiche peculiari. Egli dà anzitutto un’interpretazione serena degli eventi, dal momento che presenta Gesù sempre fiducioso e abbandonato nella volontà e nelle mani del Padre. Gesù testimonia di essere fedele al Padre perché accetta di compiere la sua volontà donando la propria vita, come si coglie nella preghiera nell’orto degli ulivi: «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia, non sia fatta la mia, ma la tua volontà» (Lc 22,42). La fedeltà di Gesù al Padre tocca il vertice quando sulla croce prega: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito» (Lc 23,46).

In secondo luogo, Gesù è messo in continua relazione con i discepoli e chiama continuamente in causa i discepoli invitandoli a collaborare con lui, quasi «passando le consegne», suscitando di volta in volta partecipazionepentimentocommozionecollaborazione. La consegna di sé suprema avviene già nell’ultima cena, attraverso il dono dell’Eucaristia: «Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me»… «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi» (Lc 22,19-20). E ancora: «chi è il più grande tra voi diventi come il più piccolo e chi governa come colui che serve… io sto in mezzo a voi come colui che serve» (Lc 22,26-27).

Luca presenta la passione-morte anche come il momento dello scontro decisivo tra Gesù e Satana, che si era allontanato al termine delle tentazioni ed ora ritorna all’assalto: è lo scontro ultimo nel quale Gesù porta a termine la sua vittoria e liquida l’avversario una volta per sempre. Ma la caratteristica che più risalta è la presentazione di Gesù come modello del cristiano in quanto testimone-martire perfetto: Gesù testimonia che egli ama il Padre amando l’uomo: è per noi che celebra la Nuova Alleanza con i suoi discepoli, è per noi che perdona i propri crocifissori, ed è per noi che promette il paradiso al ladrone pentito. Egli testimonia la forza dell’amoredel dono di sé e del perdono: dal suo modo di morire la gente che aveva partecipato alla sua condanna comincia a prendere coscienza di aver sbagliato, i paurosi cominciano ad esporsi, le cose cominciano a cambiare.

Davanti alla passione e morte di Gesù sorge spontanea la domanda: fin dove siamo disposti a lasciarci raggiungere dal suo dono e coinvolgere dalla sua testimonianza? Fin dove siamo disposti a seguirlo?

di fr. Francesco Patton, ofm

Custode di Terra Santa