Questi giorni, tempo d’auguri, che stanno finendo…

Per i Cristiani del mondo intero, il periodo che va da dicembre a metà gennaio è tradizionalmente dedicato allo scambio degli auguri. In Europa si esprimono prevalentemente scambiandosi biglietti e messaggi; in Oriente si predilige lo scambio di una visita di cortesia.
La Custodia di Terra Santa riunisce queste due tradizioni. Quasi mille cartoline di auguri sono partite quest’anno dal convento di San Salvatore quest’anno (senza contare gli auguri personali spediti personalmente dai frati); altrettanti messaggi augurali sono giunti indirizzati al Padre Custode.

Quanto alle visite, il periodo degli auguri è stato iniziato dalle autorità militari, con la visita del governatore militare di questa parte della città, e da quella delle Autorità civili in rappresentanza della municipalità di Gerusalemme, seguiti poi da quelle delle varie Autorità religiose.
Gli incontri con i Responsabili dei diversi Riti in cui si esprime la Chiesa Cattolica sono fraterni. Mentre la Custodia si è recata in delegazione al Patriarcato latino, mons. Mtanios Haddad, archimandrita della Chiesa greco-cattolica, detta anche melchita, è venuto con un piccolo seguito presso San Salvatore per porgere i suoi auguri al Custode. Egli ama sottolineare scherzosamente le nostre piccole differenze e gli incontri con i fratelli melchiti sono molto distesi.

Per Natale però lo scambio più simbolico è certamente quello degli auguri tra la Custodia e le Chiese separate di rito orientale. All’uscita dal Santo Sepolcro, spesso i pellegrini lamentano il dispiacere di aver compiuto la visita in un luogo dall’architettura discontinua, in mezzo al rumore, disturbati da questo miscuglio di riti, in un crescendo di disagio che spesso, proprio in questo Luogo Santo, fa loro toccare lo scandalo della divisione della Chiesa, una - santa e universale.
Ma qui, a Gerusalemme (e tutta la Terra Santa) è senz’altro il luogo dove l’ecumenismo è vissuto nel modo più concreto al mondo!
Tutto si è detto dello Statu Quo, il sistema di accordi e tradizioni che regge le relazioni tra le Chiese, nelle Basiliche della Natività e della Risurrezione; è lo stesso Statu Quo che, in certo qual modo, presiede allo scambio di auguri tra la Custodia e le Chiese greco ortodosse, siriache, armene, etiopiche e copte. E a vedere questi momenti fraterni, l’incontro amichevole pieno di abbracci, sorrisi e franche risate fra fratelli separati, uno si dice che la divisione non è poi così profonda, o che l’unità non può essere così lontana.

Oh certo, c’è qualcosa di convenuto in questi incontri: prima di tutto l’agenda; abbastanza in anticipo i segretari si contattano per convenire una data affinché tutto si svolga con ordine e regolarità nelle due giornate che la Custodia dedica ad accogliere, nella sala del divano di San Salvatore, le Chiese sorelle. La Custodia contraccambierà recandosi in delegazione nei patriarcati e arcivescovadi orientali.
Le visite sono più o meno lunghe a secondo dell’importanza della Chiesa accolta o visitata e se le delegazioni sono più o meno numerose. La forma è sempre identica: ci si accoglie, ci si offre un bicchierino di liquore, si fa un discorso, se ne ascolta un’altro, i convenuti si salutano, si scambiano informazioni, fraternizzano e scherzano fra loro, e quando passerà il caffé sarà il segno della partenza.

È a questo momento convenuto, che l’arcivescovo siriano-ortodosso, sua eccellenza Mons. Mar Swerios Malki Murad si vantava, maliziosamente, di aver infranto lo Statu Quo offrendo a scelta caffé o te! Ma “noi vi amiamo tutti e ognuno” - diceva gioioso l’Arcivescovo della chiesa copta, prima di aggiungere con una grande risata “ma non Atanasio!”. Fra Atanasio è il frate incaricato dalla Custodia per il rispetto dello Statu Quo. “Tutti sono gentili fuori dallo Statu Quo” diceva il patriarca armeno Torkom Manoogian. Gli incontri hanno, quindi, qualche cosa di convenuto e si potrebbe credere a una certa gentilezza di maniera, ma no: le cose si dicono, sul tono dello humour, o girandoci attorno; si sa che a volte ci si fa male a vicenda, ma c’è la sincera volontà di capire come, perché, o se non c’è un modo di fare meglio, oppure meno male. Certamente sulle questioni essenziali non c’è discorso che si lascia perdere e si può ben dire che, sul terreno spirituale, l’unità è già qui. Sì, ogni giorno Cristo nasce per noi; sì lo crediamo Principe di pace e sentiamo fortemente il dovere di far crescere questa pace in noi e attorno a no. Sì, abbiamo una missione comune, cristiani in questo Paese, a servizio dei cristiani del Paese e testimoni di fronte al mondo che il regno di Dio è già qui in virtù dell’incarnazione di Cristo.

Il discorso più atteso era certamente quello del patriarca greco ortodosso, sua beatitudine Theophilos III. La Chiesa greco ortodossa è, con la Chiesa latina, la più importante, ed è anche quella con la quale, a volte, le relazioni sui Luoghi Santi, sono più tese. Eletto nell’agosto 2005 in seguito a tensioni interne al patriarcato greco ortodosso, mons. Theophilos ha la difficile missione di riportare la serenità in seno alla sua chiesa. Precedentemente Superiore della comunità della basilica dell’Anastasis, egli conosce bene la pesantezza dello Statu Quo, ma sa anche cosa garantisce. Intanto che le tensioni interne al Patriarcato non sono ancora del tutto appianate, Theophilos III continua a proseguire sulla strada intrapresa e a indicare le linee di una politica tesa verso l’unità - “che viene da Dio” -, sperando un tempo in cui le chiese daranno insieme la testimonianza di una fede viva e attuale: “Dobbiamo insieme testimoniare, nei Luoghi Santi, che non siamo custodi di parchi turistici, ma uomini di preghiera e di lode, uniti da una stessa fede”.

“Preghiamo perché la pace che ci è data la nostro Signore, diventi realtà non solo in cielo ma anche su questa terra” dice sua beatitudine il patriarca Theophilos, auspicando con i suoi auguri e la sua preghiera che i Cristiani in questo Paese e in tutta la regione, nel mutuo rispetto e nella crescente comprensione, rendano fraterna testimonianza non solo di una cooperazione, ma di un cammino verso la pienezza dell’unità. Il Custode e il Patriarca si sono promessi di rivedersi dopo le feste.

Speriamo che gli auguri non rimangano una sia pur simpatica formalità, e che i sentimenti di amicizia siano messi in opera in modo che le buone intenzioni siano seguite dai fatti. Un periodo si chiude, il cammino verso l’unità prosegue.