Il Suo amore è per sempre

Centenario della Fondazione della Provincia di Terra Santa delle Suore Francescane Missionarie del Cuore Immacolato di Maria

28 aprile 2019 – domenica della Divina Misericordia
At 5,12-16; Sal 117; Ap 1,9-11.12-13.17-19; Gv 20,19-31

Il Suo amore è per sempre

Eccellenze, Carissima Madre Elena, Superiora Provinciale di Terra Santa, carissime Sorelle Francescane missionarie del Cuore Immacolato di Maria, carissimi fratelli e sorelle,

il Signore vi dia pace!

1. Siamo nell’Ottava di Pasqua, nella domenica della Divina Misericordia, che ci fa contemplare il Signore Gesù risorto e vivente, che appare nel Cenacolo la sera di Pasqua e otto giorni dopo, donando agli Apostoli lo Spirito Santo e il ministero della riconciliazione. È il Risorto ma porta ancora le piaghe dei chiodi nelle mani e nei piedi e la ferita nel costato. E dal costato aperto ci permette di vedere e toccare il suo Sacratissimo Cuore, sorgente inesauribile di misericordia, di perdono e di riconciliazione. 
In questa domenica il ritornello del Salmo 117, che è il Salmo pasquale per eccellenza, ci fa cantare “Rendete grazie al Signore perché è buono: il suo amore è per sempre”. E ci richiama così una verità profonda che illumina anche l’altra ricorrenza che oggi celebriamo, vale a dire il centenario della fondazione della Provincia di Terra Santa delle Suore Francescane Missionarie del Cuore Immacolato di Maria.

2. La presente ricorrenza del centenario della fondazione di questa Provincia di Terra Santa della vostra Congregazione è l’occasione per mettere in pratica quanto papa Francesco ci suggeriva nell’anno della Vita Consacrata 2014. In quella occasione ci ricordava che occorre guardare il passato con gratitudine, vivere il presente con passione e abbracciare il futuro con speranza (Papa Francesco, Lettera per l’anno della vita consacrata, 21 novembre 2014).
Tutto questo significa testimoniare e cantare che l’amore del Signore è per sempre.
Anzitutto vi auguro di saper guardare al passato con gratitudine. La vostra presenza in Terra Santa comincia già prima del 1919. Comincia nel 1870, con il pellegrinaggio di Madre Caterina e il suo innamorarsi e appassionarsi per questa Terra e il sentire che “il posto di una francescana è accanto al Calvario!”. Guardare con gratitudine a questi 100 anni di Provincia e a questi quasi 150 anni dal pellegrinaggio di Madre Caterina significa avere uno sguardo sul proprio passato e sulla propria storia ricco di riconoscenza e lode a Dio, piuttosto che di nostalgia. Guardare con gratitudine al proprio passato significa anche riconciliarsi con gli inevitabili momenti di difficoltà che possono esserci stati lungo questo arco di tempo. Significa soprattutto riconoscere il bene che Dio ha operato e la misericordia che Lui ha manifestato anche attraverso la vostra presenza, in spirito missionario, di servizio al Vangelo e concretamente ai piccoli, agli ammalati, ai poveri. 

3. Vivere il presente con passione è la seconda cosa che vi auguro. Oggi in Terra Santa e in tutto il Medio Oriente non è diminuito il bisogno di una presenza missionaria francescana femminile, che manifesti il volto materno di Dio e la Sua misericordia. Oggi non sono venuti meno i piccoli e i poveri che hanno bisogno di aiuto, del vostro aiuto. In alcuni territori alcune istituzioni sono ormai superate, ma in altri il bisogno di una presenza materna, misericordiosa, capace di portare riconciliazione è addirittura cresciuto. Penso ai bambini e ragazzi delle scuole che voi state cercando di educare alla vita, in qualche caso aiutando anche a superare i traumi di guerre logoranti che segnano l’animo delle persone e specie dei bambini. 
Ma per vivere il presente con passione occorre ancora una volta fare riferimento al Calvario, perché è il luogo che manifesta l’amore più grande, come ci suggerisce san Giovanni nel suo Vangelo facendoci incontrare il Risorto che continua a portare i segni della passione. Occorre guardare al Calvario perché anche oggi, pur nell’epoca dello sviluppo della tecnologia e della scienza, a fare la differenza, sia in un ospedale sia in una scuola o in un dispensario non sono gli strumenti tecnologici di ultimo modello ma è la capacità di amare fino al dono di sé che è possibile solo a chi ha accolto in sé la forza del sacrificio di Cristo.

4. Infine vi auguro di saper abbracciare il futuro con speranza. Il nostro tempo a volte ci mette in crisi perché vediamo più le difficoltà che le possibilità: le vocazioni diminuiscono e non sempre sono solide e perseveranti, sul versante concreto invece è sempre più complicato portare avanti una scuola o un ospedale. Eppure, in questo contesto, occorre saper ancora abbracciare il futuro con speranza. E vi auguro di cuore di riuscire a farlo. 
La vostra fondatrice ha saputo impegnarsi nel presente perché la sua speranza era solidamente fondata nella sua relazione col Signore. Bisogna che anche noi arriviamo a dire con affetto personale, davanti a Gesù: “Mio Signore e mio Dio”. Occorre tornare sempre a questo, per vincere il pessimismo e riuscire ad affrontare con speranza l’avvenire. Domani non sarà importante quante opere sarete in grado di continuare a sostenere, ma sarà importante la luce evangelica della carità e della misericordia che brillerà nelle vostre comunità religiose e anche attraverso le opere che il Signore vi ha ispirato e ancora vi ispirerà.

5. Concludo ringraziandovi, a nome della Custodia di Terra Santa e dei suoi frati, perché in questi 100 anni le nostre realtà hanno saputo camminare insieme. Talvolta, come in ogni famiglia, può esserci stata anche qualche incomprensione, ma tutt’ora sentiamo di condividere con voi il carisma francescano e missionario in Terra Santa e un po’ in tutto il Medio Oriente. E insieme a voi anche noi sentiamo di essere chiamati a guardare al passato con gratitudine, a vivere il presente con passione e ad abbracciare il futuro con speranza, per poter continuare ad essere dentro questa nostra storia testimoni di un amore che è per sempre, di una carità che arriva fino al dono della propria vita, di una misericordia che riconcilia e risana anche le ferite più profonde.
Così sia.