Rev.mo padre Alfredo Polidori OFM

Vocations “come and follow me”

Custode Di Terra Santa (13.08.1957 – 14.06.1962)

Della Provincia Lauretana nelle Marche-Italia

(Inizio del suo governo: 05.07.1957)

(Dalla lettera del Ministro Provinciale P. Luigi Perugini ofm)


Era nato a Ostra Vetere (Provincia di Ancona) il 12.12.1897 e si era fatto francescano nella Provincia Lauretana emettendovi la professione temporanea l’8 settembre 1914 e quella solenne il 6 aprile 1921. Fu ordinato sacerdote il 13 giugno 1925.

Nominato Lettore provinciale di S. Eloquenza, non solo insegnò questa disciplina, ma si prodigò molto anche nell’apostolato della Parola tenendo numerose Quaresime quotidiane, mesi di maggio, Novene e missioni popolari.

Per le sue molteplici doti fu giudicato idoneo a ricoprire i più svariati uffici nell’Ordine, come lo dimostra il seguente elenco:

  • Maestro dei chierici a Matelica (1925-1927).
  • Parroco della parrocchia di S. Giovanni Battista in Ancona (1927-1928).
  • Guardiano e Direttore del Collegio di Sassoferrato (1928-1931).
  • Guardiano a Sassoferrato e Definitore provinciale (1931-1934).
  • Segretario provinciale e Commissario del TOF e Commissario di T. S. (1934-1937).
  • Insegnante di Storia ecclesiastica e Sacra Eloquenza (1937-1940).
  • Commissario generale del TOF, Visitatore generale della Provincia veneta (1943-1944).
  • Ministro provinciale delle Marche (1944-1946).
  • Segretario generale dell’Ordine; Visitatore generale dell’Abruzzo e Delegato generale per le Marche, Abruzzo, Umbria, Toscana, Emilia (1946-1952)
  • Definitore generale dell’Ordine (1952-1957), e in questi stessi anni Commissario della S. Congregazione dei Religiosi e Assistente dei Frati Bigi e delle Suore Stimmatine.
  • Custode di Terra Santa (1957-1962).
  • Presidente del convento di S. Chiara in Napoli dal 16 giugno 1963. Egli prese possesso del suo ufficio di Custode di Terra Santa il 13 agosto 1957 dirigendosi processionalmente dalla Porta di Giaffa alla chiesa di San Salvatore, accompagnato dalle Autorità religiose e civili, dai Frati e da secolari. In date successive, ma sempre nello stesso agosto del 1957, fece solenne ingresso sia al S. Sepolcro, sia a Betlemme sia a Nazaret secondo l’antica consuetudine dei PP. Custodi di T.S., che si osserva fino ad oggi.


Il 4 Ottobre 1960 fu nominato Commendatore nell’Ordine al Merito della Repubblica italiana.

Sotto il suo Custodiato la Missione del Canale di Suez è ritornata alla Custodia di T.S. in data 25 settembre 1957.

Per amministrare oculatamente i beni della Custodia e specialmente le finanze egli fece redigere un regolamento per le varie Amministrazioni regionali della Custodia.

Incaricò anche qualche religioso perchè redigesse le "Ordinazioni della Custodia di Terra Santa", le quali però non furono definitivamente approvate se non in data 14 giugno 1968. Esse servirono come base agli attuali "Statuti della Custodia di Terra Santa".

Scrisse 23 Lettere circolari, l’ultima della quali riguarda l’itinerario del Visitatore generale P. Carlo Tallarico. Nella prima sua Lettera P. Polidori parla dell’osservanza delle leggi anche di quelle dello Stato in cui i singoli Frati vivono, della assidua preghiera, della custodia dei voti, dell’amore fraterno, di dare a Cesare ciò che è di Cesare, di coltivare le vocazioni e di essere uniti ai Commissari di T.S. In quella dell’11 marzo 1959 (che è la sesta Lett. circ.) annunzia la lieta notizia che Papa Giovanni XXIII in data 2 marzo 1959 aveva approvato il progetto della costruzione della basilica di Nazaret, preparato dall’ingegnere Giovanni Muzio, dei lavori che sono nel piano di costruzione; quindi li esorta ad organizzare la loro attività nel divulgare la notizia della costruenda basilica e nel promuovere nello stesso tempo la devozione alla SS. Vergine.

Nella Lettera circolare n. 22 scritto in data 1.12.1961 e indirrizzata i PP. Commissari di T.S. e ai Ministri provinciali dell’Ordine enumera le opere compiute durante il suo Custodiato per assicurarli che l’Offerte da loro inviate non andarono sperdute. Le predette opere in fatto di costruzione, senza parlare di altre attività, sono:

  1. I lavori per la costruzione della basilica di Nazaret
  2. La nuova segreteria custodiale con tre sale da ufficio e un reparto per l’archivio vivente in San Salvatore.
  3. Nuovo edificio per le scuole primarie e secondarie nella Vecchia Città di Gerusalemme
  4. Nuovo edificio per le scuole primarie a Gerico
  5. I lavori per il nuovo Collegio di Betlemme
  6. I lavori per il consolidamento della basilica del S. Sepolcro
  7. Un secondo piano per il Collegio serafico di Emmaus a causa del cresciuto numero dei Fratini
  8. La costruzione di una scuola con abitazione per le Suore missionarie a Jacubie in Siria
  9. La costruzione di una scuola con abitazione per le Suore missionarie a Gassanie in Siria
  10. La costruzione di un nuovo convento in sostituzione di quello vecchio cadente a Nicosia
  11. La costruzione del convento e della chiesa a Larnaca (Cipro)
  12. La costruzione di una casa parrocchiale a Famagosta (Cipro)
  13. La costruzione di un complesso per la nuova Missione copta, consistente in una scuola, un salone-cappella, e di locali per le opere e casa parrocchiale in Kafr el Dawwar (Egitto)
  14. La costruzione di un Collegio serafico ad Harissa (Libano)
  15. I lavori per la costruzione di un Collegio serafico a Roma.


Sotto il suo custodiato è stato installato anche il generatore elettrico trifase a San Salvatore, capace di fornire corrente elettrica non solo per l’illuminazione del convento, ma anche l’energia per le macchine delle nostre officine, nonché per il riscaldamento elettrico delle stanze. Il generatore elettrico viene adoperato ancor oggi, quando la corrente della città viene interrotta per vari motivi. (Non esiste più).

Per poter portare a termine i lavori in corso a Nazaret, al S. Sepolcro e altrove si è adoperato molto per ottenere l’appoggio della S. Sede. Giovanni XXIII ha accolto la sua domanda e ha pubblicato la Lettera papale "Sacra Palaestinae loca" del 17 aprile 1960 con la quale confermava i privilegi già concessi dai Sommi Pontefici Leone XIII e Benedetto XV e inculcava la Colletta del Venerdì Santo per i bisogni della Terra Santa.

La carità fraterna tra i Frati gli stava molto a cuore e perciò volle scrivere la lettera circolare (n. 17) per esortarli ad esercitare questa virtù; da alcune indicazioni che egli dà sul modo di esercitarla, si può dedurre che egli stesso la praticasse nel predetto modo. Ne cito qualche punto; "Avere stima del nostro prossimo e compatire le sue debolezze"; "usiamo cortesia e gentilezza verso gli altri"; "procuriamo di renderli felici e venire incontro alle loro necessità sia spirituali che materiali". "perdoniamo subito qualsiasi offesa e non soltanto dentro di noi, ma con qualche atto esterno che trasformi il nemico in amico"; "vedere in ciascuno l’immagine e la somiglianza di Dio".

Egli stesso trattava bene tutti ed era in buone relazioni con tutte le Autorità religiose e civili. Gli era penoso rifiutare le domande che gli venivano fatte; ma alle volte non le poteva accettare. Per toglier il conflitto esistente nella sua coscienza, una volta, in una pubblica riunione, si raccomandò ai Frati di non fargli richieste che in coscienza non poteva concedere.

Era puntuale agli atti comuni del coro e della mensa, se non era impedito dalle sue occupazioni. Era bonario e affabile durante le ricreazioni comuni del convento, come lo era quando trattava la gente o coloro che venivano a visitarlo o domandargli qualche favore. Quando fu assegnato in qualità di Superiore a S. Chiara, si è dedicato in modo speciale ad ascoltare le confessioni dei fedeli. Tutti ammiravano la sua bontà e la sua gentilezza, la sua bonarietà, ecc. ecc."

Dopo il suo mandato



Nel monastero di S. Chiara in Napoli, la sorella morte gli venne incontro e lo portò alla casa del Padre. Ai suoi funerali ha assistito anche il P. Custode che si trovava in Italia, assieme una folla numerosissima di fedeli che avevano gustato la dolcezza del suo cuore paterno durante più di un ventennio. In occasione della sua morte il P. Ministro provinciale delle Marche ha inviato ai suoi Religiosi la seguente lettera:

"Fratelli carissimi, dopo una lunga malattia incurabile, sopportata con esemplare e toccante pazienza, all’alba del 31 ottobre 1986 si è concluso il lungo cammino terreno del P. Alfredo Polidori. La salma del venerato confratello, esposta all’omaggio di amici e penitenti fin dalle ore 14 del 1 novembre, ha ricevuto l’ultimo saluto nella basilica di S. Chiara alle ore 10 del 2 novembre.

Numerosissimi i fedeli, attenti e commossi, alla concelebrazione eucaristica, presieduta dal P. Angelo Stellini. Hanno fatto corona al definitore generale alcuni confratelli delle Marche e della curia generalizia, numerosi confratelli della provincia di Napoli, i Padri Provinciali di Napoli e delle Marche e il P. Custode di Terra Santa. Ecco come il P. Armando Pierucci ha ricordato la figura del P. Alfredo in una concelebrazione di suffragio, tenuta presso il santuario di S. Pasquale in Ostra Vetere, terra natale dello scomparso. "Cari fratelli, desidero ringraziarvi per essere venuti a questa celebrazione eucaristica con cui nel Signore ci mettiamo in comunione con il nostro confratello P. Alfredo Polidori. Penso tuttavia che non tutti tra voi hanno conosciuto personalmente P. Polidori, anche se tutti ne hanno sentito parlare. Fino a pochi anni fa egli tornava ogni anno nel mese di Maggio, per la festa di S. Pasquale, nella nostra città, in questo nostro convento. Molti di voi lo avranno visto e avranno ascoltato le sue prediche, come quando inaugurò il monumentino a S. Pasquale, posto nel piccolo parco accanto alla facciata della nostra chiesa. Credo che tutti desideriamo sapere qualcosa di più intorno a lui.

Di P. Polidori si possono dire molte cose: la sua vita è stata piena di giorni e di opere. Ma la prima immagine che di lui ci viene alla memoria è quella di un uomo sorridente. Gentile fino alla signorilità. padrone delle situazioni, sicuro e sereno nello sguardo di fronte a personalità di qualsiasi importanza (e incontrò Papa Giovanni e Cardinali, Re Hussein e Ministri Architetti e Bancari), non faceva certo intuire di essere nato nella nostra campagna, a Ostra Vetere, in contrada Casale, e di essere cresciuto in un paese ancor più piccolo: Serra de’ Conti.

Formato alla scuola di Francesco d’Assisi, nei nostri conventi delle Marche, aveva raggiunto il perfetto equilibrio delle persone che stanno bene nei propri panni, perché non hanno niente da nascondere, nessuno da invidiare. Per la sua dolcezza i frati di Terra Santa, dove fu Custode, lo ricordano: "Era un buon papà!". I frati delle Marche, che lo hanno avuto provinciale, durante l’ultima guerra, ricordano come li andasse a trovare in bicicletta. A Napoli invece, dove ha passato gli ultimi 22 anni della sua vita, lo chiamavano: "Il nonno". Sempre un dolce ricordo familiare.

Si sarebbe superficiali tuttavia a scambiare la dolcezza di P. Alfredo per dabbenaggine. La sua serenità, la semplicità le aveva ricevute dalla nostra terra, ma egli, da buon contadino, le aveva coltivate e conquistate.

Terminato il servizio militare, aveva fatto la guerra del ‘15/18, dopo la bufera civile e morale di quegli anni, si guardò attorno e, insieme al nostro confratello p. Ludovico Calori, si chiese: "Che facciamo, torniamo in convento?". E riprese con coraggio la strada del chiostro. Certo, non dimenticherò mai quando era Superiore nel monastero di S. Chiara, il giorno in cui un frate della nostra Provincia si presentò in abiti civili. E P. Polidori gli dovette dire: "Guarda, proprio tu della mia Provincia, non venire a refettorio così." "Ma io non ho la tonaca con me".

"Non fa niente, ne prendiamo una da un altro frate, alto come te". E neanche posso dimenticare i ritiri che egli predicava alla comunità di S. Chiara, sempre a Napoli. Vi erano gli studenti universitari, i loro professori, dei frati dotti. Padre Alfredo ci parlava, con semplicità e fervore, della preghiera, del celebrare bene la S. Messa, del fare il ringraziamento dopo la Messa. E questa sua fermezza l’adoperò anche come Custode di Terra Santa, in particolare nella realizzazione della basilica dell’Annunciazione a Nazaret.

C’era da accantonare un progetto che da anni giaceva nel cassetto, perché non rispettava le esigenze archeologiche; e c’era da far approvare il nuovo progetto dell’architetto Giovanni Muzio. Egli andò alla S. Sede e disse: "Ecco il nuovo progetto. Vi prego di esaminarlo con premura. Io resterò a Roma e non tornerò in Terra Santa, finché voi non mi diate una risposta".

La risposta arrivò nel giro di una settimana. E P. Polidori potè dare il via ai lavori di quella basilica che ora è una nuova strofa alla tutta Bella e tutta Santa, che aveva cantato: tutte le generazioni mi chiameranno beata.

Con questa realizzazione, potrei parlare di molte altre opere e soprattutto degli incarichi ufficiali che il P. Polidori ebbe nel nostro Ordine francescano: guardiano, direttore dei fratini, Provinciale, Segretario e Definitore Generale, Assistente Nazionale dell’OFS. Non finirei più. Desidero piuttosto insistere sulla dimensione ordinaria di P. Polidori, che è quella sacerdotale. Nella vita pastorale, come predicatore e come confessore, P. Alfredo ha dato il meglio di sè. Conservando il contatto continuo con la gente, egli ha evitato di diventare un uomo dell’apparato, ed è rimasto se stesso: semplice e signore. Ricordava con entusiasmo la sua prima novena per la festa dell’Immacolata da sacerdote novello a Borgo Loreto, mandato dal suo guardiano; e allora non aveva neanche una predica. E si alzava al mattino alle 4 per prepararsi e studiare. Chi l’ha ascoltato una volta, non l’ha dimenticato: non per la sua dottrina o i voli oratori, ma per l’entusiasmo, la semplicità. "Non gli serviva niente", dicevano a Ostra Vetere, ricordando la voce e la statura: "nè il microfono, nè la pedana". Anch’io ricordo quando a Napoli parlava dell’esistenza di Dio, al colmo del fervore, con una mano apostrofava la folla, con l’altra si teneva il "cupolino", gridando: "Mi fanno ridere! Dio allora non esisterebbe?!". Non l’hanno dimenticato i fedeli, i sacerdoti, le suore che l’hanno ascoltato, e tanto meno coloro che per anni hanno potuto ricevere il perdono del Signore al suo confessionale, o in ultimo, nella sua stanza: giovani, gente comune, vescovi, religiosi.

Questa dedicazione pastorale P. Polidori non l’ha coltivata solo negli ultimi anni, ma sempre, anche da definitore generale o segretario generale. “E non vi è giovato!” gli disse P. Agostino Sepinski, scadendo da Ministro generale e desiderando passare a lui la mano. Ma l’obiezione era stata quella: P. Polidori ogni tanto sgattaiolava per andare a predicare. Forse allora, 30 anni fa, questo non gli giovò per continuare la carriera. Ma ora, al termine della sua vita, presentandosi al Cristo buon Pastore, può ben essere stato il suo titolo di gloria, insieme alla sua dirittura morale, alla sofferenza che in questi ultimi anni lo ha purificato.

Caro P. Alfredo, ora ci hai lasciato per godere insieme ai Santi e ai tuoi Cari, la presenza di Gesù buon Pastore. Prega per noi, prega per questa Provincia che tanto hai amato, pur dovendone stare lontano; prega per questa Provincia che tanto hai onorato nel servizio generoso e signorile; prega perché il Signore voglia suscitare nuovi frati in mezzo a noi: frati generosi e semplici, frati disposti ad ogni sacrificio, frati sorridenti, come te, caro P. Alfredo, che hai avuto il sapore del pane fatto in casa e per questo hai lungamente nutrito il popolo cristiano con il pane di vita eterna”. Siamo certi che il Signore perdona a chi ha perdonato, tuttavia offriamo con generosità i fraterni suffragi, perché il P. Alfredo, purificato da ogni umana fragilità, possa godere nella luce e nella gioia del Cristo risorto.

JESI, 7 dicembre 1986”. P. Luigi Perugini, ofm Ministro Provinciale

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