Imparare a fare Pasqua con Maria Maddalena - Aprender a celebrar la Pascua con María Magdalena - Learn to celebrate Easter with Mary Magdalene

Messa al Santo Sepolcro con i Legionari di Cristo - Misa en el Santo Sepulcro con los Legionarios de Cristo - Mass at the Holy Sepulchre with the Legionaries of Christ

Letture: Ct 3,1-4a; Sal 62; 2 Cor 5,14-17; Gv 20,1.11-18

  1. Carissimo p. Juan, Carissimi fratelli, carissime sorelle,

il Signore vi dia pace!

Dato il luogo in cui ci troviamo a celebrare, ho pensato di intitolare la nostra riflessione: “Imparare a fare Pasqua con Maria Maddalena”. Siamo nella basilica in cui si concentrano la maggior parte dei luoghi evangelici che hanno a che fare con Maria Maddalena e stiamo celebrando all’altare dedicato a lei ed al suo incontro col Risorto. Potremmo dire che questo è il luogo che più ci parla della sua relazione con Gesù.

In questo luogo viviamo il mistero pasquale durante tutto l’anno, qui facciamo Pasqua ogni giorno, e oggi, qui, facciamo Pasqua assieme a Maria Maddalena e ci mettiamo alla sua scuola. Come cantiamo, davanti a questo altare, nella processione quotidiana: “La Maddalena non teme di stare presso la croce, / e s’accosta, ansiosa al sepolcro / non ha paura della ferocia dei soldati / l’amore caccia via ogni timore”.

Qui lei ci insegna almeno tre cose fondamentali se vogliamo vivere un’esistenza pasquale: il valore della fedeltà, dell’amore e della testimonianza.

  1. Anzitutto la Maddalena ci insegna il valore della fedeltà. Lei appartiene al gruppo delle donne che avevano seguito Gesù fin dalla Galilea e che, siccome erano donne benestanti, lo sostenevano anche economicamente. Maddalena segue Gesù fino a Gerusalemme e sul Calvario, assieme alla Madre e a Maria di Cleofa. Il mistero pasquale si celebra già a partire dal Venerdì Santo e non solo la domenica di risurrezione. Mentre nel tempio si immolano gli agnelli, sulla croce è immolato l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo. E la Maddalena è lì, fedele al suo Maestro, fedele al suo Signore, fedele al suo Gesù. Fedele perché sa di essere stata molto amata e perciò è diventata lei stessa capace di amare molto, con riconoscenza e con fedeltà.

Impariamo anche noi, nel pellegrinaggio della vita a includere nella Pasqua il Venerdì Santo. Impariamo a stare sotto la croce di Gesù che prende su di sé il peccato del mondo, il male che ci affligge e anche tutta la sofferenza dell’umanità. Così il nostro peccato, la nostra fragilità di fronte al male e la nostra sofferenza personale non ci travolgeranno. La Maddalena aveva già fatto questa esperienza quando Gesù l’aveva liberata da sette demoni, da una forma terribile di male che affliggeva tutta sua persona: spirito, anima e corpo. E ora ci insegna il valore dell’essere fedeli a Gesù Cristo, del saper rimanere sotto la sua croce per non essere travolti dalle nostre croci.

  1. La seconda cosa che qui ci insegna la Maddalena è che non c’è un’esperienza pasquale della vita senza l’esperienza personale dell’amore. Non è un caso se come prima lettura ci è stato proposto un brano del Cantico dei Cantici. L’amata è alla ricerca dell’amato. Ha paura di averlo perduto. Non sa più dove sia e non può più vivere senza di lui. Questa è anche l’esperienza della Maddalena qui al Sepolcro il mattino di Pasqua. Lei è stata fedele fin sotto la croce. Ha partecipato a tutti i riti frettolosi di sepoltura del corpo di Gesù nella tomba nuova e vuota. Ma il mattino di Pasqua, quando viene per completare la sepoltura della salma non la trova. Non capisce cosa sia successo e non se lo spiega. Piange e continua a cercare un cadavere. Gesù, che lei sta cercando, è lì davanti ai suoi occhi, ma lei non lo vede. La interroga ma lei non capisce, anzi, lo scambia per il giardiniere. Solo quando la chiama per nome lo riconosce e vuole stringerlo e trattenerlo. Per vivere un’esistenza pasquale occorre fare questa esperienza di relazione personale con Gesù risorto. Il nome è ciò che indica la persona. Essere chiamati per nome è l’avvio di una nuova relazione di amore che è più forte della morte. Non si tratta più di cercare il cadavere della persona amata ma di incontrare l’amato che è risorto ed è vivo per sempre e porta il nostro amore dentro una prospettiva di eternità.
  1. La terza cosa che la Maddalena qui ci insegna è che il rinnovamento totale che la Pasqua di Gesù porta nella nostra vita, nel mondo e nella storia non lo possiamo tenere solo per noi, ha bisogno di essere testimoniato. L’esperienza dell’incontro con Gesù Risorto ci trasforma in testimoni. L’incontro col Risorto è qualcosa di talmente bello e di talmente grande che, da un lato vorremmo come la Maddalena, egoisticamente, poter trattenere Gesù per timore di perderlo, dall’altro è lo stesso Gesù a liberarci da questo nostro umano desiderio di possesso e ci dice: “Non mi trattenere, ma va’ dai miei fratelli”. E anche per noi, come per la Maddalena risulta poi spontaneo dire semplicemente: “Ho visto il Signore”.

La nostra esistenza è pienamente trasformata dalla Pasqua quando diventiamo capaci di testimoniare la nostra esperienza personale di incontro col Signore, cioè con Gesù risorto, e di farlo con le parole più semplici.

Per diventare testimoni di questo incontro non occorre aver avuto le visioni, è sufficiente aver percepito interiormente la sua presenza, anche nel semplice ascolto del Vangelo, anche nella visita a questo luogo santo, anche nell’aver attinto all’esperienza di fede di un fratello o di una sorella che a sua volta ce l’hanno testimoniato.

  1. Per intercessione di santa Maria Maddalena, qui dove lei ha incontrato Gesù risorto, chiediamo anche noi la grazia di saper vivere un’esistenza pasquale, che ci permette di rimanere fedeli a Gesù nell’ora della sofferenza e davanti all’esperienza della morte; che ci fa sperimentare un amore personale per Gesù più forte di ogni paura e più forte della morte, un amore che già profuma di vita eterna; che ci spinge ad annunciare semplicemente: “Il Signore è vivo, in modo misterioso e inspiegabile l’ho percepito, e sento che dà senso alla mia vita, può dar senso anche alla tua”.

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Lecturas: Ct 3,1-4a; Sal 62; 2 Cor 5,14-17; Jn 20,1.11-18

  1. Querido p. Juan, Queridos hermanos, Queridas hermanas,

¡El Señor les conceda la paz!

A motivo del lugar en el que nos encontramos celebrando, he pensado intitular nuestra reflexión: “Aprender a celebrar la Pascua con María Magdalena”. Estamos en la Basílica en la que se concentran la mayor parte de los pasajes evangélicos que tienen que ver con María Magdalena y estamos celebrando en el altar dedicado a ella y a su encuentro con el Resucitado. Podríamos decir que este es el lugar que más nos habla de su relación con Jesús.

En este lugar vivimos el misterio pascual durante todo el año, aquí celebramos la Pascua cada día, y hoy, aquí, celebramos la Pascua junto a María Magdalena y entramos a su escuela. Como cantamos, delante de este  altar, en la procesión cotidiana: “La Magdalena no teme de estar junto a la cruz, / y se acerca, ansiosa al sepulcro / no tiene miedo de la ferocidad de los soldados / el amor expulsa todo temor”. Aquí ella nos enseña por lo menos tres cosas fundamentales si queremos vivir una existencia pascual: el valor de la fidelidad, del amor y del testimonio.

  1. Antes que nada la Magdalena nos enseña el valor de la fidelidad. Ella pertenece al grupo de las mujeres que habían seguido a Jesús desde Galilea y que, como eran acomodadas, lo sostenían también económicamente. Magdalena sigue a Jesús hasta Jerusalén y el Calvario, junto a la Madre y a María Cleofás. El misterio pascual se celebra ya a partir del Viernes Santo y no solo el domingo de resurrección. Mientras en el templo se inmolan los corderos, en la cruz se inmola al Cordero de Dios que quita el pecado del mundo. Y la Magdalena está ahí, fiel a su Maestro, fiel a su Señor, fiel a su Jesús. Fiel porque sabe que es muy amada y por eso ella misma es capaz de amar mucho, con reconocimiento y fidelidad. Aprendamos también nosotros, en la peregrinación de la vida a incluir en la Pascua el Viernes Santo. Aprendamos a estar bajo la cruz de Jesús que toma sobre sí el pecado del mundo, el mal que nos aflige y también todo el sufrimiento de la humanidad. Así nuestro pecado, nuestra fragilidad frente al mal y nuestro sufrimiento personal no nos abrumarán. La Magdalena había ya hecho esta experiencia cuando Jesús la había liberado de siete demonios, de una forma terrible de mal que afligía toda su persona: espíritu, alma y cuerpo. Y ahora nos enseña el valor de ser fieles a Jesús Cristo, de saber quedarnos bajo la cruz para no ser abrumados por nuestras cruces.
  1. La segunda cosa que nos enseña la Magdalena es que no hay experiencia pascual de la vida sin la experiencia personal del amor. No es una casualidad que como primera lectura se nos haya propuesto un pasaje del Cantar de los cantares. La amada está buscando al amado. Teme de haberlo perdido. No sabe donde esté y no puede vivir más sin él. Esta es también la experiencia de la Magdalena aquí en el Sepulcro la mañana de Pascua. Ella ha sido fiel hasta la cruz. Ha participado a todos los ritos apurados de sepultura del cuerpo de Jesús en la tumba nueva y vacía. Pero la mañana de Pascua, cuando viene a completar la sepultura del cuerpo no lo encuentra. No entiende lo que pasó y no se lo explica. Llora y continúa buscando un cadáver. Jesús, el que ella está buscando, está ahí ante sus ojos, pero ella no lo ve. Le interroga pero ella no entiende, más bien, lo confunde con el jardinero. Solo cuando la llama por nombre lo reconoce y quiere abrazarlo y tenerlo. Para vivir una existencia pascual es necesario tener esta experiencia de relación personal con Jesús resucitado. El nombre es lo que indica la persona. Ser llamados por nombre es el inicio de una nueva relación de amor que es más fuerte que la muerte. No se trata más de buscar el cadáver de la persona amada sino de encontrar al amado que está resucitado y vivo para siempre y lleva nuestro amor dentro una perspectiva de eternidad.
  1. La tercera cosa que la Magdalena nos enseña aquí es que la renovación total que la Pascua de Jesús trae a nuestra vida, al mundo y a la historia no la podemos tener solo para nosotros, es necesario que sea testimoniada. La experiencia del encuentro con Jesús Resucitado nos transforma en testigos. El encuentro con el Resucitado es algo tan bello y de tal magnitud que, por un lado quisiéramos como la Magdalena, egoístamente, poder retener a Jesús por temor a perderlo, por el otro lado es Jesús mismo el que nos libera de nuestro deseo humano de posesión y nos dice: “No me retengas, pero vete a mis hermanos”. Y también para nosotros, como para la Magdalena resulta espontáneo decir simplemente: “He visto al Señor”. Nuestra existencia es plenamente transformada por la Pascua cuando somos capaces de testimoniar nuestra experiencia personal de encuentro con el Señor, es decir, con Jesús resucitado, y de hacerlo con las palabras más sencillas.

Para llegar a ser testigos de este encuentro no es necesario haber tenido visiones, es suficiente haber percibido su presencia, incluso en la simple escucha del Evangelio, en la visita a este lugar santo, en la experiencia de fe de un hermano o de una hermana que a su vez nos lo han testimoniado.

  1. Por intercesión de santa María Magdalena, aquí donde ella ha encontrado a Jesús resucitado, pidamos también nosotros la gracia de saber vivir una experiencia pascual, que nos permita ser fieles a Jesús en la hora del sufrimiento y ante la experiencia de la muerte; que nos haga experimentar un amor personal pero más fuerte que cualquier miedo y más fuerte que la muerte, un amor que ya perfuma de vida eterna; que nos empuja a anunciar simplemente: “El Señor está vivo, en modo misterioso e inexplicable lo he percibido, y siento que da sentido a mi vida, y puede dar sentido también a la tuya”.

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Readings: Ct 3, 1-4a; Ps 62; 2 Cor 5: 14-17; Jn 20: 11-18

Dear Fr. Juan, Dear brothers and sisters,

May the Lord give you peace!

Given the place where we are celebrating this Mass today, I thought I would title our reflection: “Learning to celebrate Easter with Mary Magdalene”. We are in the basilica where most of the evangelical places are concentrated that have to do with Mary Magdalene and we are celebrating at the altar dedicated to her and her encounter with the Risen One. We could say that this is the place that most speaks to us of her relationship with Jesus.

In this place we live the Paschal Mystery throughout the year, here we celebrate Easter every day, and today, here, we celebrate Easter together with Mary Magdalene and we go to her school. We sing, in front of this altar, in the daily procession: “The Magdalene is not afraid to be near the cross, / and anxiously approaches the Sepulchre / she is not afraid of the ferocity of the soldiers / love chases away all fear”.

Here she teaches us at least three fundamental things if we want to live an Easter life: the value of fidelity, love and witness.

  1. First of all, Magdalene teaches us the value of fidelity. She belongs to the group of women who had followed Jesus from Galilee and who, seeing as they were wealthy women, also supported him economically. Magdalene follows Jesus to Jerusalem and to Calvary, together with His Mother and Mary of Cleopas. The Paschal Mystery is celebrated as early as Good Friday and not only on the Sunday of the Resurrection. Whilst lambs are sacrificed in the temple, on the cross the Lamb of God who takes away the sin of the world is sacrificed. Mary Magdalene is there, faithful to her Master, faithful to her Lord, faithful to her Jesus. Faithful because she knows she was loved very much and therefore she herself has become capable of loving abundantly, with gratitude and fidelity.

Let us also learn, in the pilgrimage of life, to include Good Friday in Easter. We learn to stand under the cross of Jesus who takes upon Himself the sin of the world, the evil that afflicts us and also all the suffering of humanity. Thus our sin, our fragility in the face of evil and our personal suffering will not overwhelm us. Magdalene had already had this experience when Jesus freed her from seven demons, from a terrible form of evil that afflicted her whole person: spirit, soul and body. So now she teaches us the value of being faithful to Jesus Christ, of knowing how to remain under His Cross so as not to be overwhelmed by our own crosses.

  1. The second thing that Magdalene teaches us here is that there is no Easter experience of life without the personal experience of love. It is no coincidence that a passage from the Song of Songs was proposed to us as a first reading. The beloved is in search of the beloved. She is afraid of having lost it. She no longer knows where she is and she can no longer live without Him. This is also the experience of Magdalene here at the Sepulchre on Easter morning. She was faithful even under the Cross. She participated in all the hasty rites of burial of the body of Jesus in the new and empty tomb. However, on Easter morning, when she comes to complete the body burial she does not find it. She does not understand what happened and she cannot explain it to herself. She cries and continues to search for a body. Jesus, whom she is looking for, is there in front of her eyes, but she does not see Him. He questions her but she does not understand, on the contrary, she mistakes Him for the gardener. Only when He calls her name does she recognize Him and she wants to touch Him and hold Him. To live a Paschal existence, it is necessary to have this experience of a personal relationship with the risen Jesus. The name is what the person indicates. Being called by name is the start of a new love relationship that is stronger than death. It is no longer a question of looking for the body of the loved one but of meeting the beloved who has risen and is alive forever and brings our love into a perspective of eternity.
  1. The third aspect that Magdalene teaches us here is that the total renewal; that the Passover of Jesus brings into our life, into the world and into history, we cannot keep for ourselves alone, it needs to be witnessed. The experience of the encounter with the Risen Jesus transforms us into witnesses. The encounter with the Risen One is something so beautiful and so great that, on the one hand we would like Magdalene, selfishly, to be able to hold onto Jesus for fear of losing Him, on the other hand it is Jesus Himself who frees us from our human desire to possess. He tells us: “Do not hold me back, but go to my brothers”. So it is for us too, as it is for the Magdalene, it is spontaneous for us to say quite simply: “I have seen the Lord”.

Our existence is fully transformed by Easter when we become capable of bearing witness to our personal experience of encounter with the Lord, that is, with the risen Jesus, and of doing it with the simplest words.

To become witnesses of this meeting it is not necessary to have had visions, it is sufficient to have internally perceived His presence, even in the simplicity of listening to the Gospel, even in a visit to this Holy Place, even in having drawn on the experience of faith of a brother or a sister who in turn has testified to it.

  1. Through the intercession of Saint Mary Magdalene, here where she met the risen Jesus, we too ask for the grace of knowing how to live a Paschal existence, which allows us to remain faithful to Jesus in the hour of suffering and in the face of the experience of death; which makes us experience a personal love for Jesus stronger than all fear and stronger than death, a love that already tastes of eternal life; which prompts us to simply announce: “The Lord is alive, in a mysterious and inexplicable way I have perceived Him, and I feel that He gives meaning to my life, He can also give meaning to yours”.