Mangiare per vivere o per sopravvivere? - Eat to live or to survive?

Promessa Eucaristica - Eucharistic Promise


Es 24,3-11; Sal 115; 1Cor 11,23-26; Gv 6,24-59

1. Carissime sorelle e carissimi fratelli, il Signore vi dia Pace!
Siamo nella casa di Pietro e dalle vetrate di questo santuario possiamo intravedere il luogo dove Gesù ha pronunciato il suo discorso eucaristico, riportato nel capitolo sesto del vangelo secondo Giovanni.
È un discorso che fa seguito al grande segno della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Ed è un discorso che si apre e si chiude con una provocazione. 

2. Dopo la moltiplicazione dei pani e dei pesci Gesù è fuggito perché la folla voleva farlo re. Poi viene raggiunto qui a Cafarnao, ed ecco la prima provocazione: “Voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato i pani moltiplicati e vi siete riempiti la pancia. Cercate di procurarvi non il cibo per la vita mortale ma quello per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di Lui il Padre ha posto il suo sigillo” (vv 26-27). Cioè il suo Spirito Santo.
Verso la fine del capitolo, terminato il discorso sul Pane di vita, dopo che quasi tutti se ne sono andati, Gesù provoca anche i Dodici: “Volete andarvene anche voi?” (v.67) e sappiamo qual è la risposta di Pietro: “Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna, e noi abbiamo creduto e conosciuto che sei il Santo di Dio” (vv 68-69).

3. In mezzo a queste due provocazioni c’è tutto il discorso sul Pane di Vita, che è riassumibile a sua volta in una domanda provocatoria, che è in qualche modo contenuta già nella provocazione iniziale: noi mangiamo per vivere o per sopravvivere?
Se noi smettiamo di mangiare è evidente che moriamo. Ma anche se noi mangiamo moriamo. Tutto il cibo che mangiamo nel corso della nostra esistenza non ci dà la vita ma ci fa semplicemente sopravvivere fino al giorno in cui comunque moriremo.
Così è stato anche per il popolo eletto nei 40 anni di cammino nel deserto. Hanno mangiato un cibo sconosciuto, la manna, che era profezia di un altro cibo, ma sono comunque morti.
In realtà noi mangiamo nella speranza che ci sia un cibo capace NON di farci sopravvivere ma di farci vivere, per sempre. È questo il cibo che desideriamo nel profondo del cuore. E il Pane della Vita è precisamente un cibo che ha in sé la vita e ci permette di ricevere il dono della Vita, NON di sopravvivere per 20, 50 o 100 anni, ma di vivere per sempre, cioè di superare quel termine inevitabile che si chiama morte.

4. Questo Pane, ci dice Gesù in questo capitolo sesto del Vangelo secondo Giovanni, è Lui stesso. Questo Pane, è la Sua persona vivente. Questo Pane è un dono del Padre che è la fonte della vita. È il Padre che ha la vita in sé stesso e dona la vita al Figlio, e il Figlio a sua volta dona la vita a chi lo accoglie. E Gesù non ci dona la vita attraverso mezzi esterni da sé ma attraverso il dono della sua carne, cioè donando per noi tutto se stesso nella fragilità della sua umanità, che per molti suoi contemporanei è uno scandalo e per molti nostri contemporanei è qualcosa di assurdo. E come dona la sua carne, così Gesù dona a noi anche il suo sangue, cioè la sua vita, dal primo istante fino all’ultimo respiro, con amore e per amore. E con la sua vita Gesù ci dona il suo stesso Spirito, quello Spirito che il Padre da tutta l’eternità ha posto su di Lui come sigillo del suo essere autenticamente il “figlio generato e non creato”, come recitiamo nella professione di fede.

5. Questo Pane che è Gesù va perciò accolto prima di tutto mediante la fede, accogliendo la sua persona e la sua parola, fidandosi della sua persona e della sua parola. Poi certamente anche nutrendosi del sacramento del suo Corpo e del suo Sangue, cioè dell’Eucaristia. Questo Pane va accolto mediante il dono dello Spirito, perché è lo Spirito che dà la vita ed è lo Spirito che Gesù ci dona attraverso il dono della sua parola, attraverso il dono del suo corpo e del suo sangue, attraverso il dono della sua vita.

6. Qui a Cafarnao dobbiamo perciò lasciarci provocare dalle parole di Gesù: quale cibo cerchiamo? Di cosa ci vogliamo nutrire? È ovvio che per la vita terrena abbiamo bisogno del cibo di tutti i giorni. Ma accontentarci di questo vorrebbe dire accontentarci di sopravvivere. 
È qualcosa che mette una profonda tristezza dentro il cuore constatare che la cultura oggi dominante in tanta parte del mondo è una cultura del sopravvivere, non del vivere in modo autentico. Eppure se nella cultura consumista ci limitiamo a cercare di soddisfare i nostri bisogni questo significa che continuiamo a cercare il cibo che al massimo fa sopravvivere, non quello che dona la vita eterna.

7. In questa celebrazione eucaristica, qui dove Gesù ha presentato e offerto se stesso come il Pane della Vita, chiediamo la grazia di saperlo accogliere in modo personale e autentico, perché come Gesù vive per il Padre, così anche ciascuno e ciascuna di noi, nutrendosi di Gesù possa vivere per Gesù e vivere in eterno.
Non accontentiamoci di sopravvivere, visto che la fonte della Vita, il Padre, donandoci il suo Figlio Gesù ci vuole introdurre nella sua stessa vita e farci vivere per sempre. Non accontentiamoci di sopravvivere quando ci viene offerta la grazia di vivere in eterno, cioè di vivere in Dio.

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Ex 24: 3-11; Ps 115; 1 Cor 11,23-26; Jn 6: 24-59

1. Dear sisters and brothers, May the Lord give you Peace!
We are in the house of Peter and from the windows of this sanctuary we can glimpse the place where Jesus gave His Eucharistic discourse, reported in the sixth chapter of the Gospel according to John. It is a discourse that follows the great sign of the multiplication of the loaves and fishes. And it is a discourse that opens and closes with a provocation.

2. After the multiplication of the loaves and fishes, Jesus fled because the crowd wanted to make Him king. Then He came here in Capharnaüm, and here is the first provocation: “You are looking for Me not because you have seen signs, but because you have eaten the multiplied loaves and filled your stomach. Try to get food not for mortal life but for eternal life and that the Son of man will give you. Because the Father has placed His seal on Him "(vv 26-27). That is, His Holy Spirit. 
Towards the end of the chapter, after the discourse on the Bread of Life is over, after almost everyone has gone, Jesus provokes the Twelve too: "Do you want to go too?" (v.67) and we know what Peter's response is: “Lord, to whom shall we go? You alone have the words of eternal life, and we have believed and known that You are the Holy One of God ”(vv 68-69).

3. Between these two provocations there is the whole discourse on the Bread of Life, which in turn can be summed up in a provocative question, which is somehow already contained in the initial provocation: do we eat to live or to survive? 
If we stop eating it is evident that we will die. But even if we eat we die. All the food we eat in the course of our existence does not give us life but simply enables us to survive until the day we die anyway.
So it was also for the chosen people in the 40 years of walking in the desert. They ate an unknown food, manna, which was a prophecy of another food, but they died anyway. 
In reality we eat in the hope that there is a food capable NOT only of enabling us to survive but enabling us to live, forever! This is the food we crave in the depths of our hearts. 
Indeed, the Bread of Life is precisely a food that has life within it and allows us to receive the gift of Life, NOT to survive for 20, 50 or 100 years, but to live forever, that is, to overcome that inevitable term that we call death.

4. This Bread, Jesus tells us in this sixth chapter of the Gospel according to John, is Himself. This Bread is His living person. This Bread is a gift from the Father who is the source of life. It is the Father who has life in Himself and gives life to the Son, and the Son in turn gives life to those who welcome Him. 
Jesus does not give us life through external means but through the gift of His flesh, that is, by giving to us all of Himself in the fragility of His humanity, which for many of His contemporaries is a scandal and for many of our contemporaries is something absurd. So it is that, as He gives us His flesh, so Jesus also gives us His blood, that is, His life, from the first moment to the last breath, with love and for love. For it is with His life that Jesus gives us His own Spirit, that Spirit that the Father from all eternity has placed upon Him as a seal of His being authentically the “begotten and not created Son”, as we recite in the Creed, our profession faith.

5. This Bread which is actually Jesus Himself, must therefore be welcomed first of all through faith, accepting His person and His word, trusting in His person and in His word. 
Thereafter, and most certainly also feeding on the Sacrament of His Body and His Blood, that is, the Eucharist. 
This Bread must be received through the gift of the Spirit, because it is the Spirit who gives life and it is the Spirit that Jesus gives us through the gift of His word, through the gift of His body and His blood, through the gift of His life.

6. Here in Capernaum we must therefore allow ourselves to be provoked by the words of Jesus: what food are we really looking for? What do we want to feed on? 
It is obvious that for earthly life we need everyday food, however, to be satisfied with this would mean to be satisfied with surviving. 
It is something that puts a deep sadness in our heart to see that the culture dominant to-day in so much of the world, it is a culture of surviving, not of living authentically. 
Yet if in this consumer culture we limit ourselves to trying to satisfy our own needs, this means that we continue to look for the food that best allows us survive, not the food that gives eternal life.

7. In this Eucharistic celebration, here where Jesus presented and offered Himself as the Bread of Life, we ask for the grace to know how to welcome Him in a personal and authentic way, because as Jesus lives for the Father, so too each and everyone of us, by being nourished by Jesus, may in fact, live for Jesus and live forever. 
Let us not be satisfied with just surviving, since the source of Life, the Father, by giving us His Son Jesus wants to lead us into communion with His own life and enable us to live forever. 
Let us not be content with surviving when we are offered the grace to live forever, that is, to live in God.