Io sono il pane della vita - I am the bread of life

Santa Messa Pro Benefactoribus

At 7,51-8,1; Sal 30; Gv 6,30-35

  1. Carissimi fratelli, carissime sorelle, il Signore vi dia pace! Un saluto speciale a tutti coloro che ci seguono attraverso il Christian Media Center.

In questa celebrazione, qui dentro l’Edicola del Santo Sepolcro, nel luogo più santo di tutta la Cristianità, nel luogo dove Gesù, con la sua morte e risurrezione, ha vinto il peccato e la morte, vogliamo ancora una volta pregare per gli ammalati e per coloro che si prendono cura di loro, per i tanti poveri che non hanno i mezzi per curarsi, per i pastori e i governati, che hanno la responsabilità di guidare le comunità e i popoli. Vogliamo pregare in modo particolare per i benefattori di Terra Santa, che con la loro generosità ci permettono di continuare la nostra missione in questa che è la terra in cui il Figlio di Dio, come diciamo nella professione di fede, “per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo, e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo”.

  1. Cosa ci suggerisce di importante la Parola di Dio che abbiamo appena ascoltato?

Sono due gli insegnamenti fondamentali: il vangelo di Giovanni ci ricorda che Gesù è il Pane della vita e dà la vita al mondo; san Luca negli Atti degli Apostoli ci racconta il martirio di Stefano e ci aiuta a comprendere che nella testimonianza del discepolo si attualizza la testimonianza di Gesù, il Maestro.

  1. Anzitutto, l’insegnamento che Gesù offre nella sinagoga di Cafarnao, e che è riportato nel capitolo sesto del Vangelo secondo Giovanni, noi lo possiamo comprendere profondamente qui dentro la basilica del Santo Sepolcro. È questo il luogo che custodisce la memoria della grande opera di Dio, quella di donare il suo Figlio per noi e di farlo risorgere da morte il terzo giorno. In questo modo Dio dona a ciascuno di noi la speranza certa che, se crediamo in Gesù, anche noi partecipiamo della sua pienezza di vita e vinciamo la morte. Inoltre, per comprendere questa parola di Gesù, abbiamo bisogno di comprendere che celebrando l’Eucaristia ci viene data la possibilità di ricevere il Pane della Vita. Cerchiamo allora di ricevere con fede Gesù che si dona a noi in modo personale in questa concreta celebrazione Eucaristica e riceveremo il Pane della Vita.
  1. In secondo luogo, al dono che il Padre ci fa noi siamo chiamati a corrispondere. Per renderci conto che questo è possibile ci viene in aiuto la narrazione del martirio di Stefano, che abbiamo ascoltato dagli Atti degli Apostoli. Questo racconto, infatti, ci permette di comprendere cosa accade in noi discepoli di Gesù quando accogliamo con fede Gesù, il suo insegnamento, la sua vita donata per noi, il mistero della sua passione, morte e risurrezione e il dono dello Spirito.

La nostra vita diventa – come diceva il santo papa Giovanni Paolo II – cristiforme, cioè la nostra vita e la nostra persona diventano un annuncio, una testimonianza esistenziale di ciò che Gesù ha operato in noi trasformandoci a sua immagine e somiglianza.

E infatti Stefano ormai totalmente afferrato dallo Spirito Santo parla con la stessa franchezza con cui ha parlato Gesù, perdona i suoi uccisori come Gesù ha perdonato i suoi, consegna il proprio spirito, cioè tutta la propria vita, nelle mani di Gesù come Gesù in croce ha consegnato tutto se stesso nelle mani del Padre.

  1. Tutto ciò non è qualcosa di distante da noi, ma è qualcosa di totalmente attuale. Durante il recente viaggio di papa Francesco in Iraq tutti noi abbiamo potuto ascoltare la testimonianza di Doha Sabah Abdallah che ha raccontato la sua esperienza. È l’esperienza di una madre che ha perso il proprio bambino per un colpo di mortaio sparato dai terroristi dell’ISIS e che si sforza di perdonare: “Non è facile per me accettare questa realtà, perché la natura umana spesso si sovrappone al richiamo dello spirito, tuttavia, la nostra forza proviene senza dubbio dalla nostra fede nella Risurrezione, fonte di speranza. La mia fede mi dice che i miei bambini stanno nelle braccia di Gesù Cristo nostro Signore. E noi, i sopravvissuti, cerchiamo di perdonare l’aggressore, perché il nostro Maestro Gesù ha perdonato i suoi carnefici. Imitandolo nelle nostre sofferenze, testimoniamo che l’amore è più forte di tutto” (https://www.agensir.it/quotidiano/2021/3/7/papa-in-iraq-a-qaraqosh-la-testimonianza-di-una-donna-che-ha-perso-suo-figlio/).
  1. Qui, nella basilica del Santo Sepolcro, noi custodiamo il luogo fisico del dono di sé che Gesù ha fatto, donando la sua vita per la vita del mondo e per la vita di ognuno di noi. Qui custodiamo il luogo fisico della riconciliazione tra Dio e gli uomini, e della riconciliazione tra di noi: il Calvario, dove Gesù è morto in croce per riconciliare l’umanità a Dio e per rendere anche noi capaci di perdonare. Qui, in questa Eucaristia, riceviamo il corpo e il sangue di Gesù. E mentre li riceviamo con fede, mediante l’azione dello Spirito Santo, veniamo trasformati in Gesù.
  1. Qui, dentro la tomba vuota del nostro Salvatore Gesù Cristo, come ricordavo all’inizio dell’omelia, vogliamo esprimere una preghiera speciale per tutti i benefattori della Terra Santa. Grazie a quello che voi fratelli e sorelle di tutto il mondo donate con generosità noi potremo continuare a testimoniare le grandi opere che il Signore ha compiuto per noi e per l’umanità intera. Potremo farlo per la piccola comunità cristiana locale, potremo farlo per i pellegrini che speriamo possano tornare presto.

Che possiate anche voi, in unione spirituale con noi, ricevere con fede Gesù, il Pane della vita e che possiate sentirlo vivo in voi e vivere come Lui. Che la grazia che sprigiona da questo luogo santissimo e da questa celebrazione possa giungere a ciascuno e ciascuna di voi e riempirvi il cuore di fede, speranza e carità.

Così sia.

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Acts 7.51-8.1; Ps 30; Jn 6.30-35

  1. Dear brothers, dear sisters,

 May the Lord give you peace!

A special greeting to all those who follow us through the Christian Media Center.

In this celebration, here inside the Ædicule of the Holy Sepulchre, in the holiest place in all of Christianity, in the place where Jesus, by His death and Resurrection, conquered sin and death, we wish to offer our prayers once again for the sick, for those who take care of them, for the many poor who do not have the means to care of themselves, for the pastors and those who govern, for those who have the responsibility of guiding communities and nations. We want to pray in a particular way for the benefactors of the Holy Land, who with their generosity allow us to continue our mission in this Land where the Son of God, as we say in the profession of faith, “For us men and for our salvation he came down from heaven, and by the Holy Spirit was incarnate of the Virgin Mary, and became man”.

  1. What does the Word of God that we have just heard suggest to us that is important? There are two fundamental teachings: John’s Gospel reminds us that Jesus is the Bread of life and gives life to the world; Saint Luke in the Acts of the Apostles tells us about Stephen’s martyrdom and helps us to understand that in the witness of the disciple is actualized the testimony of Jesus, the Master.
  1. First of all, the teaching that Jesus offers in the synagogue of Capernaum, and which is reported in the sixth chapter of the Gospel according to John, we can deeply understand here in this Basilica of the Holy Sepulchre. This is the place that preserves the memory of God’s great work, that of giving His Son for us and raising Him from the dead on the third day. In this way God gives each of us the certain hope that, if we believe in Jesus, we too will participate in His fullness of life and overcome death. Furthermore, to understand these words of Jesus, we need to understand that by celebrating the Eucharist we are given the possibility of receiving the Bread of Life. Let us then try to receive with faith Jesus who gives Himself to us in a personal way in this concrete Eucharistic celebration and in this way we will receive the Bread of Life.
  1. Secondly, we are called to correspond to the gift that the Father gives us. To realize that this is possible, the narration of Stephen’s martyrdom, which we have heard from the Acts of the Apostles, helps us. This story, in fact, allows us to understand what happens to us, we who are the disciples of Jesus, when we welcome Jesus with faith, His teaching, His life given for us, the mystery of His Passion, death and Resurrection and the gift of the Spirit.

Our life becomes – as Pope Saint John Paul II said – Christiform, that is, our life and our person become an announcement, an existential testimony of what Jesus has done to us, transforming us into the image and likeness of Himself.

In fact, Stephen by now totally grasped by the Holy Spirit speaks with the same frankness with which Jesus spoke, he forgives his killers as Jesus forgave His own, he hands his spirit, that is, his whole life, into the Hands of Jesus, just like Jesus gave all of Himself into the hands of the Father on the Cross.

  1. All this is not something distant from us, but it is something totally current. During Pope Francis’ recent trip to Iraq all of us were able to hear the testimony of Doha Sabah Abdallah who recounted his experience. It is the experience of a mother who lost her child to a mortar round fired by ISIS terrorists and who tries to forgive: “It is not easy for me to accept this reality, because human nature often overlaps the call of the spirit, however, our strength undoubtedly comes from our faith in the Resurrection, the source of hope. My faith tells me that my children are in the arms of Jesus Christ our Lord; and we, the survivors, try to forgive the aggressor, because our Master Jesus forgave His executioners. By imitating Him in our sufferings, we testify that love is stronger than everything” (https://www.agensir.it/quotidiano/2021/3/7/papa-in-iraq-a-qaraqosh-la-testimonianza-di-una-donna-che-ha-perso-suo-figlio/).
  1. Here, in this Basilica of the Holy Sepulchre, we guard the physical place of the gift of Himself that Jesus made, giving His life for the life of the world and for the life of each of us. Here we guard the physical place of reconciliation between God and humanity, and of reconciliation between us: Calvary, where Jesus died on the Cross to reconcile humanity to God and to enable us too to forgive others. Here, in this Eucharist, we receive the Body and Blood of Jesus, and while we receive them with faith, through the action of the Holy Spirit, we are transformed into Jesus.
  1. Here, inside the empty tomb of our Saviour Jesus Christ, as I recalled at the beginning of this homily, we would like to offer a special prayer for all the benefactors of the Holy Land. It is thanks to what you brothers and sisters from all over the world give so generously, that we are able to continue to bear witness to the great works that the Lord has done for us and for the whole of humanity. We will be able to do it for the small local Christian Community, we will be able to do it for the pilgrims whom we hope will soon return here. May you too, in spiritual union with us, receive Jesus, the Bread of life with faith and may you feel Him alive in you and live like Him. May the grace that emanates from this most Holy Place and from this Eucharistic celebration reach each and every one of you and fill your hearts with faith, hope and charity.

Amen!