Events

Vocations “come and follow me”

Intervento del Cardinale Leonardo Sandri al Convegno sugli 800 anni della presenza francescana in Terra Santa

Intervento del Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, al Convegno sugli 800 anni della presenza francescana in Terra Santa, “Predicate sempre il Vangelo e se fosse necessario anche con le parole. La presenza francescana in Terra Santa e in Medio Oriente” -  Convento di San Salvatore, Gerusalemme, martedì 17 ottobre 2017 A.D.

Beatitudini
il Patriarca greco-ortodosso di Gerusalemme Teofilo III
il Patriarca Armeno apostolico Nourhan Manougian
Reverendissimo Padre Custode di Terra Santa e Guardiano del Monte Sion, Fr. Francesco Patton,
Eccellentissimo Mons. Pizzaballa, Amministratore Apostolico della Diocesi Patriarcale di Gerusalemme dei Latini,
Eccellenze, Delegati ecumenici
Reverendissimo Ministro Generale dell’Ordine dei Frati Minori,
Distinte Autorità,
Rappresentanti del Corpo Diplomatico,
Illustri Relatori, Distinti Ospiti
Reverendi Sacerdoti, Religiosi e Religiose,
Cari frati della Custodia di Terra Santa,
Sorelle e fratelli nel Signore!


  1. Sono lieto di portare il mio saluto all’interno di queste giornate di celebrazione, commemorazione e rilancio per il futuro della presenza francescana in Terra Santa, a partire dallo sbarco dei primi frati a San Giovanni d’Acri a seguito del Capitolo del 1217, ottocento anni fa. Vengo col desiderio di lodare il Signore insieme con voi, ma soprattutto recando il saluto e la Benedizione del Santo Padre Francesco, del quale abbiamo letto, nella Celebrazione Eucaristica appena conclusa, il messaggio che vi conferma nella missione affidatavi e che ci fa ancora più certi di quanto Egli vi voglia bene. Ne sono stati segno anche il pranzo “improvviso” che Egli ha condiviso con la vostra comunità, qui a san Salvatore, durante il Viaggio Apostolico del 2014, ma anche le parole con cui ha ricordato la vostra presenza nel corso dell’Udienza della ROACO nel giugno del 2016 “esprimo la mia simpatia e la mia riconoscenza a tutti i frati minori che da secoli garantiscono il mantenimento dei luoghi santi e dei santuari. Il Signore vi custodisca e vi dia pace!”. A questa riconoscenza aggiungo anche la mia personale e quella della Congregazione per le Chiese Orientali, che segue con premura e attenzione la vita della Custodia di Terra Santa e con essa collabora in particolare per la Colletta del Venerdì Santo, voluta dal Beato Pontefice Paolo VI con l’Esortazione Apostolica Nobis in animo del 25 marzo 1974. Dalla Custodia, citando solo gli ultimi anni, la Chiesa ha scelto due Vicari Apostolici ad Aleppo, in Siria – il defunto Mons. Nazzaro e Mons. Abou Khazen - e l’attuale Amministratore Apostolico del Patriarcato Latino, Mons. Pierbattista Pizzaballa: anche per questi doni vi siamo grati.


2.Proprio a Papa Francesco si deve la “parafrasi”, la rilettura sintetica ripetuta in più di un intervento sin dall’inizio del Pontificato, di quanto è contenuto nella Regula non bollata, e che ho scelto come titolo guida del mio intervento: “Predicate sempre il Vangelo e se fosse necessario anche con le parole”. L’affermazione, tra l’altro, attinge al capitolo 16 “Di coloro che vanno tra i saraceni..”, e in essa non possiamo che cogliere l’eco della fondazione della “provincia d’Oltremare”, da cui discende la Custodia di Terra Santa. Siamo dunque ricondotti alle origini, e la celebrazione di questo importante anniversario diventa quasi un pellegrinaggio alle sorgenti, o ancora a mettere in pratica l’invito del profeta Isaia “guardate alla roccia da cui siete stati tagliati, alla cava da cui siete stati estratti (Is 51, 1).”


La roccia è la fedeltà di Dio e il suo disegno di salvezza in Cristo, per quella via particolare che è stata la vocazione di san Francesco: due immagini, la roccia e la vocazione, che evocano due diverse dimensioni. La roccia garantisce la stabilità dell’edificio fondato su di essa, come dirà Gesù stesso al termine del discorso della montagna, e la sicurezza delle mura costruite con blocchi da essi intagliata. Lo stesso profeta però nel versetto successivo invita a guardare ad “Abramo vostro padre, e a Sara che vi ha partorito”, passando quindi a un registro relazionale, la paternità e la maternità, di generazione della vita: una vita con cui Dio entra in dialogo per mettere l’uomo in cammino, proprio come Abramo che sulla parola dell’alleanza con Dio uscì dalla sua terra. È la sua vocazione, proprio come quella di san Francesco. Il santo serafico uscì dal mondo, lasciandosi rigenerare da Dio nell’incontro col Crocifisso, non vivendo ciò come una fuga, ma come un andare nella profondità dell’esperienza umana, persino quella più estrema rappresentata dalla miseria e dalla malattia del lebbroso o quella apparentemente più lontana come nell’incontro col Sultano in Egitto. Proprio lo stare ben saldo sulla roccia della fedeltà di Dio lo ha messo nella condizione di mettersi in cammino verso tutto il creato e tutte le creature, in un dinamica di progressiva conformazione a Cristo che lo ha condotto persino a recare impresse nel proprio corpo le stimmate della Passione redentrice. Contemplando così san Francesco, ciascuno di voi non può non sentirsi interpellato, proprio in questi Luoghi Santi, sulla propria capacità di restare saldo nell’alleanza e nella fede in Dio da un lato, ma insieme sul modo in cui quotidianamente ci lasciamo condurre affinchè l’abito esteriore come figli e discepoli di san Francesco si trasformi per la grazia dello Spirito santo nell’habitus interiore, che ci rende presenza evangelica lieta e sempre più trasparenza dell’amore di Dio per ogni uomo che incontriamo sul nostro cammino.



  1. Mi ha colpito, leggendo un commento al passo parallelo a quello citato nella Regola bollata, la sottolineatura di un inciso che non si trova in precedenza: “quei frati che, per divina ispirazione, vorranno andare tra i saraceni..”. Tale è una ulteriore precisazione che vi provoca sul medesimo tema sopra accennato: riconoscere cioè come attraverso la voce interiore nel vostro cuore, la testimonianza di un fratello, la lettura di alcuni testi o proprio visitando questi luoghi ciascuno di voi “frati della corda” ha sentito un appello dello Spirito a seguire la vocazione francescana nella Custodia di Terra Santa o a servizio di essa. Nessuno può dunque dire “sono qui per caso”: la dinamica che vi ha condotti qui è come l’eco di quello stessa armonia generata dallo Spirito che condusse san Francesco e i suoi seguaci a deliberare le diverse missioni nel capitolo di Pentecoste del 1217, scegliendo, tra le diverse mete, anche quelle “terre di Oltremare” ove ci troviamo ora. La vostra presenza, quella singola di ciascuno come quelle dell’intera fraternità, è un segno di continuità all’intuizione originaria determinata dallo Spirito e poi riconosciuta e confermata come vera e propria missione di affidamento e custodia dei luoghi santi da parte dei Sommi Pontefici. Forse la lettura che ho proposto potrebbe parere a qualcuno troppo alta o idealizzata, ma in questi luoghi non possiamo permetterci in alcun modo di guardare il mondo e la storia se non anzitutto entro le coordinate di Dio, prima di ogni altro ragionamento e considerazione umana. Diceva Papa Benedetto XVI nell’omelia di apertura del Sinodo speciale per il Medio Oriente, sette anni fa: “la salvezza è universale, ma passa attraverso una mediazione determinata, storica: la mediazione del popolo di Israele, che diventa poi quella di Gesù Cristo e della Chiesa. La porta della vita è aperta per tutti, ma, appunto, è una “porta”, cioè un passaggio definito e necessario… Tutto il disegno divino eccede la storia, ma il Signore lo vuole costruire con gli uomini, per gli uomini e negli uomini, a partire dalle coordinate di spazio e di tempo in cui essi vivono e che Lui stesso ha dato. Di tali coordinate fa parte, con una sua specificità, quello che noi chiamiamo il “Medio Oriente”. Anche questa regione del mondo Dio la vede da una prospettiva diversa, si direbbe “dall’alto”: è la terra di Abramo, di Isacco e di Giacobbe; la terra dell’esodo e del ritorno dall’esilio; la terra del tempio e dei profeti; la terra in cui il Figlio Unigenito è nato da Maria, dove è vissuto, è morto ed è risorto; la culla della Chiesa, costituita per portare il Vangelo di Cristo sino ai confini del mondo. E noi pure, come credenti, guardiamo al Medio Oriente con questo sguardo, nella prospettiva della storia della salvezza… Guardare quella parte del mondo nella prospettiva di Dio significa riconoscere in essa la “culla” di un disegno universale di salvezza nell’amore, un mistero di comunione che si attua nella libertà e perciò chiede agli uomini una risposta. Abramo, i profeti, la Vergine Maria sono i protagonisti di questa risposta, che però ha il suo compimento in Gesù Cristo, figlio di quella stessa terra, ma disceso dal Cielo. Da Lui, dal suo Cuore e dal suo Spirito, è nata la Chiesa, che è pellegrina in questo mondo, ma gli appartiene. La Chiesa è costituita per essere, in mezzo agli uomini, segno e strumento dell’unico e universale progetto salvifico di Dio; essa adempie questa missione semplicemente essendo se stessa, cioè “comunione e testimonianza”. Senza comunione non può esserci testimonianza: la grande testimonianza è proprio la vita di comunione… E’ dono, non qualcosa che dobbiamo anzitutto costruire noi con le nostre forze. Ed è proprio per questo che interpella la nostra libertà e attende la nostra risposta: la comunione ci chiede sempre conversione, come dono che va sempre meglio accolto e realizzato. I primi cristiani, a Gerusalemme, erano pochi. Nessuno avrebbe potuto immaginare ciò che poi è accaduto. E la Chiesa vive sempre di quella medesima forza che l’ha fatta partire e crescere. La Pentecoste è l’evento originario ma è anche un dinamismo permanente” (omelia inizio Sinodo MO, 10 ottobre 2010).

  2. Nell’assise sinodale, erano presenti i rappresentanti delle Chiese del Medio Oriente, Orientali e latina, e c’era dunque anche la Custodia di Terra Santa. Benchè su livelli diversi, esiste infatti una piccola analogia tra quanto il Concilio Vaticano II, al nr. 23 della Costituzione Dogmatica Lumen Gentium¸ afferma della nascita delle Chiese Orientali – sorte “per divina provvidenza” – e voi, frati della corda, che “per divina ispirazione” avete scelto di venire in Terra Santa. Anche per questo vi invito a non sottrarvi ad una lettura alta della vostra identità e vocazione: il discernimento ecclesiale attuato nel Sinodo ha riproposto – quasi senza accorgersene – la stessa dinamica che Francesco ha indicato ai suoi frati. Alle Chiese che vivono in queste terre è stato detto: anzitutto “siate”, vivete fedeli a ciò che siete per dono di Dio, parlate con la vita, e la vita della Chiesa è comunione, e in questo modo porterete la vostra testimonianza, perché in fondo sarete pagine di un Vangelo vivente. La prima Pentecoste ha generato la Chiesa con la sua missione di portare il Vangelo ad ogni creatura, il capitolo della Pentecoste 1217 ha generato una pagina della vita della Chiesa universale attraverso la scelta concreta di san Francesco e dei suoi compagni: è dunque vero quanto abbiamo ascoltato poco fa “la Pentecoste è l’evento originario ma è anche un dinamismo permanente”. La roccia da cui siete stati scalfiti, riprendendo l’immagine del profeta Isaia, è diventata pietra da cui sgorga acqua viva: ancor più in questo nostro tempo, siete chiamati ad una testimonianza fresca e credibile che nell’arsura delle divisioni, dei contrasti e talora delle guerre, non solo esteriori e con le armi, ma anche combattute dentro le nostre mura e nelle nostre comunità cristiane o religiose, segna la possibilità di una sempre nuova rinascita e di un deserto che torna a fiorire.

  3. Un segno della Pentecoste è il vostro essere comunità internazionale: in alcuni momenti tale dato esplode letteralmente in tutta la sua bellezza e intensità, come per esempio nella processione della domenica delle Palme da Betfage alla Chiesa di Sant’Anna, dove inframezzati con i canti in arabo e latino, risuonano quelli in spagnolo o portoghese, riflesso dei continenti europeo, latino americano o africano. O ancora a quello che si può definire “miracolo delle lingue”, non per particolari doni carismatici, ma quando nelle poche occasioni in cui sinora è stato concesso di recarsi a pregare al Cenacolo, ciascuno è invitato a pregare il Padre nostro nella propria lingua nativa: per quanto diversi, si percepisce di essere una voce sola, perché radunati dallo Spirito in un cuor solo e in un’anima sola. Ecco, nati a Pentecoste, il vostro essere comunità internazionale non dovrà mai concedersi di tornare dal cenacolo di Pentecoste alla torre di Babele, con l’incomunicabilità o magari qualche incomprensione o lotta nella fraternità al posto della comunione portata dal Paraclito. Tale testimonianza di comunione costituisce un balsamo benefico e prezioso per sanare alcune ferite o divisioni che proprio la realtà del Medio Oriente può generare o amplificare nelle persone che vi vivono da secoli. Se penso infatti alla realtà multiforme della Chiesa cattolica in questi Paesi, latina ed orientale, vedo tante risorse - sono i testimoni viventi delle origini apostoliche, come li definisce il Concilio Vaticano II – ma so anche che tale realtà porta i segni della vita umana concreta, segnata da certi stili consolidatisi nei secoli. Si possono verificare dei casi in cui il dato della cultura ambiente fa da schermo alla penetrazione profonda del Vangelo, per cui l’appartenenza ad un clan o una tribù di un Paese condiziona il mio aderire al Vangelo e alla Chiesa. Una comunità come la vostra, internazionale e che accoglie nel suo seno frati appartenenti anche a diverse tradizioni culturali e rituali della Chiesa, ha una forza profetica capace di far sentire vivendo in Medio Oriente l’attrattiva della comunione che supera le differenze e le provenienze, ma le pone a servizio della testimonianza a Cristo. Vorrei citare qui anche l’importanza del cammino ecumenico, che in queste terre è esperienza di vita quotidiana: non accontentiamoci mai di vivere soltanto accanto gli uni agli altri, ma ogni giorno viviamo la fraternità che nasce dal comune battesimo di Cristo. Lo Status quo può regolare gli spazi e i tempi della condivisione dei santuari, ma la nostra gente nel quotidiano, va oltre. Il Vangelo ci chiede di dialogare, se non lo facciamo ci riduciamo a moltiplicare i muri di separazione, mentre siamo chiamati ad edificare ponti di comunione. L’ecumenismo in Terra Santa è una dimensione pastorale, di attenzione alla nostra gente, che speriamo un giorno possa giungere a celebrare nella stessa famiglia, a volte composta da persone di diverse confessioni cristiane, almeno la Pasqua nella stessa data. I meritevoli e imponenti lavori di restauro della Basilica della Natività e dell’Edicola del Santo Sepolcro stimolino ulteriori passi profetici sulla via della comunione, quale è stata la preghiera condivisa da Papa Francesco con i Patriarchi Ortodossi durante la visita del 2014. Per il dialogo ecumenico ed interreligioso, ma anche per il servizio alle comunità, vi invito anche a continuare a farvi carico in modo serio e preciso dello studio delle lingue locali, in modo che la cura pastorale nelle parrocchie affidatevi possa essere condiviso, in una modalità sempre più arricchente, da frati di provenienza araba e da confratelli di altre nazionalità, così da valorizzare le comunità locali da un lato, mantenendo sempre aperta la finestra sul mondo che guarda con speranza e affetto ai fratelli di Terra Santa.

  4. Nella stessa direzione di promozione dell’umano, voglio sottolineare la valenza del vostro sforzo culturale, sul versante delle scuole, dell’insegnamento delle discipline bibliche e nella valorizzazione del patrimonio archeologico ed artistico. Penso alla visita al Terra Santa School ad Amman, nel 2013, o ancora un anno fa, quando presiedetti la riapertura del Santuario Memoriale del Monte Nebo, in Giordania, solo per citare una tra le ultime realizzazioni ma anche tra gli altri, il nome di fr. Michele Piccirillo, che ha vissuto in modo singolare, grazie agli studi e alla sua passione personale, il suo essere “soggetto ad ogni creatura umana per amore di Dio” attraverso l’archeologia. L’opera di riscoperta, restauro e valorizzazione della Custodia è andata ben oltre i confini della Terra Santa, in un “Oltremare” in senso moderno: è giunta attraverso una mostra al Metropolitan Museum di New York, in Francia a Versailles e a Parigi in queste settimane, o in Italia, ad Aquileia, nella mostra sui “volti di Palmira” che ho visitato questa estate. Tali interventi non sono affatto da dare per scontati in questi anni, quando le immagini della televisione hanno più volte riproposto, insieme alle atrocità sugli esseri umani, anche le distruzioni su siti archeologici, antichi ma anche di epoca cristiana o islamica, in Siria o in Iraq. Quando sono stato a Baghdad nel maggio del 2015, sono stato invitato a visitare il Museo Nazionale, in quello che ha rischiato di rimanere l’ultimo baluardo per la conservazione dei reperti assiri e babilonesi, in altre zone del Paese devastati dal DAESH, e mi sono domandato come potessero progettare e perseguire una tale devastazione delle persone che dovrebbero sentirsi figlie di quella terra e quindi conoscitori e custodi di ogni tappa del passato che li ha preceduti. Sappiamo però da altre vicende del passato, anche in Europa, quanto una ideologia possa rendere ciechi e in fondo orfani, perchè viene precluso l’accesso alla propria storia. In questo senso, mentre vi incoraggio a proseguire nella vostra opera culturale, vi chiedo però di pensarla in modo ancora più ampio, nelle scuole che voi gestite e con le comunità cristiane a voi affidate, qui in Terra Santa come in Siria, rendete le persone più consapevoli del passato cristiano che li ha generati. Bisogna dilatare il cuore e ampliare gli spazi della ragione: in epoca apostolica o patristica non era più facile vivere la fede di oggi, eppure sono cresciuti dei veri e propri giganti che leggiamo anche ora come maestri: tra tutti cito soltanto l’esempio di San Giovanni Damasceno, che vive e scrive già dopo la conquista islamica, eppure la luce dei suoi scritti brilla in modo tanto significativo. Parlate di queste epoche ai vostri fedeli, non per vivere di nostalgia, ma per far crescere la gioia della propria testimonianza cristiana oggi. In questo senso, le opere avviata con il Mosaic Center di Gerico o l’Istituto Magnificat sono preziose, perchè attraverso la via pulchritudinis custodiscono e promuovono la dignità di un popolo. Ricordo le parole di Papa Francesco pronunciate nel corso della visita in Egitto, nell’aprile scorso: “E per contrastare veramente la barbarie di chi soffia sull’odio e incita alla violenza, occorre accompagnare e far maturare generazioni che rispondano alla logica incendiaria del male con la paziente crescita del bene: giovani che, come alberi ben piantati, siano radicati nel terreno della storia e, crescendo verso l’Alto e accanto agli altri, trasformino ogni giorno l’aria inquinata dell’odio nell’ossigeno della fraternità (28 aprile 2017, il Cairo)”. Proprio in quel contesto il Papa affidò il dialogo all’intercessione di San Francesco d’Assisi, che nel 1219 si recò anche in Egitto e potè incontrare il Sultano Malik al Kamil: e in Egitto il centro studi della Custodia rimane uno dei punti di riferimento più qualificati ed autorevoli. Vi invito a continuare a proseguire nell’incontro accogliente e franco con i fratelli delle altre religioni, ebraica ed islamica, sulla scia di quanto è stato anche ribadito nell’Esortazione Apostolica Ecclesia in Medio Oriente di Papa Benedetto XVI, per poter essere insieme costruttori del bene comune.

  5. Mi sia consentito, ultimo ma non per importanza, un sentito ringraziamento per la decisione, maturata con l’aggravarsi della guerra, di rimanere in Siria, come ha detto qualche vostro frate “fino a che rimanga l’ultimo dei nostri parrocchiani”. Penso alle realtà di Damasco, Aleppo, Knaye, e alle altre presenze, attente a far fiorire il vangelo nella celebrazione e nell’annuncio, nelle attività pastorali come l’oratorio feriale per i ragazzi e i giovani, e nel sovvenire alle molte necessità e povertà. La Congregazione ha avuto modo di esprimere la sua concreta riconoscenza a tutto il clero e ai religiosi che sono rimasti accanto al loro popolo, anche nelle regioni più remote ed esposte al rischio. Qualcuno di loro ha vissuto un autentico martirio di sangue- penso ai sacerdoti Francois Mourad a Frans Van der Lugt - ma altri hanno sostenuto la testimonianza della dedizione quotidiana: ho bene in mente il racconto di Padre Hanna Jallouf, quando si trattò di mediare con i guerriglieri che avevano imposto ai villaggi alcune regole fondamentaliste, tra le quali l’obbligo di togliere le croci dalle case e dai campanili. E ricordo anche - mi trovavo quel giorno all’abbazia di Chevetogne, in Belgio, nella festa di san Benedetto - la telefonata con cui potei raggiungere fra Dhyia Azziz, che era stata liberato dal rapimento (il primo), poche ore prima: lo potei incontrare a Roma, nella Delegazione di Terra Santa, al suo arrivo dopo il secondo rapimento. Grazie, per tutti voi: nessuno è un superapostolo o un eroe solitario, ma agisce sempre dentro e grazie ad una comunità e fraternità. Essa si nutre del piccolo contributo di ciascuno, nel nascondimento e nella minorità, perchè si possa vivere la realtà del Regno che è in mezzo a noi.


Il Signore vi sia propizio e vi benedica, mostri il suo volto verso di voi e vi doni la Sua Pace. Grazie.


 


 

Share
Print this page

Events calendar

24/08/2018 CELEBRATIONS

Feast of St. Bartholomew, Apostle. Cana: 18:00 Solemn Mass

31/08/2018 CELEBRATIONS

Ramleh: Ss. Joseph of Arimethea & Nicodemus

01/09/2018 CELEBRATIONS

Mount Nebo: 17.00 Solemn Mass

08/09/2018 CELEBRATIONS

Feast of the Nativity of the BVM. St. Anne: 9.00 Solemn Mass

14/09/2018 CELEBRATIONS

Feast of the Exaltation of the Holy Cross . Calvary: 9.00 Mass (Vicar)

2011 - © Gerusalemme - San Salvatore Convento Francescano St. Saviour's Monastery
P.O.B. 186 9100101 Jerusalem - tel: +972 (02) 6266 561 - email: custodia@custodia.org