Giovanni il sognatore - John the dreamer

Festa di S. Giovanni Bosco - St. John Bosco

Letture: Ez 34,11-12.15-16.23-24.30-31; SR Ger 31,7.9b.10.20ac; Fil 4,4-9; Mt 18,1-6.10

Carissime sorelle, carissimi fratelli, 
il Signore vi dia pace!

1. È una gioia e un piacere essere qui con voi a celebrare la festa di san Giovanni Bosco. Mi riporta alla mente gli anni intensi e belli (e ormai anche un po’ lontani) trascorsi all’Università Pontificia Salesiana, e il ricordo di alcuni professori che mi hanno trasmesso l’amore per la comunicazione, l’educazione e la pastorale.
Rileggendo la vita di questo grande santo, e soprattutto alcune parti delle sue monumentali memorie mi hanno colpito in particolare tre cose:
-     il fatto che san Giovanni Bosco sia stato un grande sognatore;
-     il suo essere stato un educatore appassionato e creativo,
-     infine il suo impegno di infaticabile evangelizzatore.

2. Proviamo a conoscere qualcosa di Giovanni Bosco il sognatore. L’intuizione della sua stessa vocazione è legata ai suoi sogni: da un lato il sogno che a 9 anni gli fa intravedere un futuro da educatore dei giovani ma con un metodo nuovo, non quello della bacchetta ma dell’amore. Dall’altro il sogno che lo distoglie dall’idea e dal desiderio di diventare frate francescano, anche se poi rimarrà un amante di san Francesco e farà parte anche del Terz’Ordine Francescano. Infine, quel sogno maestoso e profetico nel quale intravede la barca di Pietro che regge in mezzo alle tempeste quando il Papa la ancora alle colonne dell’Eucaristia e di Maria Vergine Immacolata.
L’aspetto di don Bosco sognatore è per me molto suggestivo e mi fa sorgere delle domande. È suggestivo perché il tempo di don Bosco era un tempo che dava spazio più al razionalismo che al sogno. Però il sogno è anche una categoria religiosa, richiama il fatto che la ragione umana – pur necessaria, lo è anche nel metodo educativo di don Bosco – è però insufficiente. Ci sono delle intuizioni che riguardano la nostra vita, la nostra persona, la nostra vocazione, ma anche il carisma, le istituzioni e perfino la Chiesa che scavalcano i nostri ragionamenti e ci arrivano, oserei dire ancora oggi, sottoforma di sogno, di visione che ci permette di comprendere cose che la pura ragione non raggiunge. 
E di conseguenza mi sorge una domanda: c’è ancora spazio per il sogno nella nostra vita, nella nostra vocazione, nell’Istituto religioso di cui facciamo parte e nella Chiesa di cui siamo membra? Quali sogni mi fanno intravvedere un futuro diverso rispetto a quello che la pura e semplice analisi razionale della situazione mi farebbe intravedere? Cosa sogno per me, per il mio Istituto e per la Chiesa?

3. Un secondo aspetto che mi ha colpito di san Giovanni Bosco è il suo essere educatore in senso pieno. Un educatore che – come Gesù nel Vangelo – è efficace perché si lascia avvicinare e coinvolgere in una relazione di amore autentico e gratuito, che cerca il vero bene della persona, particolarmente dei ragazzi e dei giovani. Don Bosco è un educatore pastore, che anche nel campo dell’educazione si lascia guidare da una grande capacità di sognare e da un’estrema concretezza.
Quando propone il cosiddetto “metodo preventivo” lo fa proprio con l’idea di incarnare il vangelo che abbiamo letto in questa celebrazione e per offrire un modello educativo che fa crescere il bene nel giovane, perché consiste nel fare conoscere una proposta di vita buona e accompagnare a viverla (come propone anche san Paolo nella Seconda Lettura), in modo tale che gli educatori, “come padri amorosi parlino, servano di guida ad ogni evento, diano consigli ed amorevolmente correggano, che è quanto dire: Mettere gli allievi nella impossibilità di commettere mancanze. Questo Sistema si appoggia tutto sopra la ragione, la religione e l'amorevolezza; perciò esclude ogni castigo violento, e cerca di tenere lontani gli stessi castighi leggeri” (DBMB04,XLVII,547).
Quando propone il lavoro come misura alternativa al carcere per i ragazzi che hanno sbagliato, don Bosco sa coniugare il sogno di redenzione e di riscatto sociale con la concretezza di chi sa che bisogna offrire un’alternativa al crimine. Così anche quando inventa il contratto di apprendistato per far lavorare i giovani e fare in modo che anche mentre imparano un lavoro siano tutelati dalla legge dello Stato sa coniugare il sogno di chi vuol aiutare un’intera generazione a uscire dalla povertà in modo dignitoso, attraverso un’educazione ed un lavoro che siano tutelati a livello sociale.
Anche questo aspetto pone a noi delle domande: siamo ancora capaci di avere questa capacità di coniugare un ideale educativo alto con un realismo che tiene conto della concreta situazione in cui vivono i nostri giovani? E siamo capaci di essere creativi nel proporre percorsi educativi concreti, utili alla vita dei giovani di oggi? E siamo capaci di continuare a vedere la possibilità del bene in chi ha sbagliato, al punto da proporre anche a loro e alle istituzioni civili degli autentici percorsi di recupero e di redenzione?

4. La terza sottolineatura che mi sta a cuore è quella di san Giovanni Bosco evangelizzatore. È stato ed è un evangelizzatore a 360°: evangelizzatore della gioventù, del lavoro, della cultura, dei Paesi emergenti. Molti di noi qui presenti questa sera, in un modo o nell’altro, siamo il frutto di quella evangelizzazione. Evangelizzare significa proprio diffondere e disseminare ovunque il Vangelo, la buona e bella notizia che Dio ci ama nel suo Figlio Gesù e con il dono dello Spirito Santo ci fa fare l’esperienza concreta di cosa vuol dire essere suoi figli. 
Evangelizzare i giovani non vuol dire in primo luogo farli giocare, ma far loro comprendere di essere amati, e se per far loro comprendere questo è utile e necessario giocare con loro, allora va bene anche giocare con loro. Per questo motivo Don Bosco ripete ai suoi confratelli salesiani: “Piazzale! Piazzale! Piazzale!”.
Evangelizzare i popoli e le culture non vuol dire disprezzare gli usi e i costumi dei popoli e delle persone, ma aiutarli a scoprire che Gesù è venuto a dare pienezza e compimento anche alle tradizioni culturali e perfino religiose dei popoli, tradizioni che in profondità esprimono il desiderio di Lui. 
Evangelizzare il mondo del lavoro e della scuola non vuol dire pregare mentre si lavora o mentre si dovrebbe studiare, ma aiutare a scoprire la presenza di Gesù accanto a noi sempre, anche a scuola e al lavoro, e scoprire che attraverso il nostro impegno possiamo dare lode al Dio creatore, che ci ha fatto a sua immagine e somiglianza anche nella capacità di comprendere e di operare. 
Evangelizzare è parte integrante dell’educare ed educare è parte integrante dell’evangelizzare.
Anche in questo ambito mi sorgerebbero molte domande, ma mi limito a una: cosa facciamo e quanto ci spendiamo per far sentire la vicinanza e l’amore di Dio ai giovani e alle persone che incontriamo o ci sono affidate? Per far sentire loro che a Dio sta a cuore la pienezza del loro bene e della loro felicità?

5. Permettetemi di concludere con le parole che abbiamo pregato prima di metterci in ascolto della Parola di Dio. Sono parole che riconoscono ciò che Dio ha fatto in san Giovanni Bosco e con le quali abbiamo chiesto di poterne seguire l’esempio: 
“O Dio, che in san Giovanni Bosco hai dato alla tua Chiesa un padre e un maestro dei giovani, suscita anche in noi la stessa fiamma di carità a servizio della tua gloria per la salvezza dei fratelli.
Per Cristo nostro Signore.” Amen.

______________________________________________________________


Readings: Ezech 34,11-12.15-16.23-24.30-31; Resp. Ps.Jer 31,7.9b.10.20ac; Phil 4,4-9; Mt 18,1-6.10

Dear sisters and dear brothers, 
May the Lord give you peace!

1. It is with joy and pleasure that I am with you here to celebrate the feast of Saint John Bosco. This occasion recalls to mind the intense but beautiful years (now they are rather far away) which I spent at the Pontifical Salesian University, and the memory of some professors who have transmitted to me the love for communication, for education and for pastoral work.
Reading once again the life of this great saint, and especially some aspects of his monumental memories, I have been struck in particular by three things:
-     the fact that Saint John Bosco was a great dreamer;
-     the fact that he was a passionate and creative educator;
-     lastly his commitment as a tireless evangeliser.

2. Let us try to understand something about John Bosco the dreamer. The intuition of his vocation is linked to his dreams: on one side we see the dream he had when he was 9 years old, in which he foresaw his future as educator of young people but with a new method, not that of the rod of discipline, but that of love. On the other hand, we see the dream that diverted him from the idea and desire to become a Franciscan, even though he would remain a lover of Saint Francis and continued also to be a member of the Franciscan Third Order. Lastly, that majestic and prophetic dream in which he saw the boat of Saint Peter who steers it in the midst of tempests, when the Pope anchored it to the columns of Eucharist and of the Immaculate Virgin Mary.
The aspect of Don Bosco as a dreamer is for me very meaningful and arouses questions in me. It is significant because the times of Don Bosco were times which gave space more to rationalism than to dreams. However, the dream is also a religious category; it recalls the fact that human reason - even though it is necessary, and it is so also in the educational method of Don Bosco - remains nevertheless insufficient. There are intuitions which regard our life, our person, our vocation, but also the charism, the institutions and even the Church, which go beyond our reasoning and which touch our knowledge, I dare to say even nowadays, under the form of a dream, of a vision which permits us to understand things which cannot be grasped by pure reasoning. 
As a consequence, a question poses itself before me: is there still a space for dreams in our life, in our vocation, in the religious Institute of which we are part and in the Church of which we are members? Which are the dreams helping me to foresee a future which is different with respect from that which the pure and simple rational analysis of a situation makes me perceive? What am I dreaming for myself, for my Institute and for the Church?

3. There is a second aspect which strikes me regarding Saint John Bosco. It is his being an educator in the full sense of the term. He is an educator - like Jesus in the Gospel - who is effective because he lets himself be involved in a relationship of authentic love which is freely given, which looks for the true good of the person, particularly that of children and young people. Don Bosco is an educator who is also a pastor, who even in the field of education lets himself be guided by a great ability to dream as well as by an extreme concreteness. When he proposes the so-called “preventive method” he does so, precisely with the idea of incarnating the Gospel which we have read in this celebration and to offer an educational model which aims and makes the good of young people grow, because it consists in making known a proposal of a good life and in accompanying the young people to live it (as Saint Paul also proposes in the Second Reading), in such a way that the educators, “just like loving fathers, speak, serve as guides to every event, give counsel and correct with love, in such a way as if to say: Place the pupils in the impossibility of making mistakes. This System is built entirely upon reason, religion and the loving attitude; and therefore it excludes all kinds of violent punishment, and tries to keep far away even light punishments” (DBMB04,XLVII, 547).
When he proposes work as the alternative measure to prison for those youngsters who have committed mistakes, Don Bosco knows how to unite the dream of redemption and of social rehabilitation with the concreteness of one who knows that he needs to offer an alternative to crime. In this way, even when he invented the contract of apprenticeship in order to make young people work and see to it that even while they are learning how to work they are guided by the laws of the State, he was able to unite the dream of helping an entire generation to get out of poverty in a dignified manner, through an education and a work which can be supervised and guaranteed on the social level.

This aspect also presents us with some questions: are we still capable of having this ability to unite a high educational ideal with a realism that takes note of the concrete situation in which our young people live? Are we capable of being creative in proposing concrete educational programmes, which are useful to the life of today’s young people? And are we capable of continuing to see the possibility of goodness in those who commit mistakes, to the point of proposing also to them and to civil institutions authentic programmes of rehabilitation and of redemption?

4. The third aspect to be underlined and which is close to my heart is that Saint John Bosco was an evangeliser. He was and is an evangeliser within the range of 360 degrees: he is the evangeliser of young people, of work, of culture, of the emerging Countries. Many of us, present here this evening, in one way or another, are the fruit of that evangelisation. To evangelise means precisely to spread and divulge the Gospel everywhere, the good and beautiful news that God loves us in His Son Jesus, and with the gift of the Holy Spirit helps us to make the concrete experience of what it means to be His children. 
To evangelise young people does not mean first of all to teach them how to play, but to make them understand that they are loved, and so if to make them understand this, it is necessary to play with them, then it is also a good thing to join them in play. For this reason, Don Bosco repeats to his Salesian brothers: “Piazzale! Piazzale! Piazzale!”.
To evangelise the peoples and cultures does not mean to despise the traditions and customs of the peoples and of the persons, but to help them discover that Jesus has come to give fullness and realisation also to cultural traditions, and even to religious traditions of peoples, to those traditions which, deep down, express their desire for Him.
To evangelise the world of work and of school does not mean to pray while one is working or while one is supposed to study, but to help persons to discover the presence of Jesus who is close to us always, even at school and at work, and to discover that through our commitment we can praise God the creator, who made us in His image and likeness even in our capacity to understand and to work.
To evangelise is an integral part of educating, and educating is an integral part of evangelising. Even in this sphere many questions present themselves to me, but I limit myself to just one: what do we do and how much energy do we dedicate to make young people and those persons we meet or who are entrusted to our care, feel the closeness and love of God? How can we make them feel that God holds close to His Heart their goodness and their joy?

5. Permit me to conclude with the words that we have prayed before we placed ourselves in a frame of mind to attentive listening to the Word of God. They are words which recognise what God has accomplished in Saint John Bosco. With these words we have asked to be able to follow his example: “O God, who raised up the priest Saint John Bosco as a father and teacher of the young, grant we pray, that, aflame with the same fire of love, we may seek out souls and serve you alone. Through Christ our Lord.” Amen.