Mi ami? Seguimi!

Professione solenne di fr. Javier e fr. Juan Cancio

At 5,27-32.40-41; Sal 29; Ap 5,11-14; Gv 21,1-19

1.    Carissime sorelle e carissimi fratelli, il Signore vi dia Pace!

Carissimi fr. Javier e Juan Cancio, 

oggi è una giornata speciale per voi e per tutti noi. Per voi è il giorno della professione solenne, il giorno in cui in modo solenne Gesù vi pone la domanda posta a Pietro lungo la riva del lago di Tiberiade, a Tabga: “Javier, Juan Cancio, mi ami tu più di tutto e più di tutti?” e in modo altrettanto solenne, anche se con altre parole anche voi date la risposta di Pietro: “Signore, tu sai tutto, tu sai che ti voglio bene”. Così Gesù vi può dire in modo definitivo: “Seguimi!”

2.    Le letture di questa domenica sono veramente molto belle e molto adatte per comprendere il valore della chiamata a “seguire le orme di nostro Signore Gesù Cristo” e sono molto adatte anche per capire cosa vuol dire “osservare il vangelo di nostro Signore Gesù Cristo vivendo in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità”, come ci suggerisce il capitolo primo della Regola bollata.
Per non allargarmi troppo vorrei evidenziare tre aspetti:
a)    Il cuore della vocazione è nella relazione di amore con Gesù;
b)    attraverso i voti vissuti in modo autentico manifestiamo il nostro impegno a mettere la volontà di Dio davanti a ogni altra volontà;
c)    nella nostra vocazione francescana la lode a Dio è fondamentale.

3. Anzitutto riflettiamo sul fatto che il cuore della vocazione è nella relazione di amore con Gesù. È bellissimo il colloquio tra Gesù e Pietro. Durante gli anni della vita pubblica Pietro era stato interrogato sulla fede ed era arrivato a dire a Gesù: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. Eppure dopo questa solenne professione di fede, potremmo dire dopo aver superato il più impegnativo esame di teologia dogmatica, Pietro si era rivelato fragile: non voleva seguire Gesù sulla via della croce, era preoccupato come gli altri per i primi posti e di essere il più grande, non voleva lasciarsi lavare i piedi da Gesù perché questo voleva dire andare anche lui verso il servizio piuttosto che verso le onorificenze, lo aveva rinnegato tre volte pur avendo dichiarato di essere disposto a morire per lui.
Adesso, dopo la risurrezione, a Pietro viene fatto un nuovo esame. Non è però più interrogato sulla fede ma sull’amore. Gesù gli chiede per due volte: “Mi ami?” e usa il verbo dell’amore incondizionato, in greco “agapao”. E per due volte Pietro risponde a Gesù: “Ti voglio bene”, usando il verbo dell’amicizia “fileo”, anziché quello dell’amore incondizionato. Evidentemente Pietro ha preso coscienza, direttamente e attraverso la propria esperienza, che la sua capacità di amare è fragile. La terza volta è Gesù ad adattarsi a Pietro, e gli chiede, usando lo stesso verbo usato da Pietro: “Mi vuoi bene?” e Pietro risponde: “Signore tu sai tutto, tu sai che ti voglio bene”.
Ad ogni professione di amore corrisponde poi un invito crescente che Gesù fa a Pietro a cooperare con Lui: “Pasci i miei agnelli, pascola le mie pecore, pasci le mie pecore”. Gesù poi gli profetizza che questa volta davvero lo seguirà fino in fondo, fino nell’esperienza della passione e del dono della vita. E alla fine arriva la chiamata, quella definitiva: “Seguimi”. Una chiamata che si ripete poche righe dopo, nella continuazione del brano evangelico, quando Pietro si volta indietro e vede Giovanni e chiede: “E lui?” E Gesù gli risponde: “Cosa ti importa qual è il piano che io ho per lui? Tu seguimi!” Cioè, nel vivere la tua vocazione non metterti a fare paragoni con la vocazione degli altri, ma concentrati nel seguirmi, nell’amarmi, nel fare quello che io ti chiedo, nell’assumere la missione che io ti affido.
Carissimi fr. Javier e fr. Juan Cancio. Questo dialogo imparatelo a memoria. Sentitelo come il vero esame per la professione solenne e per ogni eventuale futuro ministero nella Chiesa. E da questo dialogo imparate ad essere umili nella risposta, perché il presuntuoso fa poca strada nella vocazione.

4. Il secondo aspetto da sottolineare è che attraverso i voti vissuti in modo autentico manifestiamo il nostro impegno a mettere la volontà di Dio davanti a ogni altra volontà.
Carissimi fr. Javier e fr. Juan Cancio, probabilmente non verrete portati davanti a tribunali speciali a causa della vostra vocazione, come successe a Pietro e Giovanni negli Atti degli Apostoli. Però c’è un tribunale, il tribunale del mondo, che continuamente mette in dubbio la bontà e la sensatezza della vita cristiana e a maggior ragione della nostra vocazione a “osservare il vangelo di nostro Signore Gesù Cristo vivendo in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità”. 
La cultura del mondo, il tribunale del mondo, ci dice che non ha senso vivere in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità. Perché se vivi in obbedienza dovrai limitare la tua libertà e invece ti devi autorealizzare e autodeterminare; e se scegli la via dell’espropriazione e della povertà sarai senza sicurezze materiali; e se scegli la via della castità sarai una persona frustrata sul piano affettivo, mentre è così bello fare ciò che ci dà piacere e ci fa sentire bene.
Eppure, nonostante e di fronte a questa prospettiva mondana, particolarmente forte e persuasiva ai nostri giorni, noi, come Pietro e Giovanni, percepiamo interiormente che è meglio “obbedire a Dio piuttosto che agli uomini”, è meglio obbedire a Dio piuttosto che seguire la mentalità comune. E nell’obbedire a Dio accogliamo l’invito a rivivere in noi stessi l’obbedienza del Suo Figlio Gesù Cristo, che ci ha portato la vera libertà; l’espropriazione e la povertà del Suo Figlio Gesù Cristo, che ci ha arricchiti della vita divina; la castità del Suo Figlio Gesù Cristo, che ci ha mostrato l’amore più grande, quello che non cerca il proprio appagamento ma arriva a dare la vita per la salvezza dei fratelli. 

5. Infine le letture di questa celebrazione ci suggeriscono che nella nostra vocazione francescana è fondamentale anche la lode a Dio. Il brano dell’Apocalisse è un testo dal quale san Francesco trae ispirazione per l’inizio del Cantico di Frate Sole: “Altissimo, onnipotente e bon Signore, tue so’ le laude, la gloria, l’onore et onne benedizione. A te solo altissimu se confano e nullu homo ene dignu te mentovare”. La lode è parte della nostra vita e vocazione. La lode che nasce ogni volta che ci rendiamo conto di quello che Dio ha fatto per noi, per l’intera umanità e l’intero creato e di quanto è arrivato ad amarci in modo personale. La lode che nasce da un animo riconoscente e ci fa percepire il bene e la bontà di Dio presente e operante nella nostra vita, nel mondo, nella storia e nella Chiesa. La lode che rende la nostra vita gioiosa, nonostante tutte le fatiche, le difficoltà e le crisi che ci possano essere. Lode a Dio e impegno nel vivere la vocazione significa esprimere con le parole e con la vita la nostra riconoscenza al Signore che ci ha chiamati e il nostro amore per Lui.

6. Carissimi fr. Javier e fr. Juan Cancio, nell’accogliere come fraternità la vostra professione vogliamo anche formularvi un augurio:
d)    che sappiate coltivare la vostra relazione di amore con Gesù Cristo risorto e vivente e che sappiate vivere il vostro impegno nella vita consacrata e nei voti come una risposta di amore, anche se limitato e fragile, all’amore smisurato che Lui, Gesù, ha manifestato dando la vita per ciascuno di noi.
e)    Che sappiate coltivare la capacità di lodare il Signore, sull’esempio di san Francesco, in comunione con tutte le creature e tutto il creato, per partecipare alla lode che si compie in cielo davanti all’Agnello immolato, cioè davanti al Cristo che si è sacrificato e ha dato la vita per noi.
f)    La Vergine Immacolata, nostra patrona, il Serafico Padre insieme a s. Antonio, a s. Francesco Solano e a tutti i Santi Francescani vi accompagnino con la loro intercessione perché possiate giungere, seguendo le orme di Gesù, alla vita eterna.