Cana - A nozze l’inizio dei segni

A nozze l’inizio dei segni

Is 62,1-5; 1Cor 12,4-11; Gv 2,1-11

 

Carissime sorelle, carissimi fratelli,

 

il Signore vi dia pace.

 

1. Sono contento di poter essere finalmente con voi, qui a Cana a celebrare la festa dell’inizio dei segni di Gesù. Cosa ci vuol dire l’evangelista Giovanni attraverso questo racconto?

Vuol dire che Gesù compie un gesto che ci fa riflettere e che ci aiuta a comprendere anzitutto chi è Lui e che cosa è venuto a realizzare, e chi siamo noi e come noi siamo chiamati ad accoglierlo e a rispondere alla sua proposta.

Non voglio certo fare una lezione di esegesi biblica, ma solo evidenziare alcuni elementi molto importanti.

 

2. Anzitutto il contesto in cui Gesù compie il primo segno: è quello di un matrimonio. Per tutto l'Antico Testamento il simbolo matrimoniale è uno dei più adatti ad esprimere il tipo di relazione che Dio vuole instaurare con il suo popolo e con l’intera umanità, l’abbiamo sentito poco fa: «Sì come un giovane sposa una vergine, così ti sposerà il tuo creatore; come gioisce lo sposo per la sposa, così per te gioirà il tuo Dio» (Is 62,5). E l'evangelista Giovanni, ponendo all'inizio del ministero di Gesù il brano evangelico delle nozze di Cana, ci fa comprendere che il matrimonio tra Dio ed il suo popolo si realizza nella vita, nel ministero e nella Pasqua di Gesù. È Gesù lo Sposo. Ed è necessario che riflettiamo sul matrimonio di Dio con il suo Popolo, sul matrimonio di Cristo con la Chiesa e con l’umanità, sulla vita cristiana come relazione di amore con Gesù. Questa Parola di Dio illumina naturalmente anche il matrimonio umano, che è la vocazione alla quale sono chiamate la maggioranza delle persone.

 

3. C’è poi questo elemento del vino che viene a mancare e dell’acqua che viene trasformata in vino. Mio papà, che faceva il contadino e coltivava la vigna, scherzava un po’ su questo miracolo e diceva che se il vino si faceva in questo modo lui sarebbe rimasto senza lavoro.

Ma in questo racconto qual è il significato del vino, che sembra venir meno, che poi diventa abbondante e migliore ad opera di Gesù? Il vino è l’elemento che dà gioia alla festa di nozze, è l’elemento che rallegra. Ed è al tempo stesso, secondo la Bibbia, la bevanda che sarà di qualità ottima e non verrà a mancare al banchetto messianico. Il venir meno del vino alla festa di nozze vuol dire che la festa rischia di trasformarsi in un disastro. Se Gesù non viene e se Gesù non interviene alla festa della vita, la nostra festa, la nostra vita, si trasforma in un fallimento.

 

4. Questo non riguarda solo la festa celebrata qui a Cana più o meno duemila anni fa! Questo riguarda la vita delle nostre comunità, riguarda le nostre famiglie, riguarda le nostre persone e le scelte che facciamo. Se pensiamo che basti quello che abbiamo preparato e predisposto noi, faremo presto esperienza di fallimento. Se Gesù non è invitato alle nostre feste, se Gesù non è invitato nelle nostre comunità, se non è invitato nelle nostre famiglie, se non è parte delle nostre scelte di vita, siamo destinati inesorabilmente al fallimento.

Ma se lui è presente, se gli facciamo spazio, se lo invitiamo a stare con noi allora lui è in grado di far rinascere una comunità che sta sparendo, è capace di far rifiorire un matrimonio, una famiglia, un amore che si sta spegnendo, è capace di darci l’energia interiore per ricominciare a vivere e a donarci.

 

5. Un terzo elemento importante per noi, nel racconto di Giovanni, è la presenza di Maria, la madre di Gesù, al momento in cui Gesù compie questo primo segno.

Maria è attenta, come sempre, a quello che sta succedendo. È lei che si accorge che il vino sta finendo. È lei che presenta questa situazione ormai critica e difficile al suo figlio Gesù. Ed è ancora lei che va dai servi e dice loro: “Qualsiasi cosa Gesù vi dirà di fare, voi fatela!”. È in questo modo che Maria, come quel lontano giorno qui a Cana, continua a essere presente dentro la Chiesa, dentro le nostre comunità, dentro le nostre famiglie e dentro la vita di ognuno di noi.

 

6. Lei continua ad accorgersi di ciò che c’è, di ciò che manca e di ciò che sta per finire. Lei continua ad accorgersi quando siamo sull’orlo del fallimento. E continua a intercedere per la Chiesa, per le nostre comunità e famiglie, per ciascuno di noi, semplicemente presentando a suo figlio Gesù la nostra situazione, le nostre carenze e povertà, i fallimenti ai quali siamo soggetti.

Maria continua anche a dire a noi quello che ha detto ai servi: “Qualsiasi cosa Gesù vi dirà, voi fatela”. Maria continua a dirci che se vogliamo uscire dalle situazioni difficili e fallimentari in cui noi ci troviamo, occorre che cominciamo a fidarci della parola di suo figlio Gesù e occorre che cominciamo a mettere in pratica quello che lui ci dice. Altrimenti l’acqua resterà acqua e Gesù non potrà agire in modo potente ed efficace dentro la nostra vita.

 

7. Oggi, qui a Cana, celebriamo l’inizio dei segni operati da Gesù, che sono segni che manifestano la sua gloria, il suo amore per l’umanità, per la Chiesa, per ciascuno di noi. L’ultimo grande segno e la manifestazione piena del suo amore sarà il Venerdì Santo, quando Gesù non cambierà più l’acqua in vino, ma alla presenza ancora una volta di Maria e del discepolo amato aprirà il suo costato. E dal suo costato sgorgheranno acqua e sangue, una sorgente inesauribile capace di rinnovare l’umanità intera nell’amore.

Oggi, qui a Cana, chiediamo che Maria continui a segnalare al suo Figlio Gesù quel che sta venendo meno nella Chiesa, quello manca alle nostre comunità e alle nostre famiglie per essere comunità di amore e di vita, quello che sta venendo meno anche dentro ognuno di noi: la poca fede, il poco impegno di vita cristiana, il materialismo che si insinua dentro la nostra impostazione di vita.

Oggi, qui a Cana, assumiamo anche l’impegno serio a fare qualsiasi cosa Gesù ci dirà, a lasciarci cioè veramente guidare da Gesù e dalla sua parola.

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