L’agenda del missionario

Domenica XIV del tempo ordinario C

Continua la collaborazione tra VITA TRENTINA  e fr. Francesco Patton, Custode di Terra Santa nella rubrica "In ascolto della Parola". Al suo fianco le formichine di Fabio Vettori, interpreti della Parola, di domenica in domenica.

 

Letture: Is 66,10-14; Gal 6,14-18; Lc 10,1-12.17-20

«La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!». Lc 10,2.

La Chiesa trentina è nata grazie al contributo missionario di cristiani venuti da altri paesi a lavorare nella messe del Signore in mezzo alle nostre valli. Domenica scorsa abbiamo ricordato il vescovo Vigilio, di origine romana; i nostri primi martiri sono Sisinio, Martirio e Alessandro, tre monaci venuti da Costantinopoli (oggi Istanbul); tra le tombe nella cripta della cattedrale troviamo anche quella di “Dias, figlio di Bassiano, siriano, commerciante della regione di Antiochia”, un cristiano siriano morto a Trento nel VI secolo. Forse per questo la Chiesa trentina, lungo i secoli, ha saputo poi essere una Chiesa missionaria. Non dobbiamo però sedere sugli allori.

Il vangelo di Luca di questa domenica ci aiuta a ricordare l’urgenza perenne della missione e che tutta la Chiesa è un popolo di missionari: Gesù non invia solo i 12 apostoli, Gesù invia altri 72 discepoli, un numero simbolico per dire che l’annuncio del Vangelo è destinato a tutti i popoli della terra. I Settantadue precedono il Cristo e gli preparano la strada.

In questa occasione, Gesù dà ai discepoli e a tutta la Chiesa una serie di indicazioni, che potremmo definire “l’agenda del missionario”, valida allora e valida anche oggi: lo stile, le priorità, ciò che è veramente essenziale per preparare la gente ad accogliere il Cristo. È di fronte a questo brano evangelico, ascoltato alla Porziuncola, che il giovane Francesco d’Assisi ha potuto dire: «Questo è ciò che bramo realizzare con tutte le mie forze!» (2 Comp VIII,25: FF 1427). Proviamo a sintetizzare gli elementi fondamentali di questa agenda del missionario:

  1. La preghiera rivolta al “padrone della messe perché mandi operai”: non ci vien chiesto di cominciare facendo chissà cosa, ma di iniziare pregando.
  2. La semplicità di vita, la povertà, l’essenzialità in funzione della missione di annunciare il vangelo: è talmente importante far conoscere agli altri che il Signore è vicino, che non ci si può lasciare appesantire da troppe cose.
  3. L’annuncio della pace in parole ed in opere: vivere la pace e annunziare la pace significa già rendere presente Gesù, il Regno di Dio, un mondo nuovo. Al contrario ciò che va contro la pace frena la capacità di annunciare e accogliere Gesù.
  4. La fiducia nella Provvidenza, che consiste nel saper accettare ciò che viene offerto in spirito di condivisione e senza eccessive pretese: è Dio stesso a provvedere ai suoi “ambasciatori”, suscitando la generosità nel cuore della gente, ben oltre l’8 per mille.
  5. L’impegno in favore dell’uomo concreto, dei suoi bisogni e delle sue attese perché si disponga a riconoscere i propri bisogni più profondi e si apra a Gesù Cristo: non si può amare Dio che non si vede se non si è capaci di amare il prossimo che si vede.
  6. E se qualcuno non ci accoglie? Ognuno è libero di accogliere o di rifiutare, ognuno porta il peso e la responsabilità delle proprie scelte. Non sta però a noi formulare giudizi su chi rifiuta la nostra testimonianza, dal momento che l’unico in grado di valutare con giustizia e misericordia è Dio stesso. Chi evangelizza è chiamato a seminare con fiducia, speranza e carità!

A partire da questi elementi fondamentali ci possiamo chiedere se abbiamo coscienza di questa chiamata missionaria che caratterizza tutta la Chiesa ma anche ogni discepolo, ciascuno e ciascuna di noi. Teniamo poi presente che, per il discepolo che si impegna a evangelizzare con la sua testimonianza di vita e con le sue parole, la cosa più importante non è il successo concreto e immediato. Ciò che veramente conta e che ci fa rallegrare è piuttosto il fatto che «i vostri nomi sono scritti nei cieli» (cfr. Lc 10,20). Vale a dire: la vera felicità di ognuno di noi è quella di condividere già la pienezza di vita e di amore che è in Dio.

di fr. Francesco Patton, ofm

Custode di Terra Santa