Il profumo dell’amore gratuito

Lunedì Santo

15 aprile 2019 – Betania – Lunedì Santo

Il profumo dell’amore gratuito
Is 42,1-7; Sal 26; Gv 12,1-11

1. Carissime sorelle Carissimi fratelli, il Signore vi dia pace! 
Andando a cercare il significato etimologico di Betania ho trovato due interpretazioni prevalenti. Una è quella riportata anche dal nostro p. Gregor nella sua guida di Terra Santa, dove il nome viene interpretato come “Casa di Anania”. L’altra interpretazione legge nel nome Betania il significato di “Casa di povertà”. Guardando poi a ciò che qui è avvenuto a me personalmente piace chiamare questo luogo “Casa dell’amicizia e dell’ospitalità”.
Nell’omelia di questa sera vorrei partire però proprio dalla riflessione su questo luogo inteso come “Casa di povertà”. In realtà la famiglia che qui viveva, la famiglia di Lazzaro, Marta e Maria era una famiglia benestante, non era certamente una famiglia povera, se diamo alla parola povero il significato sociologico.
Eppure in questa casa, secondo le narrazioni evangeliche, vengono a galla tanti tipi di povertà: la povertà relazionale di Marta che arriva a perdere la pazienza con Gesù a causa della sorella; la povertà di Lazzaro, che – ci è stato raccontato al capitolo undicesimo di Giovanni – si ammala e muore, e manifesta la povertà radicale della condizione umana, dalla quale non si sottrarrà nemmeno Gesù; la povertà umana di Giuda Iscariota, che è una povertà morale, e manifesta l’incapacità di comprendere il linguaggio dell’amicizia e dell’amore ma anche una forma di strumentalizzazione di quella che dopo il Vaticano II si chiama “l’opzione preferenziale per i poveri” e potremmo descrivere come la povertà di chi anziché servire realmente i poveri, si serve dei poveri per scopi personali.

2. Una prima constatazione che mi viene da fare a questo punto della riflessione è che ciascuno di noi è in qualche modo una “casa di povertà”, in ciascuno di noi, prima o poi, in vari momenti della vita, emerge infatti qualche forma di povertà. Qualche volta si tratta di povertà materiale. Spesso si tratta di povertà nel modo di vivere le nostre relazioni, anche quelle più importanti, belle e significative, dentro le nostre famiglie ma anche dentro le nostre comunità. A volte la nostra povertà è una povertà morale, come quella di Giuda, una povertà in cui strumentalizziamo la nostra posizione, strumentalizziamo le relazioni interpersonali, strumentalizziamo i poveri o il servizio al quale siamo chiamati, strumentalizziamo perfino l’amicizia e l’amicizia con Gesù, e arriviamo a calcolare tutto in termini di interessi e tornaconto. Certamente poi ci riguarda e ci tocca da vicino la povertà della malattia e della morte, con la quale ognuno di noi si trova a dover fare i conti e dalla quale nessuno di noi è in grado di sottrarsi.

3. Come trasformare questa “Casa di povertà” in una casa di vita piena e autentica? Nel vangelo che abbiamo appena letto c’è un’immagine molto bella. Giovanni ci dice che quando Maria cosparge di profumo i piedi di Gesù e comincia ad asciugarli coi suoi capelli “tutta la casa si riempì dell'aroma di quel profumo” (Gv 12,3). È una immagine bellissima. 
Se per un istante chiudiamo gli occhi e ritorniamo a quella sera del primo lunedì santo, possiamo anche noi sentire la scia di quel profumo che riempie tutta questa casa; e tutte le forme di povertà di cui abbiamo appena parlato svaniscono. 
Il profumo sparso e – per usare le categorie di Giuda – sprecato da Maria è una profezia potente. Diventa il simbolo di quanto sia bello, gradevole, stare insieme con Gesù, in amicizia, senza altre preoccupazioni e senza affanni, senza fretta, senza lavori da sbrigare, senza email e WhatsApp ai quali dover rispondere, senza quelle attività che a volte ci fanno sentire parte di un ingranaggio anziché persone. 
Il profumo sparso da Maria in modo così abbondante cancella in un istante il cattivo odore dell’egoismo, quello del tradimento, quello che traspira dalla nostra povertà morale, quello che trasuda da ognuno di noi quando siamo preoccupati solo per noi stessi e pensiamo solo a noi stessi. 
Il profumo sparso da Maria, in qualche modo, cancella perfino l’odore della morte e della paura della morte, che è un odore che ci portiamo tutti inevitabilmente addosso, e manifesta quanto sia vero che solo l’amore è più forte della morte. Certo quel profumo è una profezia che riguarda la Pasqua di Gesù, la sua ormai imminente passione, morte e risurrezione. Eppure, è una profezia che riguarda anche ognuno di noi.

4. Cosa trasforma allora questa “Casa di povertà” in una “Casa di vita bella, piena e autentica”? La risposta può sembrare scontata, ma non lo è. È la capacità di amare in modo gratuito, fino al dono di sé. Qui abbiamo visto Maria profumare i piedi di Gesù e asciugarli e possiamo sentire il profumo di questo gesto e riempircene le narici e i polmoni. Tra pochi giorni andremo al Cenacolo e lì sarà Gesù a lavare ed asciugare i nostri piedi, donandoci se stesso, insegnandoci il comandamento nuovo, indicandoci la via dell’amore più grande che consiste appunto nel dare la vita per i propri amici.

5. Signore Gesù, in questo luogo speciale, trasforma profondamente il nostro cuore, che è così spesso una casa di povertà e rendilo simile al cuore di Maria di Betania, perché non ci vergogniamo mai di compiere quei gesti che manifestano l’amicizia e l’amore che ci unisce a te, anche quando sono gesti un po’ folli, che scombinano usi e costumi e gli stereotipi sociali che ci imprigionano. 
Fa’, o Signore, che sull’esempio di Maria Betania sappiamo sprecare ciò che abbiamo di più prezioso, la nostra stessa vita, per manifestare che ti amiamo. 
Fa’ che nelle nostre famiglie e nelle nostre case, nelle nostre comunità e nelle nostre parrocchie, in questa nostra Terra Santa e nel mondo intero, questo profumo dell’amore si diffonda e impregni ogni cosa, ogni relazione, ogni attività, ogni istituzione e ogni situazione. 
Così sia.