Chiamati a seguire Gesù nella radicalità della fede

Domenica XIII del tempo ordinario C

1Re 19,16.19-21; Gal 5,1.13-18; Lc 9,51-62

«Fratelli, siete stati chiamati a libertà». Gal 5,13

Per comprendere il significato delle parole di Gesù ed il significato complessivo del brano evangelico propostoci questa domenica occorre anzitutto fare attenzione alla sua collocazione dentro il vangelo di Luca. Il brano si trova al punto di svolta di tutta la vicenda di Gesù: egli è stato riconosciuto come il Cristo di Dio, si è trasfigurato davanti ai discepoli, ha predetto insistentemente la sua passione e morte, ha invitato i discepoli a seguirlo portando la croce, ora si dirige decisamente verso Gerusalemme mèta geografica ed ancor più teologica della sua esistenza, perché è lì che porterà a compimento la sua esistenza ed è lì che darà concretezza storica al piano di salvezza attraverso la propria passione-morte-risurrezione.

Tutto ciò che accadrà da questo punto del vangelo in poi non potrà perciò essere contrassegnato che dall’urgenza, dalla risolutezza e dalla radicalità. Coloro che da qui innanzi entrano in relazione con Gesù sono perciò invitati ad inserirsi nel contesto di questo suo particolare cammino, condividendone le caratteristiche: il discepolo è per via col Maestro e non può compiere un cammino qualitativamente diverso da quello di chi lo ha chiamato. Questo vale per i discepoli di cui narra il Vangelo di Luca ma questo vale anche per noi che ascoltando queste pagine nella lettura liturgica siamo chiamati a lasciarci coinvolgere dalla chiamata di Gesù.

Il cardinal Martini vede nelle richieste radicali di Gesù sulla via di Gerusalemme un cammino di liberazione e di maturazione nella fede (cfr. Carlo Maria Martini, Rischiare e giocarsi: verso scelte definitive, Centro Ambrosiano, MI, 2012). Se ci mettiamo in cammino con Gesù ci vien chiesto anzitutto di lasciare indietro la religiosità tranquillante: «Tana e nido diventano il voler restare nel seno materno e in tutto ciò che esso rappresenta, quindi l’esser coccolati, l’essere al riparo, nel guscio della propria sensibilità, nel caldo degli affetti, al sicuro dalle aggressività». In secondo luogo, Gesù ci chiede di lasciare indietro anche ciò che il simbolo paterno rappresenta cioè «tutta la tradizione ancestrale: le abitudini di famiglia, il costume... se ti leghi alle tradizioni familiari davanti alla radicalità della fede, vai verso la morte, resti schiavo, fai seccare le radici della pianta della sequela». Infine, occorre che impariamo a lasciare indietro «parenti e amici», in questo terzo simbolo Martini vi legge «il culto della propria storia personale: le amicizie, le relazioni, le vicende, i successi. Il Vangelo, che è risurrezione, vita nuova, può scavalcare la storia personale chiedendo di buttarla e di andare oltre, anche se poi il Signore la farà ritrovare in ciò che ha di verità».

La radicalità della fede, necessaria per seguire Gesù, forse spaventa, ma non dimentichiamoci che è la sorgente della vera e autentica libertà cristiana, che non è solo libertà “da” ma è libertà “per”. Siamo chiamati a seguire Gesù in cammino verso Gerusalemme, in cammino verso il dono di sé, in cammino verso la manifestazione suprema della fiducia nel Padre, in cammino verso la Pasqua, sorgente della libertà massima che ci possa essere donata: libertà dal male, dal peccato, dalla morte per vivere con Cristo, per Cristo e in Cristo da figli di Dio.

 

Fr. Francesco Patton, ofm

Custode Terra Santa