L’Immacolata è specchio della nostra vocazione

Solennità dell'Immacolata e prima Messa di Fr. Marco Carrara

Letture: Gen 3,9-15.20; Sal 97; Ef 1,3-6.11-12; Lc 1,26-38

1. Carissimo Fr. Marco, carissimi genitori, carissimi fratelli e sorelle, il Signore vi dia pace!

Oggi abbiamo tanti motivi per gioire e rallegrarci. Certamente per la solennità dell’Immacolata, nostra patrona e avvocata, ma poi anche per la prima Messa del nostro confratello Fr. Marco, che è stato consacrato due giorni fa assieme a Fr. Javier e a Fr. Jerome. Quello del sacerdozio è un ministero, cioè un servizio, grande e importante, perché permette a Gesù di operare attraverso di noi.
Con grande chiarezza, san Francesco otto secoli fa, parlando dei sacerdoti diceva: “in essi io discerno il Figlio di Dio e sono miei signori. E faccio questo perché, dello stesso altissimo Figlio di Dio nient'altro vedo corporalmente, in questo mondo, se non il santissimo corpo e il santissimo sangue suo, che essi ricevono ed essi soli amministrano agli altri” (Test 8-10: FF 113).

2. Qualche settimana fa, durante una sua omelia, abbiamo scoperto che a Fr. Marco piacciono i trittici, cercherò perciò anche io di tratteggiare un trittico, tenendo conto soprattutto del Vangelo che abbiamo appena ascoltato:
a.    nella prima scena cercherò di richiamare il mistero della vocazione di Maria e la nostra;
b.    nella seconda scena darò spazio ai dubbi e alle domande di Maria, ma anche ai nostri dubbi e alle nostre domande;
c.    nella terza scena mi soffermerò sul suo e sul nostro “Eccomi”.

3. Anzitutto, nella prima scena, contempliamo il mistero della vocazione di Maria e la nostra. Nel vangelo appena proclamato abbiamo sentito l’angelo Gabriele salutare Maria: “Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te”. 
In questo saluto è contenuto il nucleo e la sintesi del dogma dell’Immacolata concezione di Maria. L’espressione “piena di grazia” significa infatti: “Tu sei stata ricolmata da sempre e sei ricolmata per sempre e in modo pieno e permanente della grazia di Dio, della sua benevolenza, del suo amore che è più forte del male e del peccato”. 
E il motivo per cui Dio ha ricolmato di grazia Maria e l’ha preservata dal contagio del male è esattamente per prepararla ad accogliere la sua vocazione, che è quella di diventare la madre del Figlio di Dio, colui che è venuto nel mondo per rendere anche noi “Santi e immacolati davanti a Dio nell’amore, predestinandoci a diventare figli adottivi del Padre” (cfr Ef 1,3-5).

4. La nostra vocazione, la tua vocazione, carissimo Fr. Marco, è e deve essere nella stessa linea. Sei chiamato a donare Gesù alla gente che incontrerai, così come Maria è stata chiamata a donarlo all’umanità di ogni tempo. E la sorgente della tua vocazione, che vuol dire anche la condizione di possibilità perché tu riesca a vivere la tua vocazione, non sta in quello che tu fai, ma in quello che Dio ha fatto per te e fa per te e continuerà a fare per te attraverso la sua grazia, attraverso il suo amore gratuito e la sua benevolenza infinita. Quindi sappi che anche tu, nella tua chiamata, sei accompagnato e custodito anzitutto dalla grazia, dalla benevolenza e dall’amore gratuito di Dio.

5. Nella seconda scena diamo spazio al turbamento, ai dubbi e alle domande di Maria, ma anche ai nostri dubbi e alle nostre domande. Maria, nel racconto di Luca non è né un’oca giuliva che ride e non capisce quello che succede, né una ragazza passiva priva di dubbi o di domande. Maria è una ragazza che prova turbamento di fronte a quello che le viene detto, è una ragazza che espone i suoi dubbi all’angelo e a Dio che lo ha mandato, è una ragazza che pone domande.
Nei racconti di vocazione che troviamo nella bibbia c’è sempre spazio per il turbamento che denota che siamo consapevoli che ci vien chiesto qualcosa di grande, per il dubbio che ci permette di approfondire il senso di quello che Dio ci sta chiedendo, per la domanda attraverso la quale Dio può aiutarci a chiarire il senso profondo della nostra vocazione e ciò che comporta.

6. Carissimo Fr. Marco, il tempo in cui noi viviamo è un tempo in cui i turbamenti, le domande e i dubbi sono molti. Tante volte la gente ti chiederà: “Perché?” e non te lo chiederà di fronte a una chiamata, quanto piuttosto di fronte a una difficoltà, a un’esperienza di sofferenza, a una malattia e a una morte assurda. Se avrai imparato sulla tua pelle a sottoporre i tuoi turbamenti, i tuoi dubbi e le tue domande a Dio, al suo Angelo, alla sua Parola, allora, qualche volta, sarai capace anche tu di offrire risposte che non siano superficiali. E imparerai a riconoscere i segni che Dio mette sul tuo cammino per farti capire che nulla è impossibile a Lui; e imparerai ad aiutare le persone a riconoscere un piccolo segno della presenza e dell’amore di Dio anche nelle situazioni più difficili. 
Per fare questo è necessario pregare e meditare, imparare a leggere tutto con fede, cioè alla luce della Parola di Dio e di ciò che Lui ha già fatto. Perché è mentre preghiamo e mentre meditiamo sulla vita alla luce della sua Parola che Dio può rischiarare i nostri turbamenti e i nostri dubbi e le nostre domande.

7. Nella terza scena mi soffermo sull’ “Eccomi” di Maria, che deve diventare anche il nostro, anche il tuo. 
Che cosa vuol dire “Eccomi”? Vuol dire: Signore, sono a tua disposizione con tutta la mia persona, con tutta la mia libertà e volontà, che depongo nelle tue mani con profonda fiducia e in spirito di obbedienza. 
“Eccomi” vuol dire sono a tua disposizione con questo immenso dono che mi ha fatto, che desidero condividere e restituirti ogni giorno donandomi e donandoti ai miei fratelli.  
“Eccomi” vuol dire: sono a tua disposizione con tutto il mio cuore e il mio corpo, che desidero offrirti per amarti sopra ogni cosa e per manifestare al mondo che il tuo amore ci porta a vivere dentro un amore eterno.
“Eccomi” vuol dire: Signore, sono a tua disposizione con i sogni e i desideri che mi porto dentro, con i miei dubbi, turbamenti e domande e con la consapevolezza dei miei limiti e delle mie fragilità, che affido alle tue mani.

8. Finito di dipingere il trittico, carissimo Fr. Marco, desidero concludere con alcune parole che san Francesco ha voluto rivolgere ai sacerdoti del nostro Ordine otto secoli fa, dopo il suo pellegrinaggio in Terra Santa. Citerò pochi versetti e tu potrai completare la lettura per conto tuo sulle Fonti Francescane: “Ascoltate, fratelli miei. Se la beata Vergine è così onorata, come è giusto, perché lo portò nel suo santissimo grembo; se il Battista tremò di gioia e non osò toccare il capo santo del Signore; se è venerato il sepolcro, nel quale egli giacque per qualche tempo; quanto deve essere santo, giusto e degno colui che tocca con le sue mani, riceve nel cuore e con la bocca ed offre agli altri perché ne mangino, Lui non già morituro, ma in eterno vincitore e glorificato, sul quale gli angeli desiderano volgere lo sguardo!
Guardate la vostra dignità, fratelli sacerdoti, e siate santi perché egli è santo. E come il Signore Iddio vi ha onorato sopra tutti gli uomini, con l'affidarvi questo ministero, così anche voi più di tutti amatelo, riveritelo e onoratelo. […]
Guardate, fratelli, l'umiltà di Dio, ed aprite davanti a lui i vostri cuori; umiliatevi anche voi, perché siate da lui esaltati. Nulla, dunque, di voi trattenete per voi, affinché tutti e per intero vi accolga colui che tutto a voi si offre” (LOrd 21-25.28-29: FF 220-221).