Frutto della conversione è una vita nuova

IV Domenica di Quaresima C

Continua la collaborazione tra VITA TRENTINA  e fr. Francesco Patton, Custode di Terra Santa nella rubrica "In ascolto della Parola". Al suo fianco le formichine di Fabio Vettori, interpreti della Parola, di domenica in domenica.

 

«Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio». 2Cor 15,20

Gs 5,9.10-12; 2Cor 5,17-21; Lc 15,1-3.11-32

Ogni domenica di quaresima contiene un invito alla conversione e ne espone i benefici per la nostra vita. Questa domenica il risultato della conversione e della riconciliazione con Dio viene presentato sottoforma di vita nuova. Va tenuto presente che nella Bibbia il termine “nuovo” non è uno slogan pubblicitario, non è il cambio di imballaggio di un prodotto logoro e nemmeno un’operazione di chirurgia estetica che ringiovanisce l’apparenza ma non la realtà. Il “nuovo” è qualcosa che solo Dio è in grado di realizzare, è qualcosa di creativo. Cerchiamo di vedere in che modo.

Quando Dio entra dentro situazioni umane personali o di popolo che sono prive di speranza e di futuro, lì Dio e solo lui è in grado di realizzare la novità in senso pieno, perché la novità di Dio è connessa con il suo essere Creatore. La prima lettura di questa domenica ci ricorda che Dio rinnova il popolo d’Israele quando lo introduce nella terra promessa: è allora che l’uscita dalla schiavitù è completa. D’ora innanzi Israele potrà guardare al futuro con una grande carica di speranza. Ma dovrà restare in atteggiamento di conversione (cioè rivolto a Dio e in ascolto obbediente della sua Parola) se vorrà godere di quella terra.

La seconda lettura si apre presentandoci la vita cristiana come l’essere diventati una creatura/creazione nuova (cfr 2Cor 5,17): per colui che è in Cristo (= il battezzato che ha ricevuto il dono dello Spirito Santo) è nuova l’esistenza, è nuovo tutto ciò che lo circonda, sono nuove le prospettive di valutazione del mondo, della vita e della storia. Ma questa novità è stata pagata a caro prezzo dal Cristo: “Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio” (2Cor 5,21). Questa novità è attiva in noi solo se ci rendiamo personalmente e continuamente disponibili ad accogliere il dono della riconciliazione offertoci da Gesù Cristo attraverso la Chiesa e il servizio degli Apostoli (cfr. 2Cor 15,20).

Il vangelo ci ricorda che Dio ci rinnova da capo a fondo restituendoci quella dignità filiale alla quale noi a volte rinunciamo, quella dignità che sperperiamo e dilapidiamo in un’esistenza sbagliata. Dio permette, talvolta, che noi tocchiamo il fondo del fallimento, perché ci rendiamo conto che senza di lui la nostra vita è peggiore di quella di un figlio diventato servo, ridotto a pascolare i porci e degradato al punto di volersi nutrire del loro stesso cibo! Quando ce ne rendiamo conto e ritorniamo sui nostri passi, Dio non ci sottopone a dura penitenza, ma ci accoglie e ci perdona, ci restituisce la dignità filiale, ci fa tornare a vivere in modo pieno e autentico.

Ecco il messaggio di speranza: nel cuore di ogni persona, anche della più lontana da Dio, rimane un barlume di nostalgia della casa del Padre. Egli ci appoggia, ci sostiene, ci accoglie, ci incoraggia, e anche davanti al nostro libero rifiuto continua ad attenderci. Servendoci della colletta propria di questa domenica, trasformiamo in preghiera fiduciosa questo messaggio di speranza: “O Padre, che in Cristo crocifisso e risorto offri a tutti i tuoi figli l’abbraccio della riconciliazione, donaci la grazia di una vera conversione, per celebrare con gioia la Pasqua dell’Agnello” (MR3, p. 1011).

di fr. Francesco Patton, ofm

Custode di Terra Santa